Del RSPP interno

Cliente: “Salve Fonzar, vorremmo avere una offerta da lei per l’RSPP”

Io: “ah, ok grazie mille… ma scusate non siete una industria con più di 200 dipendenti?”

Cliente: “Sì, siamo 210 + gli interinali”

Io: “Allora è necessario un servizio INTERNO, ad es. con un DIPENDENTE”

Cliente: “ah, ma gli altri consulenti non hanno fatto storie; ci hanno fatto l’offerta e po bon – lei non vuole il lavoro?”

Io: “Sì che lo voglio, ma l’81 dice …”

NdR: art. 31 co. 6 e 7 del D.Lgs. 81/08
6. L’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva, è comunque obbligatoria nei seguenti casi:
a) nelle aziende industriali di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, e successive modificazioni, soggette all’obbligo di notifica o rapporto, ai sensi degli articoli 6 e 8 del medesimo decreto;
b) nelle centrali termoelettriche;
c) negli impianti ed installazioni di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, e
successive modificazioni;
d) nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni;
e) nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori;
f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori;
g) nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private con oltre 50 lavoratori.
7. Nelle ipotesi di cui al comma 6 il responsabile del servizio di prevenzione e protezione deve essere interno.

Cliente: “ok ho capito, ma veda di trovarmi una soluzione allora”

Io: “C’è l’Interpello 24-2014 … sembra di capire che per RSPP “interno” non s’intende necessariamente “dipendente”. Specifica che a prescindere dalla tipologia contrattuale deve assicurare una presenza adeguata per lo svolgimento della propria attività”

Cliente: “Quindi si può fare sempre, anche da consulenti esterni, giusto?”

Io: “Non ci si deve focalizzare solo sul tempo dedicato dal RSPP all’azienda, ma ci si deve focalizzare anche sulla tipologia contrattuale che sicuramente non è di consulenza esterna a partita IVA. Trattasi di una subordinazione in quanto l’interpello dice che tale contratto deve essere IN LINEA con l’art. 2 co. 1 lett. a) dove troviamo la definizione di “lavoratore” subordinato o equiparato – che ripeto DI SICURO non è un contratto con uno esterno a partita IVA – lo definiscono incardinato

Cliente: “quindi?”

Io: “Mi informo, ma penso si debba fare un contratto tipo CoCoPro o similare (*), ad es. a part-time, ma non con me che ho una società o agiscon con partita IVA autonoma. Anzi devo veramente informarmi”

(*) oggi non esiste più sto contratto …

Cliente: “bon mi faccia sapere allora”

Quindi? L’RSPP dovrà quindi risultare inserito nell’ambito dell’organizzazione aziendale e dovrà garantire un servizio costante e continuativo.
Sentiti un po’ di pareri, lo potrà fare ad es. quando:
– adempia ai suoi compiti previsti dal 81 (altrimenti? ovvio che dovrà esser così, è una questione anche contrattuale)
– ci sia una postazione di lavoro fissa (ma io ho il portatile e mi appoggio su qualsiasi scrivania – forse è meglio che vada in reparto più che stia in ufficio, giusto?)
– sia presente per un numero minimo di ore di presenza all’interno dell’azienda (ma in una azienda sotto i 200 potrebbe non garantirli tali minimi?)
– sia reperibile rapidamente (ma in caso di infortunio potrebbe non esserlo?)

*******

Mi informo e mi addentro (da ignorante completo) nella questione tipo contratto da stipulare, sapendo che non è il mio settore e che potrei scrivere di seguito delle cose errate o non precise precise… ma provo a sintetizzare cosa sono riuscito a capire.
Infatti ho sentito un po’ di esperti nel settore (avvocato, commercialista e consulente del lavoro) e ho raccolto una serie di elementi di riflessione, con soluzioni/divieti/attenzioni che cercano di tener conto anche degli aspetti IVA e contributivi. Ecco alcune utili considerazioni:

0) Di sicuro non si tratta di un contratto da una società e un’altra, in quanto è da realizzare un rapporto di lavoro subordinato – quindi il RSPP per essere interno dovrà essere una persona fisica.

1) Un professionista iscritto ad un albo professionale nel caso esegua una prestazione attinente alla propria specifica attività deve fatturarla con partita IVA (se ne è provvisto). Se il professionista non fa così si possono porre problemi fiscali (evasione di IVA) e previdenziali (evasione di contributi a Inarcassa per gli ingegneri e architetti).
Quindi si deve fare un contratto a progetto (*) ma fatturato con partita IVA. Su questo punto quelli sentiti non tutti la vedono uguale (siamo in Italia, ovvio – ma non per gli interpellati, ma perché le regole sono fatte per prendere in fallo il cittadino e sanzionarlo, non per generare chiarezza).
Il rischio poi in questo caso è che un ente di controllo (SPISAL) non esperto in temi fiscali e contributivi possa contestare la prestazione di RSPP interno in quanto c’è una fattura con partita IVA esterna. Così abbiamo valutato forse tutti i rischi che si corre.

2) nel caso di un professionista senza partita IVA, egli potrà eseguire le proprie prestazioni come dipendente (contratto a progetto) – non come lavoratore autonomo occasionale. Nel caso degli ingegneri l’assunzione è però incompatibile con l’iscrizione all’INARCASSA: tale ente previdenziale vieta una doppia iscrizione (non si può quindi mantenere un contratto subordinato di lavoro e contemporaneamente partita IVA con Inarcassa per problemi di natura contributiva).

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Io: “Caro cliente, mi pare soluzione 1 con un po’ di problemi che speriamo non vengano mai sollevati, con rischi per entrambi”

1 Commento a “Del RSPP interno”

  1. Del RSPP Interno – OTTANTUNOZEROTTO.it scrive:

    […] questo caso, è lui direttamente a scrivere il seguente contributo (cliccando sul link saprai perché hai letto questo post fino alla fine. Non ti si apriranno […]

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