Archivio del 14 ottobre 2007

Libri tecnici su lulu.com

domenica 14 ottobre 2007

Ho dato una occhiata ai libri su lulu.com e ho trovato alcuni riguardanti i settori trattati su questo blog
(la pubblicità che faccio non cambierà il destino degli autor :); preciso che i libri non li ho letti ma mi pare siano buoni; ah, poi si può scaricare “solo” un capitolo di prova o vedere l’indice!):

Nozioni di Compatibilità Elettromagnetica Industriale
http://books.lulu.com/content/794303

Il calcolo della vita utile dei componenti elettrici

http://books.lulu.com/content/806789

Progetto dell’impianto elettrico in uno studio dentistico
http://books.lulu.com/content/726669

Ah, poi ci sono libri (ad es. romanzi, storie brevi, …) aggratis (basta iscriversi al sito)


Libri “fai da te”

domenica 14 ottobre 2007

L’ho letto su http://www.ipodmania.it/

C’è un sito (ma penso non sia il solo): http://www.lulu.com/it/ che Pubblica e distribuisce libri (compresi ebook).

Ecco un estratto dell’articolo
Lulu.com è un sito che ha portato una ventata di novità nello scenario dell’editoria. Se siete degli scrittori alle prime armi oppure volete un modo alternativo per distribuire le vostre opere, di qualunque genere esse siano, potete allora caricarle sul sito di Lulu e definire in modo semplice e veloce tutte le caratteristiche che la pubblicazione dovrà avere: impostando il prezzo di vendita ed affidando tutto il processo di stampa, raccolta degli ordinativi e spedizione, che ovviamente chiederà una percentuale per i servizi offerti.

La morale: tanti di noi, nel ns lavoro, fanno sintesi, scrivono pagine per qui e lì, scrivono relazioni etc., ma pubblicare un libro … bisogna aver un buon editore (ovviamente ci vogliono anche i contenuti e che l’editore sia interessato)… per chi è uno scriba e vuole fare degli esperimenti ecco l’idea: pubblicatelo da solo il libro e così vedi come va.


INDICAZIONI ALLE SOA SULLA QUALIFICAZIONE DELLE IMPRESE

domenica 14 ottobre 2007

Questa notizia è stata tratta da: http://www.lavoripubblici.it/

L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, con l’allegato comunicato n. 50 del 2 ottobre 2007, ha fornito ulteriori chiarimenti in materia di qualificazione delle imprese, con particolare riferimento alle modalità di calcolo che le SOA devono seguire ai fini di una corretta attribuzione dell’incremento convenzionale premiante di cui all’articolo 19 del DPR n. 34/2000.
Come è noto, l’articolo 19 prevede che l’impresa – che oltre al requisito del sistema di qualità aziendale UNI EN ISO 9001:2000, riferito al settore delle costruzioni, possieda anche tre dei quattro requisiti ed indici economico-finanziari previsti al comma 1 di detto articolo – possa essere premiata con l’incremento convenzionale del valore degli importi indicati nell’articolo 18, al comma 2, lettera b (cifra di affari in lavori) e al comma 5, lettere b e c (rispettivamente lavori complessivi e cosiddetti “lavori di punta“ eseguiti in ogni singola categoria oggetto della richiesta).

Il valore dei suddetti importi, che devono essere tutti realizzati nel quinquennio antecedente la data di sottoscrizione del contratto con la SOA, sono figurativamente incrementati in base alla percentuale determinata secondo le modalità di calcolo indicate nell’allegato F al DPR 34 e valgono per la dimostrazione dei requisiti previsti dall’articolo 18, nei commi testé citati, da utilizzare per ottenere l’attestazione SOA.

Ad ogni buon fine, si riportano sinteticamente i quattro requisiti ed indici economico-finanziari di cui all’articolo 19, comma 1:
capitale netto, almeno pari al 5% della cifra d’affari media annuale;
indice di liquidità, pari o superiore a 0,5;
reddito netto di esercizio, di valore positivo in almeno due degli ultimi tre anni;
dotazione di attrezzature tecniche e di personale, di valore non inferiore ai minimi stabiliti dall’articolo18, commi 8 e 10 (rispettivamente il 2% ed il 15% della cifra d’affari in lavori).
L’Autorità, dopo aver riportato alcuni esempi di elaborazione di calcolo, utili ad evidenziare gli effetti distorsivi che potrebbero derivare da un eventuale stravolgimento della norma – emerso in occasione delle ordinarie verifiche a campione – invita tutte le SOA autorizzate a determinare con attenzione i parametri per il calcolo dell’incremento convenzionale premiante. In particolare, queste devono aver sempre presente che l’accertamento dell’incidenza percentuale del costo del personale e delle attrezzature non si esaurisce in raffronto alla cifra d’affari, ma richiede anche una verifica di tipo qualitativo “interno”, affinché siano rispettati anche tutti i rapporti percentuali indicati nei commi 8 e 10 del DPR 34.

Il comma 8 dispone che il valore delle attrezzature tecniche deve raggiungere almeno il 2% della cifra d’affari in lavori e deve essere “costituito per almeno la metà dagli ammortamenti e dai canoni di locazione finanziaria”.

Il comma 10 dispone che il costo complessivo sostenuto per il personale dipendente, “non deve essere inferiore al 15% della cifra di affari in lavori, di cui almeno il 40% per personale operaio”. In alternativa, nel caso in cui il personale dipendente risulti assunto a tempo indeterminato, il costo sostenuto “non deve essere inferiore al 10% della cifra d’affari in lavori, di cui almeno l`80% per personale tecnico laureato o diplomato”.

In conclusione, per l’Autorità per la vigilanza, l’impresa, che lavora in qualità e possiede almeno tre dei suddetti requisiti, fornisce sufficienti indicatori della propria solidità ed affidabilità aziendale; pertanto, l’accertamento della sussistenza di tali indicatori in un’impresa comporta che quest’ultima possa ottenere quel bonus valutativo, che le consentirà di accedere ad una classifica di importo superiore rispetto a quella che otterrebbe sulla base dei soli requisiti effettivamente comprovati.

Fonte: www.ance.it


Decentramento catasto: i dati sulle scelte dei Comuni

domenica 14 ottobre 2007

Questa notizia è stata tratta da: http://www.edilportale.com

Gestione comunale per il 43,6% della popolazione. Grandi città orientate verso l’erogazione di tutti i servizi
di Rossella Calabrese

08/10/2007 – È scaduto il 3 ottobre scorso il termine entro il quale i Comuni erano chiamati a scegliere la combinazione di servizi catastali da erogare ai cittadini. Ora l’Agenzia del Territorio procederà all’esame delle opzioni espresse dai Comuni.

L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha, fin da subito, supportato i Comuni mettendo a punto – con la collaborazione di Ifel (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale) e Ancitel, un Piano di Azione integrato che copre operativamente tutte le fasi gestionali: dalla scelta del livello di erogazione delle funzioni catastali, allo start up delle attività, fino alla gestione a regime della banca dati del catasto.

I primi dati sulle scelte dei Comuni, rilevati con un questionario, sono stati presentati dall’Anci in una conferenza stampa: oltre 22 milioni di cittadini, pari al 43,6% della popolazione, sarà interessata dal decentramento. Sono soprattutto i Comuni più grandi a farsi carico delle funzioni catastali, mentre la partecipazione dei piccoli comuni è stata più scarsa, per via dei tempi ristretti a disposizione per formare le aggregazioni necessarie a raggiungere i limiti dimensionali richiesti.

La percentuale più alta di abitanti che sarà servita dal catasto comunale si trova nelle regioni del centro e del nord-est Italia: in testa il Lazio e l’Emilia Romagna, seguite da Piemonte, Lombardia e, per il Sud, la Puglia.

Solo il 7,4% della popolazione residente in comuni sotto i 5.000 abitanti potrà beneficiare di un catasto decentrato mentre il dato sale al 15,2% per i comuni appena più grandi (tra 5.000 e 15.000). Per contro, il 62,4% della popolazione residente in comuni tra 40.000 e 80.000 residenti e oltre il 65% di quelli residenti nei centri più popolosi potrà contare sul servizio catastale erogato dal proprio comune.

Dei 107 capoluoghi di Provincia, hanno risposto al questionario in 72 di cui 66 hanno dichiarato l’intenzione di assumere le funzioni catastali. Di questi, ben il 45,4% assumerà l’opzione “C”, il 31,8% l’opzione “A”e solo il 10,6% l’opzione “B”che risulta dunque anche in questo caso residuale. Se si prendono in esame le sole Città Metropolitane, 8 hanno già deliberato l’assunzione delle funzioni catastali: 7 hanno scelto l’opzione “C”, 1 l’opzione “A”e nessuna la “B”.

Al clima di collaborazione che ha caratterizzato il lavoro di alcuni Comuni, si è contrapposta la netta contrarietà espressa da altri soggetti: ad esempio Confedilizia ha dapprima contestato l’attribuzione in via esclusiva ai Comuni della “definizione” dell’estimo (nell’opzione di terzo livello), in violazione della Finanziaria 2007 che stabiliva che Comuni avrebbero “partecipato” alla determinazione degli estimi stessi, e ha poi impugnato davanti il Tar Lazio il Dpcm.

Ricordiamo che la scadenza del 3 ottobre era solo la data di chiusura della prima fase dell’operazione; i Comuni che non hanno espresso una scelta avranno tempo fino al 15 luglio 2009 per cambiare idea. Domani presso l’Agenzia del Territorio è convocata una riunione per tirare le somme di questa prima fase, mentre il 18 ottobre saranno resi noti i dati definitivi.

Le opzioni previste dal Dpcm del 14 giugno 2007, differenziate secondo il livello di complessità, sono:

A) opzione di primo livello:
1. consultazione della banca dati catastale unitaria nazionale e servizi di visura catastale;
2. certificazione degli atti catastali conservati nella banca dati informatizzata;
3. aggiornamento della banca dati del catasto mediante trattazione delle richieste di variazione delle intestazioni e delle richieste di correzione dei dati amministrativi, comprese quelle inerenti la toponomastica;
4. riscossioni erariali per i servizi catastali.

B) opzione di secondo livello, oltre alle funzioni di cui alla lettera a):
1. verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento del Catasto fabbricati;
2. confronto, con gli atti di pertinenza del comune, delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento e segnalazione degli esiti all’Agenzia del territorio per la definizione dell’aggiornamento del Catasto fabbricati;
3. verifica formale e accettazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento geometrico del Catasto terreni;
4. verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni di variazione colturale del Catasto terreni.

C) opzione di terzo livello, oltre alle funzioni di cui alla lettera a):
1. verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento del Catasto fabbricati;
2. verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni tecniche di aggiornamento geometrico del Catasto terreni;
3. verifica formale, accettazione e registrazione delle dichiarazioni di variazione colturale del Catasto terreni;
4. definizione dell’aggiornamento della banca dati catastale, sulla base delle proposte di parte, ovvero sulla base di adempimenti d’ufficio.


Partita IVA sulla home del sito web

domenica 14 ottobre 2007

Renato (che ringrazio) mi scrive:

Questa info mi sembra importante, o almeno a me pare tale, che la partita iva deve essere indicata nel proprio sito web:

DPR 633/72 Articolo 35
Disposizione regolamentare concernente le dichiarazioni di inizio, variazione e cessazione attività

1. I soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, o vi istituiscono una stabile organizzazione, devono farne dichiarazione entro trenta giorni ad uno degli uffici locali dell’Agenzia delle entrate ovvero ad un ufficio provinciale dell’imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia; la dichiarazione è redatta, a pena di nullità, su modelli conformi a quelli approvati con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate. L’ufficio attribuisce al contribuente un numero di partita I.V.A. che resterà invariato anche nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della cessazione dell’attività e che deve essere indicato nelle dichiarazioni, nella home-page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto

Da: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=1068234


Sentenza su responsabilità penale del RSPP

domenica 14 ottobre 2007

Mike (che ringrazio) mi scrive:
Ciao Ugo, ho trovato questo post interessante su it.lavoro.prevenzione, fatto da un certo Norby, te lo inoltro…

Ecco un estratto dell’ultima (in ordine di tempo) sentenza di Cassazione
penale, sez. IV, (ud. 15 febbraio 2007), n. 15226, Pres.Marini, Rel.
Amendola su quanto in oggetto: da meditare.

La vicenda ha riguardato un infortunio mortale, occorso al dipendente di una
ditta appaltatrice dei servizi di confezionamento e di gestione dei carrelli
contenenti i pasti da servire all’interno di un ospedale. La Corte di
Cassazione ha affrontato, per la prima volta ex professo, il problema dei
rapporti tra l’art. 9, D.Lgs. n. 626/1994, e i reati colposi di evento del
Codice penale (artt. 589 e 590), aggravati dalla violazione di norme
antinfortunistiche. La valutazione della Cassazione è stata che l’assenza,
nel D.Lgs. n. 626/1994 e nella restante normativa prevenzionistica, di uno
statuto penale contravvenzionale in capo al RSPP, non impedisce che questi
possa essere chiamato a rispondere per la violazione del proprio statuto
funzionale, delineato nell’art. 9, D.Lgs. n. 626/1994, il quale dispone che
il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali ha
l’obbligo di provvedere, tra l’altro, «all’individuazione dei fattori di rischio, alla
valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e
la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente
sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale», nonché
a elaborare le misure preventive e protettive, i sistemi di protezione
individuale e le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali.

Interessanti questi passaggi:
In effetti, l’assunto che il RSPP non possa essere chiamato a rispondere di
delitti colposi contro la vita e l’incolumità equivale alla negazione
dell’esistenza di un obbligo giuridicamente rilevante di adempiere ai propri compiti,
fissati dall’art. 9, D.Lgs. n. 626/1994. Il fatto che a questa carica non
ineriscano poteri di spesa e di amministrazione attiva (e che una
segnalazione del RSPP circa la pericolosità dell’ascensore sarebbe stata in
ogni caso inutile, perché la pericolosità dello stesso era ben nota al
datore di lavoro, tanto da essere stata evidenziata attraverso l’affissione
di un cartello, alle cui disposizioni la lavoratrice infortunata NON SI ERA
ATTENUTA) ;-(((( è stato ritenuto, invece, IRRILEVANTE dai Giudici di
legittimità, atteso che, considerata la particolare conformazione concepita
dal legislatore nel D.Lgs. n. 626/1994 per il sistema antinfortunistico,
mediante l’individuazione di un soggetto, il RSPP, incaricato di MONITORARE
costantemente la sicurezza degli impianti (???) e di interloquire con il
datore di lavoro, «deve presumersi che, ove una situazione di rischio venga
dal primo segnalata, il secondo assuma le iniziative idonee a
neutralizzarla». Di qui la conferma della sentenza di merito, la quale aveva
ritenuto che la titolarità di poteri decisionali e di spesa è, in linea di
principio, condizione sufficiente,ma non necessaria, né tanto meno
esclusiva, perché operino le norme sull’imputabilità PENALE
prevenzionistica.

Sebbene la Giurisprudenza ritenga, pressoché univocamente, la funzione del
RSPP integrativa del sistema di sicurezza aziendale (cosicché, la redazione
materiale del documento di valutazione dei rischi non presuppone ex se
l’assunzione della qualifica di responsabile della sicurezza; così come la designazione
del RSPP non equivale al conferimento della delega in
antinfortunistica; su questi temi, tra le altre, Cass. pen. 2 ottobre 2003,
n. 37449; 7 febbraio 2002, n. 4702; 6 giugno 2001, n. 33832), comincia a
farsi strada, tuttavia, la distinzione tra la “colpa generale” e la “colpa
tecnica” (la prima legata alla rappresentanza legale del datore di lavoro e
alla qualifica prevenzionistica di dirigenti e di preposti, la seconda
legata alla specializzazione professionale posseduta). È significativa sul
tema, oltre alla pronuncia in commento, quella di Cass. pen., sez. IV, 31
marzo 2006, n. 11351, Stasi e altro, nella quale, pur essendosi ritenuto
che, essendo il RSPP un semplice ausiliario del datore di lavoro, egli non
può essere chiamato a rispondere direttamente del suo operato, perché
difetta di un effettivo potere decisionale; questo, nondimeno, «non esclude
che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione possa essere
chiamato a rispondere, ANCHE PENALMENTE, per lo svolgimento della propria
attività: questi, infatti, qualora, agendo con imperizia, negligenza,
imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento
sbagliato o abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio,
inducendo, così, il datore di lavoro, a omettere l’adozione di una doverosa
misura prevenzionale, risponderà insieme a questi dell’evento dannoso
derivatone, essendo a lui ascrivibile un titolo di colpa professionale che
può assumere ANCHE UN CARATTERE ADDIRITTURA ESCLUSIVO». !!!!

Dedicato a tutti coloro che fanno gli RSPP a 1.000 euro anno.


Linee guida per l’applicazione della norma UNI EN ISO 9001:2000 nelle imprese agricole.

domenica 14 ottobre 2007

Franco (che ringrazio) mi segnala dal sito dell’UNI
Linee guida per l’applicazione della norma UNI EN ISO 9001:2000 nelle imprese agricole – le slides della presentazione

http://www.uni.com/uni/controller/it/comunicare/articoli/2007_3/antep_uni11219_02.pdf


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