RIFINANZIATA LA “TREMONTI AMBIENTALE”

Da: http://www.icamtec.com/

PREMESSA
A tutti gli imprenditori ? ben nota la legge Tremonti, che qualche anno fa ha consentito a molte imprese di
effettuare la detassazione degli investimenti in beni strumentali dal reddito imponibile Irpef, Irpeg, Irap attraverso
una variazione in diminuzione effettuata nel modello unico.
Sono state invece ben poche le imprese che hanno utilizzato i benefici della cosiddetta “Tremonti Ambientale”,
che consentiva un’analoga detassazione con modalit? specificamente legate agli investimenti ambientali, negli
anni 2001, 2002 e 2003, benefici che erano stati sospesi nel 2004.
Nella Finanziaria 2005 (Legge 30/12/04, n? 311, pubblicata nel S.O. n? 192/L della G.U n? 306 del 31/12/2004,
G.U n? 7 dell’11/1/2005, S.O. n? 4), all’allegato 2 (Fondi per gli investimenti) ? stato inserito uno stanziamento
che rifinanzia la legge 31/7/2002, n? 179, per un importo pari a euro 2.453.000 (per il 2005), 2.453.000 (per il
2006) e 2.453.000 (per il 2007).
Essendosi quindi riaperta la possibilit? di detassazione per gli investimenti effettuati dal 2005 al 2007, riteniamo
opportuno rinfrescare la memoria dei nostri lettori sulla materia.
LEGGE N.388/2000 E CIRCOLARE N.1/2001 (?TREMONTI AMBIENTALE?)
L?agevolazione riguarda le piccole e medie imprese. Consiste in una detassazione del reddito imponibile Irpef,
Irpeg, Irap attraverso una variazione in diminuzione effettuata nel modello unico.
Non ? previsto che il contribuente verifichi il superamento del tetto per gli stanziamenti pubblici, per cui, nel caso
fosse superato, lo Stato dovrebbe trovare altri fondi da stanziare.
La Risoluzione dell?Agenzia delle Entrate n.226/E, dell?11 luglio 2002, precisa che debbono intendersi
investimenti a tutela dell?ambiente, soltanto quelli volti all?acquisto di beni materiali e strumentali all?attivit?
esercitata, strettamente finalizzati a prevenire, ridurre e riparare danni causati all?ambiente.
L?agevolazione fiscale in questi casi interessa, dunque, specificamente quella quota di reddito utilizzata per
investimenti supplementari (sovraccosti) necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale.
In sostanza nell?acquisto effettuato, o da effettuare, di terreni o fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature
industriali e commerciali o di altri beni materiali, per l?esenzione fiscale si deve individuare la parte di costo dei
beni acquisiti o da acquisire che ? destinata senz?altro a raggiungere un grado di tutela ambientale maggiore di
quello che normalmente, nella struttura o nella destinazione di quei beni, sarebbe richiesto per esigenze
meramente produttive o, si badi bene, anche soltanto in attuazione di obblighi di legge.
E? opportuno quindi, per chi intende realizzare tale tipo di investimenti e intende avvalersi delle agevolazioni
anzidette, munirsi di una relazione tecnica che attesti la particolare destinazione a tutela dell?ambiente, oltre i
limiti gi? imposti dalla legislazione vigente, di una ben definita quota degli investimenti aziendali.
Tale orientamento dell?Agenzia delle Entrate esplicitamente richiama la disciplina comunitaria degli aiuti di stato
per la tutela dell?ambiente (G.U.C.E. n. c/37 del febbraio 2001, paragr. 37), mirando a premiare solo quello che
si definisce ?l?approccio incrementale? di tutti gli investimenti, nella stessa ottica del ?miglioramento continuo?
del processo e del prodotto, dal punto di vista ambientale, previsto nei sistemi volontari di gestione ambientale
(ISO 14000 ed EMAS).
Poich? la relazione tecnica che giustifica la detassazione non viene valutata tecnicamente da un organismo
competente, la responsabilit? sulla valutazione della conformit? ai requisiti previsti dalla legge ? tutta sulle spalle
dell?azienda, che in pratica si autoriduce le tasse con un?autocertificazione che si presta ad essere contestata dal
Fisco a seguito di eventuali controlli, anche dopo molti anni.
Commercialisti e avvocati ?d?assalto? considerano minimo questo rischio, ma visto che non sono loro a pagare
i pesanti oneri di un?eventuale contestazione tributaria, consigliamo agli operatori del settore la massima prudenza!
I dubbi principali
Tra le maggiori perplessit?, che dovrebbero indurre alla prudenza gli eventuali ?autoriduttori fiscali?, segnaliamo
quelle a maggior rischio di contestazione.
Gli investimenti che migliorano l?ambiente di lavoro (ammesso e non concesso che esso sia equivalente
all?ambiente nella sua accezione pi? generale, in quanto di solito per ambiente si intende quello esterno alla
fabbrica) non sono comunque a nostro avviso detassabili, in quanto la legge gi? impone che vengano impiegate
le tecnologie che danno la massima protezione al lavoratore: trattandosi di un obbligo di legge mancherebbe del
tutto il requisito fondamentale espresso dall?art. 6, comma 15 della legge, che esclude gli investimenti realizzati
in attuazione di obblighi di legge, nonch? il calcolo con l?approccio incrementale.
Per l?acquisto di impianti nuovi, l?Agenzia delle Entrate ha precisato che sono detassabili solo i ?costi di
investimento supplementari necessari per conseguire gli obiettivi di tutela ambientale?, per cui vanno confrontati
i costi dell?impianto nuovo rispetto a quello esistente (che ovviamente deve gi? rispettare le norme di legge) e
solo la differenza tra i due pu? essere detassata. Per questo motivo, non pu? essere detassato il valore totale di
un impianto nuovo e dell?immobile in cui viene installato, bens? il costo supplementare tra un impianto
tradizionale e uno a minor impatto ambientale. Se cos? non fosse, un?azienda che acquista un impianto produttivo
(di lavaggio, di verniciatura, ma anche di lavorazione di qualsiasi manufatto) potrebbe finanziarsi interamente
l?investimento dimostrandone anche un minimo vantaggio ambientale.
A questo proposito sottolineiamo l?importanza del significato oggettivo di ?minor impatto ambientale?; infatti
si d? per scontato che un impianto che riduce le emissioni di solventi sia considerato a minor impatto ambientale:
ricordiamo che nella relazione tecnica che deve dimostrare l?inerenza dell?investimento, devono essere
considerate tutte le fonti di impatto ambientale (produzione di rifiuti, consumo di acqua, consumi energetici ecc.)
e non solo le emissioni in atmosfera. Ricordiamo infine che non esiste alcuna legge che definisca quali sono le
tecnologie a minor impatto ambientale (BAT).
Facciamo qualche esempio concreto.
Nel campo della depurazione dei solventi ? pi? ambientalmente compatibile un impianto a carboni, un
combustore o un biofiltro?
Nel lavaggio industriale possono essere considerate BAT sia le lavatrice a solventi a circuito chiuso, sia quelle
ad acqua (con o senza trattamento dei reflui)?
Nella verniciatura ? ?pi? pulito? un impianto di verniciatura con prodotti all?acqua o in polvere? E? pi?
inquinante un ciclo di verniciatura con basso contenuto di solventi senza impianto di depurazione o uno ad alto
contenuto di solventi con impianto di depurazione? E poi quanto incide in queste valutazioni la capacit? del
costruttore di realizzare impianti con caratteristiche tecnologiche che distinguono il ?cantinaro? dallo
?specialista??
Nel nostro settore un apposito organismo dell?Unione Europea sta effettuando uno studio sulla materia, che per?
non vedr? la luce fino al 2006, mentre il problema impone l?urgenza di stabilire un metodo di valutazione delle
BAT nei vari settori.
Poich? si suppone che tutte le aziende che usufruiranno della detassazione siano autorizzate e quindi ?a norma?
(altrimenti non potrebbero usufruire delle agevolazioni), si pu? supporre che l?investimento incrementale avr?
un valore piuttosto basso, in quanto visti i limiti molto rigidi imposti dalla nostra legislazione ambientale, ogni
miglioramento risulta difficile e di ridotta entit? complessiva, con notevoli differenze regionali.
Se ad esempio un?azienda che vernicia in Piemonte (dove si possono utilizzare solo prodotti vernicianti con un
contenuto di solventi non superiore al 10%, installando in alternativa impianti di abbattimento che consentono
di ottenere risultati analoghi) volesse ottenere risultati ambientali migliori, potrebbe solo acquistare un impianto
di abbattimento o passare alle vernici in polvere, a patto che sia in grado di dimostrare una riduzione complessiva
dell?impatto sull?ambiente.
Lo stesso discorso vale sia per la sostituzione di sistemi di applicazione che riducono i consumi, mediante la
diminuzione degli sprechi o l?adozione di sistemi di recupero (indipendentemente dalla materia prima impiegata,
ad esempio vernici a solvente o all?acqua), sia per la sostituzione di macchine di lavaggio a solvente o all?acqua
con impianti a ciclo chiuso.
Per evitare fenomeni speculativi su una materia ad alto rischio, i nostri esperti forniranno una consulenza tecnica
completamente gratuita agli abbonati, che comprende la stesura della relazione necessaria per giustificare la
detassazione.
LE ?TAVOLE? DELLA LEGGE
LEGGE 23 DICEMBRE 2000, N. 388
Art. 6 (Disposizioni in materia di tassazione del reddito di impresa)
13. La quota di reddito delle piccole e medie imprese (n.d.r.: si tratta delle aziende con meno di 250 dipendenti
e con un fatturato annuo inferiore ai 40mln di euro) destinata a investimenti ambientali, come definiti al comma
15, non concorre a formare il reddito imponibile ai fini delle imposte sul reddito.
14. Se i beni oggetto degli investimenti agevolati di cui al comma 13 sono ceduti entro il secondo periodo
d?imposta successivo a quello in cui gli investimenti ambientali sono effettuati, il reddito escluso
dall?imposizione si determina diminuendo l?ammontare degli investimenti ambientali di un importo pari alla
differenza tra i corrispettivi derivanti dalle predette cessioni e i costi sostenuti nello stesso periodo d?imposta per
la realizzazione degli investimenti ambientali.
15. Per investimento ambientale si intende il costo di acquisto delle immobilizzazioni materiali di cui all?articolo
2424, primo comma, lettera B), n. II, del codice civile, necessarie per prevenire, ridurre e riparare danni causati
all?ambiente. Sono in ogni caso esclusi gli investimenti realizzati in attuazione di obblighi di legge. Gli
investimenti ambientali vanno calcolati con l?approccio incrementale.
16. A decorrere dal 1o gennaio 2001, le imprese interessate sono tenute a rappresentare nel bilancio di esercizio
gli investimenti ambientali realizzati.
17. Il Ministro dell?industria, del commercio e dell?artigianato, d?intesa con il Ministro dell?ambiente che si
avvale dell?Agenzia nazionale per la protezione dell?ambiente, sentite le categorie professionali interessate,
effettua nell?anno 2001 un censimento degli investimenti ambientali realizzati.
18. All?onere derivante dalle misure agevolative di cui ai commi da 13 a 17 si provvede mediante l?istituzione
di un apposito fondo presso il Ministero delle finanze con una dotazione di lire 7,7 miliardi per il 2001, 150
miliardi per il 2002 e 150 miliardi per il 2003.
19. A decorrere dal secondo periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della
presente legge, la quota di reddito di cui al comma 13 corrisponde all?eccedenza rispetto alla media degli
investimenti ambientali realizzati nei due periodi di imposta precedenti.
LEGGE 179 DEL 2002 (?COLLEGATO AMBIENTALE ALLA FINANZIARIA 2002″).
Art. 30 (modifica all?articolo 6 della legge 23 dicembre 2000, n. 388).
1. All?articolo 6 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, il comma 17 ? sostituito dal seguente:
?17. Le imprese provvedono a comunicare entro un mese dall?approvazione del bilancio annuale gli investimenti
agevolati ai sensi del comma 13. Il Ministero delle attivit? produttive, di intesa con il Ministero dell?ambiente
e della tutela del territorio, effettua entro il 31 dicembre 2003, con riferimento al bilancio 2002, e
successivamente ogni anno, il censimento degli investimenti ambientali di cui al presente comma?.

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