Terre, rocce da scavo e Decreto Fare: molto rumore per nulla

Da: http://corradotumaini.postilla.it/

Con due articoli, il Decreto Fare apporta “semplificazioni” anche in materia di gestione delle terre e rocce da scavo, proponendosi (almeno nelle intenzioni) di porre fine a oltre dieci mesi di confusione.

Si era rimasti all’inizio dell’estate con un ingombrante DM 161/12 e un “buco” normativo per i “piccoli cantieri”. Sono seguiti, nel disordine:

il decreto legge 21 giugno 2013 n. 69, che subirà sostanziali modifiche sul percorso di approvazione definitiva e pubblicazione, suscitando notevoli discussioni negli ambienti interessati
e, pochi giorni dopo,

la conversione nella legge 71/13 del decreto legge 43/13 (decreto emergenze), “quello della fiducia” giusto per inquadrarlo, che riportava in auge l’art. 186 del D.Lgs. 152/06 per sbloccare, almeno, le criticità nei “piccoli cantieri”.
Con la pubblicazione della legge 9 agosto 2013 n° 98 di conversione del succitato dl 69/13, in vigore dal 21 agosto 2013, si modifica nuovamente, dopo neanche due mesi, la normativa in materia, con gli artt. 41 e 41-bis.

Or dunque, ad oggi, chi dovesse, volesse o avesse intenzione di gestire i propri materiali da scavo ha tre possibilità:

avviarli a smaltimento o recupero come “rifiuti” secondo le norme vigenti;
riutilizzare i materiali all’interno dello stesso sito di escavazione (per rinterri, etc.) ai sensi dell’art. 185 del D.Lgs. 152/2006, pratica per la quale non sono necessarie specifiche autorizzazioni “ambientali” o autocertificazioni, salvo verificare che questi materiali soddisfino agli standard qualitativi per la destinazione d’uso del sito di produzione;
utilizzarli in altri siti o processi produttivi diversi da quello di scavo, come “sottoprodotti“.
Dove sono le semplificazioni?

… continua qui …

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