Archivio del 20 marzo 2011

Confronto-Scontro tra R.S.P.P. e Medico Competente sul Rischio Chimico e Cancerogeno

domenica 20 marzo 2011

Questa notizia è stata tratta da: http://medicocompetente.blogspot.com/
(dal brillante dott. Ravalli Cristiano, Medico Competente)

L’utilizzo di algoritmi e sofwares di valutazione del rischio chimico potrebbero non tener conto di alcuni fattori che invece il medico competente, nell’ambito della collaborazione alla valutazione dei rischi di cui all’art. 29, comma 1 del D.Lvo 81/08, dovrebbe sottolineare.
Prendo spunto da un confronto avuto con un R.S.P.P. con il quale collaboro per una valutazione dei rischi mirata all’utilizzo di fitofarmaci per la manutenzione del verde e olii lubrificanti per la manutenzione di macchine per la manutenzione del verde.

L’applicazione di un algoritmo tramite software stabilisce che il rischio chimico derivante dall’utilizzo sporadico di fitofarmaci e l’attività di manutenzione delle macchine da parte di un meccanico si può definire irrilevante per la salute e basso per la sicurezza e quindi non occorre attivare la sorveglianza sanitaria.

Leggendo però le schede di sicurezza si evidenzia come alcuni prodotti (sia fitofarmaci che olii minerali) presentino la frase di rischio R43 (sensibilizzante). Siamo in presenza quindi di composti che, in soggetti predisposti, potrebbero generare sensibilizzazione e manifestazioni allergiche sia cutanee che respiratorie.

Proprio per la pericolosità intrinseca di questi prodotti, indipendentemente dalle quantità utilizzate, il medico competente non può accettare che il rischio venga definito irrilevante per la salute perchè ci troviamo di fronte a meccanismi NON dose dipendenti: anche poche molecole, in un soggetto predisposto, possono determinare effetti anche gravi.

La soluzione trovata dall’R.S.P.P. è stata definire comunque il rischio chimico irrilevante ma di chiosare la relazione con la frase “nonostante il rischio chimico sia irrilevante il medico competente attua la sorveglianza sanitaria perchè in presenza di sostanze sensibilizzanti”.

Niente di più sbagliato.

La difficoltà del tecnico è quella di comprendere che per questo tipo di effetto, intrinsecamente, non si può definire il rischio “irrilevamente”, indipendentemente dall’elaborazione del software che, in questo caso, non legge un effetto dose-indipendente e non lo valuta.

Non siamo in presenza di una velleità del medico competente che vuole a tutti i costi “fare le visite” ma di considerazioni ben più motivate.

E’ per questo che i software applicati alla valutazione dei rischi devono poi essere sempre letti ed interpretati ed è per questo che viene richiesta la collaborazione del medico competente.

Ulteriori considerazioni sono ancora di più difficile interpretazione.

Il rischio cancerogeno. pronunciando questa frase tutti gli R.S.P.P.P. si ritraggono inorriditi e subito affermano che non esiste il rischio cancerogeno.

Veniamo al nostro caso. In effetti non sono presenti sostanze classificate come R45 o R49 e quindi non si applica il Capo II del D.L.vo 81/08 in quanto non ci troviamo in presenza di sostanze cancerogene in classe 1 o 2.

Bisogna fare però alcune considerazioni “extra software”. Gli olii minerali esausti che hanno lavorato ad alte temperature potrebbero contenere idrocarburi policiclici aromatici, alcuni dei quali sono cangerogeni. Così pure i fumi di combustione diesel legate alla prova motori (specie se effetuata in ambienti chiusi). Noi non abbiamo nè la certezza nè la prova che effettivamente ci sia un’esposizione ad I.P.A. e oltre tutto sono classificati in classe IARC III.

Esistono quindi alcune evidenze scientifiche ma non solo. Abbiamo anche qualche riferimento normativo. Il comma 1 dell’art. 229 che stabilisce che la sorveglianza sanitaria sia attuata in presenza di un rischio ritenuto “non irrilevante” anche il presenza di cancerogeni di classe 3 (evidenza cancerogena inadeguata).

La I.A.R.C. (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha inserito alcune lavorazioni a rischio cangerogeno per la manipolazione di olii usati e per l’esposizione a gas di scappamento diesel nel trasporto su strada ed in attività in ambienti chiusi.

Anche il Decreto del Ministero del Lavoro 11 dicembre 2009 (aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia) ha inserito nella Lista II (malattie la cui origine lavorativa è di limitata probabilità, al Gruppo 6, Voce 10, i gas di combustione motori diesel (tumori del polmone e della vescica).

Insomma abbiamo tutti gli elementi normativi e scientifici, non dico per attestare un’esposizione a cancerogeni, ma per esercitare qual principio di massima cautela che è dovuto per tutte le sostanze i cui effetti non sono dose dipendenti.

E tutto questo il software non ce lo valuta!

Quali possono essere le conclusioni ?

Nel caso illustrato quindi non si può conlcudere che il rischio chimico sia irrilevante. Sarà basso per la sicurezza ma NON irrilevante per la salute e quindi occorre attuare tutte le precauzioni ambientali, individuali, l’informazione, la formazione e la sorveglianza sanitaria al fine di ridurre l’esposizione e di individuare effetti precoci.

Per quanto riguarda il rischio cancerogeno si può concludere la valutazione affermando che sebbene non siamo in presenza di sostanze classificate R45 e R49 e quindi non si possa dar seguito a quanto previsto al Capo II del D.Lvo 81/08, occorre prevedere idonei D.P.I., la formazione, l’informazione ed una sorveglianza sanitaria specifica.

Proviamo ora a seguire la strada del software. L’esito sarebbe un rischio irrilevante. Quindi non verrebbe attivata nè la formazione, informazione nè la sorveglianza sanitaria.

Dopo 20 anni il meccanico sviluppa un carcinoma della vescica. Poichè esso è inserito nella lista delle malattie per la quale vige l’obbligo della denuncia in presenza di attività che prevedono la manipolazione di olli usati o scarichi diesel, i medici ospedalieri stilano la denuncia di malattia professionale. Viene avviata un’indagine e viene verificato se il datore di lavoro ha valutato il rischio. Cosa risponderà ? Il software che ha utilizzato l’R.S.P.P. non l’ha valutato ?

Esiste un atavico terrore da parte dei datori di lavoro e R.S.P.P. nel affrontare il rischio cancerogeno. Si tende sempre a negare o sottovalutare per non dichiarare il rischio e non fare il registro degli esposti, ecc.

Proviamo però a ragionare in termini egoistici e cinici per spiegare loro che commettono un errore anche dal punto di vista protezionistico di sè stessi. Il datore di lavoro, nel nostro sistema legislativo, non deve dimostrare di non aver fatto venire un cancro al proprio operaio. Deve invece potere dimostrare che ha fatto di tutto per impedire che ciò avvenisse e aver messo in atto tutti i processi valutativi e di prevenzione primaria e secondaria per impedire che ciò accadesse.

E’ un’esemplificazione un po’ forte e irriverente per chi si ammala di cancro ma tutta questa disanima ha lo scopo di attirare la dovuta attenzione su due aspetti fondamentali.

1) L’utilizzo di algoritmi e di softwares deve poi avere una lettura ragionata perchè abbiamo a che fare con fenomeni biologici e non con fenomeni matematici.

2) La collaborazione del medico competente alla valutazione dei rischi è preziosa oltre che obbligatoria perchè apporta appunto quell’aspetto biologico proprio della propria formazione.


ASBESTOS. reportage amianto fvg Mostra fotografica

domenica 20 marzo 2011

(grazie Bruzio)

L’invito


Foto dall’alto! Com’era e come è…

domenica 20 marzo 2011

Da: http://www.icreatemagazine.it/sezione/script

Ancora uno splendido esempio di giornalismo via Internet dal New York Time, che ha dedicato una pagina alle viste di com’erano certi tratti di costa giapponesi prima dello tsunami e come sono adesso.

Impressionanti i raffronti ed eccezionale l’interfaccia, che permette di trascinare il cursore nelle foto per alternare la vista del prima a quella del dopo.

http://www.nytimes.com/interactive/2011/03/13/world/asia/satellite-photos-japan-before-and-after-tsunami.html


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