Archivio di agosto 2005

Prestazioni acustiche degli edifici – Convegno riservato soci UNI

mercoledì 31 agosto 2005

Da: http://www.uni.com/

La richiesta di qualit? della vita estende progressivamente la propria valenza in ambiti sempre pi? ampi e che comportano adeguate risposte tecniche.
Per quanto riguarda l’inquinamento acustico -in particolare il comfort acustico delle abitazioni- si ? recentemente definito a livello europeo un pacchetto di norme (la serie EN 12354) per stimare l’isolamento acustico degli edifici, che ha reso necessario un approfondimento nazionale per la migliore applicazione alla realt? costruttiva italiana.

Con il rapporto tecnico UNI TR 11175:2005 “Guida alle norme della serie EN 12354 per la previsione delle prestazioni acustiche degli edifici. Applicazione alla tipologia costruttiva nazionale” -che pubblicheremo nelle prossime settimane- UNI fornisce agli operatori i metodi di calcolo delle prestazioni acustiche degli edifici (isolamento acustico da rumore da calpestio, da rumore aereo esterno e tra ambienti interni), nonch? i valori del potere fonoisolante di un ampio numero di prodotti da costruzione (oltre 200: pareti, serramenti, vetri, cassonetti, solai, pavimenti?).

Considerata l’importanza del tema, l’ampiezza degli interessi coinvolti e l’impatto a livello socioeconomico, UNI ha deciso di organizzare un incontro di ?presentazione in anteprima? sulla scia degli altri analoghi eventi riservati pensati per sostenere la competitivit? e per creare il senso di appartenenza al “sistema UNI”.

L’incontro -destinato principalmente a progettisti (ingegneri, architetti, geometri, studi di progettazione), imprese di costruzione, produttori, committenti, gestori di propriet? immobiliari, autorit? di controllo- prevede la descrizione del quadro legislativo sul tema nonch? la presentazione delle specifiche attivit? tecniche UNI.
Seguir? l’esposizione degli aspetti pi? innovativi dell’UNI TR 11175:2005, delle formule, della logica e delle caratteristiche delle schede-prodotto, delle prime esperienze applicative.

Il dibattito finale dar? l’opportunit? di approfondire specifici aspetti avvalendosi dell’esperienza di chi ha partecipato direttamente ai lavori di normazione.

Parteciperanno all’incontro:
Piero Torretta – Presidente ASSIMPREDIL
Paolo Scolari – Presidente UNI
Giuseppe Elia – Presidente della Commissione “Acustica” UNI
Fabio Scamoni – Relatore del progetto di rapporto tecnico UNI TR 11175:2005

Per partecipare all’incontro – gratuito e riservato ai soci UNI – ? necessario compilare l’apposita scheda di iscrizione on-line.

Sede e data
Milano: Auditorium ASSIMPREDIL – Via San Maurilio 21
29 settembre 2005 – h. 14.00


Incentivi per l’installazione di impianti fotovoltaici

mercoledì 31 agosto 2005

Pubblicato il DM 28.07.2005 che prevede incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici.

Approfondimenti
L’Italia investe nel sole per produrre energia. Per la prima volta si d? il via ad un decreto che incentiva l’installazione di 100 MW di impianti fotovoltaici, e si pone come obiettivo da raggiungere i 300 MW al 2015.

Gli incentivi verranno concessi in conto energia (e non in conto capitale), arriveranno cio? con l’energia prodotta il cui surplus pu? essere venduto alla rete elettrica a tariffe incentivanti.

Questa una delle novit? del decreto del Ministero dell?Ambiente del 28 luglio 2005, che prevede incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto 2005.

In Italia ad oggi sono installati poco pi? di 20 MW “solari”. Di questi 20 MW solo la met? ? funzionante. Nel passato si sono avute altre iniziative come i 10.000 tetti fotovoltaici che sono state incentivate con un finanziamento agli impianti e che per lo pi? hanno visto coinvolte le amministrazioni locali.

Possono accedere all’incentivazione alla produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica dell’energia solare :
– gli impianti fotovoltaici di potenza nominale non inferiore a 1 KW e non superiore a 1000 KW collegati alla rete entrati in esercizio, a seguito di nuova costruzione o rifacimento totale, in data successiva al 30 settembre 2005;
– gli impianti fotovoltaici di potenza nominale non inferiore a 1 KW e non superiore a 1000 KW collegati alla rete elettrica entrati in esercizio, a seguito di potenziamento, in data successiva al 30 settembre 2005, limitatamente alla produzione aggiuntiva ottenuta a seguito dell’intervento di potenziamento;
– le persone fisiche e giuridiche, ivi inclusi i soggetti pubblici ed i condomini di edifici, responsabili dei medesimi impianti, progettati, realizzati ed eserciti in conformit? delle nuove disposizioni.

Il nuovo progetto del Governo apre invece la porta del solare oltre che al pubblico anche alle famiglie, ai condomini e ai privati che potranno installare impianti con procedure semplici ed agevoli.

Il decreto presenta molti aspetti innovativi quali:
– si fa una differenziazione tra le tipologie di impianti: piccoli (meno di 20 KW), medi (tra 20-50 KW) e grandi (pi? di 50 KW);
– sui 100 MW soggetti ad incentivi, il 60% sar? dedicato per gli impianti piccoli e medi, mentre la restante parte sar? destinata agli impianti grandi. Per questi ultimi ? stata limitata ad 1 MW la potenza massima installabile cos? riducendo le dimensioni territoriali dell’intervento. Si stima che la porzione di territorio interessata all’intervento sar? massimo di 40 ettari per tutta l’Italia, quindi poco pi? di due ettari per regione con un impatto sul territorio molto trascurabile;
– gli incentivi sono in conto energia, ci? vuol dire che per avere diritto all’incentivo l’impianto dovr? essere esercito e mantenuto da parte del proprietario o dal condominio che potr? poi vendere la produzione di energia in eccesso alla rete ad una tariffa incentivante pari a circa tre volte la tariffa media di fornitura dell’energia elettrica;
– gli incentivi sono stati scelti in modo tale da cercare di superare gli attriti che il mercato del fotovoltaico presenta oggi.

Particolare cura ? stata dedicata nel favorire la semplificazione delle procedure per avere diritto all’incentivo prevedendo 4 bandi all’anno. Per i piccoli baster? presentare una semplice domanda con una progetto preliminare mentre per i grandi ? prevista una gara per innescare un processo di competitivit? tecnologica.

Per accedere alle tariffe incentivanti il soggetto responsabile che intende realizzare un impianto fotovoltaico deve inoltrare apposita domanda, al cosidetto Soggetto Attuatore, entro il 31 marzo, il 30 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre di ciascun anno seguendo le indicazioni previste dall’articolo 7.
Il Soggetto Attuatore cos?, come indicato nell’articolo 9 del decreto in oggetto, verr? per? definito ed individuato con successivo provvedimento da parte dell’Autorit? per l’Energia Elettrica e il Gas ( AEEG ) assieme alle modalit? e le condizioni per l’erogazione delle tariffe incentivanti, inclusa la verifica del rispetto dei requisiti tecnici previsti per i nuovi impianti fotovoltaici.
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Questa notizia ? stata tratta da: www.unindustria.pn.it


FOLGORATO ELETTRICISTA TOSCANO DI 33 ANNI

mercoledì 31 agosto 2005

Soccorso dalla squadra di primo soccorso e dal 118: purtroppo, nulla da fare per salvarlo

Doveva essere un intervento quasi di routine per lui che era ormai un elettricista esperto. Invece qualcosa ? andato storto e V. R., 33 anni, sposato, una figlioletta di 3 anni, ? morto folgorato da una scarica partita da una cabina di distribuzione dell?energia elettrica. E? accaduto a Incisa Valdarno in una azienda meccanica con un centinaio di addetti leader nella realizzazione di torni a controllo numerico.

L’elettricista, dipendente di una ditta esterna che ha l?appalto della manutenzione delle apparecchiature elettriche nello stabilimento, era stato incaricato con un collega di fare un controllo, dopo che era stato segnalato un guasto all?interno del reparto verniciatura. ?Abbiamo riaperto ieri dopo le ferie: mancava la luce nel reparto e abbiamo chiamato gli addetti della ditta che si occupa dell?elettricit? – spiega il titolare dell?officina -: quella cabina, che alimenta tutta l?azienda era stata installata proprio nei giorni scorsi e collaudata venerd?. Sembrava tutto a posto?. Sono arrivati i due tecnici. Hanno incominciato i controlli. Improvvisamente la tragedia: R. ? stramazzato con un urlo, colpito da una scarica a 220 volt. Sono accorsi alcuni operai, tra cui gli addetti alla speciale squadra di soccorso interna formata da quattro operai che sono anche volontari del soccorso che si sono prodigati fino all?arrivo del ?118? nel tentativo di rianimare l?elettricista. Ma tutto ? stato inutile.

Sgomento e dolore da parte del titolare dell?officina (?E? terribile, qui non era mai successo nulla e dire che siamo all?avanguardia anche in fatto di sicurezza e prevenzione infortuni?) e del titolare della ditta per cui lavorava la vittima: ?V. era il ragazzo migliore del mondo, in tutti i sensi. Non so darmi pace?. Indagano i carabinieri di Incisa, con i tecnici di Asl, Arpa e ispettorato del Lavoro.
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Questa notizia ? stata tratta da: www.puntosicuro.it


Incentivi alle piccole e medie imprese per spese di brevettazione: bando della Camera di Commercio di Pordenone

mercoledì 31 agosto 2005

La Camera di Commercio di Pordenone ha emanato un bando per la concessione di contributi in conto capitale alle micro, piccole e medie imprese della provincia di Pordenone, a fronte delle spese sostenute per il deposito delle domande di brevetto per invenzione industriale, modello di utilit?, modello e disegno, brevetto europeo e brevetto internazionale, nonch? per le procedure di nazionalizzazione dei brevetti stessi.
Le domande di contributo devono essere presentate entro il 20 settembre 2005.
Lo stanziamento complessivo per l?iniziativa ammonta a 10.000 ?.
L?agevolazione ? soggetta al regime ?de minimis?.

Approfondimenti
Beneficiari
Micro, piccole e medie imprese1 con sede e/o unit? operativa nella provincia di Pordenone (comprese cooperative e consorzi).

Sono escluse le imprese operanti nei settori indicati nell?Allegato 1 del Bando (si tratta di alcune attivit? appartenenti ai settori dell?Agroalimentare, Fibre sintetiche, Industria Automobilistica, della Costruzione Navale, Industria siderurgica, Industria carboniera, Trasporti, Agricoltura, Pesca).

1 Si applica la nuova definizione di micro, piccola e media imprese contenuta nella Raccomandazione della Commissione Europea n. 2003/361/CE del 6 maggio 2003.

Iniziative agevolabili
Sono agevolabili le iniziative che abbiano come obiettivo finale il deposito di domande di:

– brevetti per invenzione industriale, modello di utilit? nonch? modello e disegno presso gli Uffici Brevetti e Marchi delle Camere di Commercio o l?Ufficio italiano Brevetti e Marchi di Roma ai sensi del D. Lgs. n. 30/05 (Codice della propriet? industriale);

– brevetti europei presso l?Ufficio Europeo Brevetti di Monaco (Germania) ai sensi della Convenzione del Brevetto Europeo ? Monaco di Baviera del 05.10.1973;

– brevetti internazionali PCT (Patent Coperation Treaty) presso la sede di Ginevra dell?OMPI, ai sensi della Convenzione di Washington del 1970.

Spese ammissibili
A) Costi diretti (deposito, bolli, registrazione, etc.) sostenuti nei confronti delle autorit? nazionali ed internazionali;
B) Spese per consulenze (al netto di IVA e altre imposte) relative alle procedure di deposito delle domande, fornite da studi professionali o professionisti del settore;
C) Costi (al netto di IVA e altre imposte) sostenuti per ricerche di anteriorit? nella misura massima del 30% del totale delle spese ammissibili relative ai punti a) e b) riferite alla singola tipologia cui la ricerca si riferisce.

Decorrenza delle spese: sono ammissibili esclusivamente le spese sostenute a partire dalla data di pubblicazione del bando nel sito internet camerale (22 agosto 2005) ed entro il termine massimo di sei mesi dalla data di comunicazione di concessione del contributo.

Contributo
E? previsto un contributo in conto capitale pari al 50% delle spese ammissibili.
Il contributo massimo concedibile per ciascun tipo di brevetto (anche a fronte di pi? domande) non potr? superare l?importo di:
– ? 1.500 per deposito di domande di brevetto per invenzione industriale, modello utilit?, modello e disegno;
– ? 2.500 per deposito di domanda di brevetto europeo o internazionale.

Il contributo concesso alla singola impresa non potr? comunque superare la somma di ? 3.000.
L?agevolazione viene concessa in base al regime de minimis (Reg. (CE) n. 69/2001) e non ? cumulabile con altri incentivi.

Presentazione della domanda di contributo
La domanda di contributo, unitamente alla dichiarazione de minimis, deve essere presentata esclusivamente a mano alla Camera di Commercio di Pordenone – Ufficio Protocollo – c.so Vittorio Emanuele n. 47, in busta chiusa riportante la dicitura ?Domanda Bando Brevetti?, a partire dal giorno 22 agosto 2005 ed entro il 20 settembre 2005.
La modulistica e il testo del bando ? disponbilie nel sito

La CCIAA di riserva di chiudere anticipatamente il bando in caso di esaurimento dei fondi, o di riaprire i termini in caso di utilizzo parziale dello stanziamento disponibile.

Assegnazione dei contributi
I contributi verranno assegnati sulla base dell?ordine cronologico di ricevimento delle domande (si terr? conto della data e ora di protocollo), nei limiti della disponibilit? finanziaria prevista dal bando.
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Questa notizia ? stata tratta da: www.unindustria.pn.it


Reti di adduzione di gas per edifici civili – raccordi a pressare

mercoledì 31 agosto 2005

Da: http://www.qec.it

Circolare del Ministero richiama norme UNI

Con la Circolare 27 luglio 2005, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 178 del 2 agosto scorso, il Ministero delle Attivit? Produttive ricorda che, per quanto riguarda la realizzazione di reti di adduzione di gas combustibile per usi domestici negli edifici civili, la normativa tecnica italiana di riferimento per i raccordi a pressare ? costituita dalla norma UNI 11065 mentre la specifica tecnica di installazione UNI TS 11147, emanata nel febbraio 2005 e valida per tre anni prevede che tali raccordi si possano installare solo all’esterno degli edifici.

La Circolare precisa inoltre per quanto concerne gli impianti di adduzione realizzati prima del febbraio 2005 la loro idoneit? ? connessa all’effettuazione delle verifiche previste dalla norma UNI 11137-1 “Impianti a gas per uso domestico e similare – Linee guida per la verifica e per il ripristino della tenuta di impianti interni in esercizio – Parte 1: Prescrizioni generali e requisiti per i gas della I e II famiglia”.
Inoltre, al fine di consentire agli utilizzatori di verificare il mantenimento delle condizioni di sicurezza, tali impianti dovranno essere sottoposti ogni cinque anni alla verifica sopra indicata.

Fonte UNI


Sistemi di gestione ambientale: ecco la nuova UNI ISO 14004

mercoledì 31 agosto 2005

Pubblicata la versione ufficiale italiana della norma internazionale

Da: http://www.qec.it

? stata appena pubblicata la versione ufficiale italiana della norma internazionale ISO 14004, la guida generale sui sistemi di gestione ambientale. Si tratta di un documento particolarmente utile per tutte quelle organizzazioni dotate di un sistema di gestione ambientale e che si trovano nel periodo di transizione -una transizione molto morbida, come spesso segnalato- dalla ISO 14001:1996 alla ISO 14001:2004, cos? come per quelle organizzazioni che intendono migliorare il proprio sistema. Ed ? una norma che si sposa molto bene, forse ancor di pi?, con le esigenze conoscitive di quelle organizzazioni che non hanno ancora ?sistematizzato? la propria gestione ambientale e che intendono valutare se un sistema a norma ISO possa adattarsi alle proprie esigenze organizzative.

La UNI ISO 14004:2005 ?Sistemi di gestione ambientale – Linee guida generali su principi, sistemi e tecniche di supporto? fornisce una guida per stabilire, attuare, mantenere attivo e migliorare un sistema di gestione ambientale e coordinarlo con altri sistemi di gestione. Le linee guida della norma sono applicabili a qualunque organizzazione indipendentemente dalle sue dimensioni, dalla tipologia, dalla localizzazione o dal livello di maturit? e sono coerenti con il modello del sistema di gestione ambientale della UNI EN ISO 14001, ma non intendono fornire interpretazioni ai requisiti della UNI EN ISO 14001. Bisogna infatti ricordare che non si tratta di uno strumento certificativo o che fornisce interpretazioni in caso di dubbi sui requisiti del sistema ISO 14001, ma piuttosto di un modello gestionale completo che fornisce spunti utili proprio per applicare quei requisiti e calarli nella propria realt?.

Perch? scegliere di adottare un sistema di gestione ambientale e magari di seguire i consigli della UNI ISO 14004:2005? Una possibile risposta ? riportata nell?introduzione della norma stessa.

“L’attuazione di un sistema di gestione ambientale pu? generare benefici economici. Una organizzazione il cui sistema di gestione comprende un sistema di gestione ambientale ha una struttura che permette di equilibrare e integrare gli interessi economici con quelli ambientali. Questi possono essere identificati per dimostrare alle parti interessate quale valore abbia per l’organizzazione una buona gestione ambientale. Ci? offre all’organizzazione anche l’opportunit? di collegare obiettivi e traguardi ambientali a specifici ritorni finanziari e in tal modo assicurare la disponibilit? delle risorse, ove queste permettano di ottenere il miglior ritorno in termini sia finanziari che ambientali. Una organizzazione che ha attuato un sistema di gestione ambientale pu? conseguire significativi vantaggi competitivi.
Oltre alle migliori prestazioni ambientali, i benefici potenziali che si possono attendere da un sistema di gestione ambientale efficace comprendono:
– assicurare la clientela sull’impegno per una dimostrabile gestione ambientale;
– mantenere buone relazioni con il pubblico e con le istituzioni locali;
– soddisfare le esigenze degli investitori, facilitando l’accesso ai capitali;
– ottenere polizze di assicurazione a costi ragionevoli;
– migliorare l’immagine e la quota di mercato;
– migliorare il controllo dei costi;
– ridurre gli incidenti che implicano responsabilit?;
– risparmiare materie prime ed energia;
– facilitare l’ottenimento di permessi e di autorizzazioni e soddisfarne i requisiti;
– promuovere la consapevolezza delle questioni ambientali presso fornitori, appaltatori e tutte le persone che lavorano presso l’organizzazione o per conto di essa;
– favorire lo sviluppo e la condivisione di soluzioni ai problemi ambientali;
– migliorare le relazioni fra industria e governo.”

Ancora pi? interessanti, oltre che innovativi rispetto all?edizione precedente, gli schemi presenti nell?appendice A della nuova UNI ISO 14004, con esempi di attivit?, prodotti e servizi e relativi aspetti e impatti ambientali associati e gli stessi correlati ad obiettivi, traguardi, programmi, indicatori, controlli operativi e sorveglianze e misurazioni, utilissimi per chi ? ai primi approcci con un sistema di gestione ambientale, ma altrettanto utili per chi non ha ancora ben presente quali siano le correlazioni tra i diversi elementi del sistema.

Infine si ricorda che la nuova UNI ISO 14004, datata agosto 2005, si inserisce in un contesto – quello delle norme sui sistemi di gestione ambientale – particolarmente rinnovato attraverso le recenti pubblicazioni della norma UNI EN ISO 14001 (dicembre 2004) e del documento UNI/TR 11157 (giugno 2005), un rapporto tecnico nazionale ideato dall?UNI per fornire informazioni pi? dettagliate sul processo di revisione della ISO 14001.

UNI EN ISO 14001 (dicembre 2004) ?Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso?, versione ufficiale in lingua inglese e italiana della norma europea EN ISO 14001 del novembre 2004;
UNI/TR 11157 (giugno 2005) ?Sistemi di gestione ambientale – Modifiche introdotte dalla UNI EN ISO 14001:2004 rispetto all’edizione precedente?, rapporto tecnico nazionale ideato dall?UNI per fornire informazioni pi? dettagliate sul processo di revisione della ISO 14001.
Fonte UNI


40 anni fa – Mattmark, la tragedia e la vergogna

martedì 30 agosto 2005

Da: ttp://www.area7.ch di Ralph Hug

Valle di Saas, Canton Vallese: sono le 17.15 del 30 agosto 1965 quando una massa di due milioni di metri cubi si stacca dal ghiacciaio di Allalin e precipita sul cantiere allestito per la costruzione della diga di Mattmark. 88 lavoratori perdono la vita. Gli alloggi vengono completamente sotterrati dall?immensa massa di ghiaccio. Pochi istanti prima della tragedia i lavoratori sentono il sinistro scricchiolio della lingua di ghiaccio che si stacca e istintivamente corrono verso le baracche alla ricerca di un rifugio. Ma la loro ? una corsa verso la morte. Rimangono sepolti sotto 50 metri di ghiaccio. Il recupero delle salme ? estremamente difficile.

Delle 88 persone rimaste uccise 56 sono italiani, molti originari della provincia di Belluno, 24 svizzeri, 3 spagnoli, 2 austriaci, 2 tedeschi e un apolide. Osvaldo D. ? fortunato, se la cava con qualche ferita lieve: ?stavo caricando un veicolo quando ho sentito il ghiaccio precipitare, poi il nulla?, racconter? pi? tardi al giornale della Federazione dei lavoratori dell?edilizia e del legno (Flel). La tragedia di Mattmark suscita scalpore in tutta Europa. ? la pi? grave catastrofe della storia svizzera dell?edilizia. Da tutto il mondo giungono dichiarazioni di solidariet?. I sindacati italiani inviano telegrammi di condoglianze. Il 9 settembre il consigliere federale Hans-Peter Tschudi commemora le vittime in una messa funebre a Saas Grund. La Catena della solidariet? e il Soccorso operaio svizzero raccolgono numerose donazioni. Anche la Flel e il Canton Vallese intervengono mettendo a disposizione dei contributi per far fronte all?emergenza.

Elektrowatt sotto pressione

All?inizio la tragedia viene ricondotta ad una catastrofe naturale. I titoli dei giornali parlano di ?forza della montagna? e di ?destino, morte e distruzione?. Poco dopo iniziano per? a farsi strada le prime riflessioni sull?efficacia delle misure di sicurezza adottate. Nel documento ?Vittime del lavoro? l?Unione sindacale svizzera (Uss) scrive: ?dovremo pur chiederci se sono state adottate tutte le misure necessarie?. Il ghiacciaio di Allalin ? sempre stato noto per la sua instabilit?; eppure gli alloggi dei lavoratori sono stati costruiti proprio sotto il ghiacciaio, in una zona ad alto rischio. Il 17 settembre parte l?inchiesta ufficiale e vengono ordinate le prime perizie. La committente, l?Elektrowatt Ag, finisce sotto pressione. L?ombra della responsabilit? grava per? anche sull?Istituto nazionale svizzero dell?assicurazione infortuni (Insai, oggi Suva) e sulle autorit? vallesane competenti per il rilascio delle autorizzazioni.
La Flel solleva domande critiche, ma al tempo stesso non vuole formulare accuse precipitose contro l?azienda committente. Poco dopo la tragedia la direzione dei lavori decide la continuazione della costruzione della diga anche nella zona a rischio. La Flel reagisce esprimendo delle riserve, si astiene per? da un?aperta opposizione. Le voci di critica si moltiplicano invece all?estero, soprattutto in Italia. Le cause della tragedia che ? costata la vita a 88 persone vengono identificate nelle lacune delle misure di sicurezza. Le numerose iniziative volte a raccogliere donazioni fanno inoltre avanzare il sospetto che le famiglie delle vittime vengano lasciate alla merc? della miseria. La Flel e l?Uss correggono la loro rotta e pubblicano lunghi articoli sui diritti assicurativi e pensionistici dei migranti. Contemporaneamente lanciano anche il dibattito sui rischi di infortunio e malattia legati al mondo del lavoro.

La vergogna dell?assoluzione

I tempi dell?inchiesta penale sono lunghissimi. Dopo quattro anni il processo penale non ? ancora stato avviato. Il quotidiano ?Tages-Anzeiger? accusa le autorit? vallesane di non essere all?altezza di un caso cos? complesso. In effetti la prima udienza viene fissata solo sei anni e mezzo dopo la tragedia. Il 22 febbraio 1972 diciassette imputati ? tra cui direttori, ingegneri e 2 funzionari Suva ? sono chiamati a rispondere delle loro azioni di fronte al Tribunale distrettuale di Visp. Gli occhi della stampa mondiale sono puntati sul processo. Il capo d?accusa ? omicidio colposo. La pena massima richiesta dal procuratore pubblico ? per? solo il pagamento di multe da mille a 2 mila franchi. L?opinione pubblica ? incredula e accoglie la notizia con severe critiche. Una settimana dopo il tribunale assolve tutti gli imputati: la catastrofe non era prevedibile. Nella motivazione della sentenza il tribunale spiega che una valanga di ghiaccio rappresenta una possibilit? troppo remota per essere presa ragionevolmente in considerazione.
Forti ondate di critiche si levano in tutto il Paese e anche all?estero. Le sentenze sono considerate ingiuste dall?intera opinione pubblica. Anche il presidente della Flel Ezio Canonica commenta la decisione del tribunale: ?troppo spesso i cosiddetti lavoratori ?di seconda classe? vengono duramente colpiti da infortuni sul posto di lavoro; non possiamo che reagire con una severa protesta?. Il 18 marzo 1972 migliaia di migranti scendono in strada a Ginevra. Chiedono giustizia per le vittime di Mattmark e denunciano il disprezzo per la vita dei lavoratori. Ezio Canonica presenta un?interpellanza al Consiglio nazionale, denunciando la prassi dei blandi controlli della Suva e anche la volont? di risparmiare costi e tenere bassi i premi, a prezzo della salute e della vita dei lavoratori.

Fatale fiducia nella scienza

Nell?agosto del 1972 il segretario della Flel Karl Aeschbach pubblica un rapporto dettagliato sulle cause della catastrofe di Mattmark. Aeschbach giunge alla conclusione che gli ingegneri, data la loro specializzazione unilaterale, non possedevano le conoscenze necessarie per individuare i veri pericoli. Erano inoltre stati ignorati i timori dei lavoratori. La tragedia era infine stata causata da una serie di omissioni, come ad esempio la mancata sorveglianza fotogrammetrica del ghiacciaio. Aeschbach scrive: ?la catastrofe di Mattmark ? stata una vera e propria catastrofe naturale; il numero delle vittime non sarebbe per? stato cos? alto se non fossero intervenuti anche una serie di fattori umani?. Aeschbach cita in particolar modo la strategia di profitto dei costruttori, intenzionati a terminare la diga prima dell?arrivo dell?inverno. Sul banco d?accusa non finisce allora solo l?azienda costruttrice, ma anche l?avidit? di profitto, la fiducia nella scienza e il delirio d?onnipotenza di un?intera epoca.
Contro la sentenza viene presentato un ricorso al Tribunale cantonale di Sion. Alla fine del mese di settembre 1972 i tre giorni di udienza si concludono ancora una volta con l?assoluzione di tutti gli imputati. Anche la seconda istanza conferma dunque la tesi dell?imprevedibilit? della catastrofe. E ancora una volta la reazione della stampa italiana ? molto dura. La decisione con cui i familiari dei ricorrenti vengono obbligati a pagare la met? delle spese processuali suscita una profonda ondata d?indignazione: le famiglie delle vittime si ritrovano a dover versare al canton Vallese 3 mila franchi. Il codice di procedura penale vallesano prevede infatti che la met? delle spese processuali siano a carico della parte soccombente. L?effetto simbolico ? devastante. La Svizzera entra nell?immaginario collettivo come un Paese arrogante e crudele.

Indignazione in Italia

Nel Parlamento italiano le voci critiche vedono nella sentenza una conferma dei pregiudizi elvetici contro i migranti. Il giornale protestante ?Nuovi Tempi? lancia un appello alle chiese svizzere, affinch? prendano le dovute distanze dalla scandalosa sentenza. Con grande sdegno il giornale ricorda che negli ultimi dieci anni ben 1?154 lavoratori italiani hanno perso la vita in Svizzera. I tre grandi sindacati italiani Cgil, Cisl e Uil protestano uniti contro una sentenza che definiscono inaccettabile. Il Governo italiano si dichiara pronto a farsi carico delle spese processuali tramite il fondo del consolato per la tutela giuridica costituito presso l?Ambasciata italiana a Berna. La giustizia vallesana non prende neanche in considerazione una remissione delle spese a favore delle famiglie delle vittime.


Sicurezza sulle strade: non solo questione di Codice

martedì 30 agosto 2005

Da: www.qec.it

Non ? un mistero che molti degli incidenti che si verificano per le strade siano da attribuire a comportamenti non corretti dei guidatori: eccessiva velocit?, distanze non rispettate, precedenze non date? Il campionario ? veramente vasto e anche sin troppo tristemente comune.
Quando si parla di sicurezza stradale, dunque, viene naturale pensare soprattutto all?attore principale: il guidatore. Tuttavia non bisogna dimenticare che uno dei primi fattori di sicurezza ? l?adeguata progettazione dell?ambiente stradale. Un campo sul quale l?attivit? normativa registra senz?altro una notevole attivit?.

Le infrastrutture rappresentano una variabile importante, al pari di altri fattori, nel determinare o meno effettive condizioni di sicurezza sulla strada: la qualit? dell?asfalto, la segnaletica orizzontale, l?illuminazione, i semafori ed altri dispositivi di regolazione del traffico, ecc? Diventa dunque fondamentale individuare materiali adeguati, procedure idonee, caratteristiche tecniche precise, attivit? di prova affidabili in grado di garantire un elevato standard di sicurezza. In questo contesto la normazione tecnica ? in grado di fornire una vasta gamma di documenti particolarmente utili.
In seno all?UNI ? Ente nazionale italiano di unificazione ? ? la commissione tecnica ?Costruzioni stradali ed opere civili delle infrastrutture? ad occuparsi in buona parte di queste tematiche, mentre in ambito europeo la commissione tecnica di riferimento ? la CEN/TC 226 Road Equipment.

A riprova di una attivit? tecnica particolarmente intensa, baster? ricordare un dato gi? di per s? piuttosto chiaro: tra il 2004 e i primi mesi del 2005 le norme tecniche pubblicate da UNI, attraverso i lavori della commissione tecnica ?Costruzioni stradali ed opere civili delle infrastrutture?, sono state ben 60 e riguardano argomenti vari, tra cui: iluminazione pubblica, segnaletica orizzontale e verticale, schermi anti-abbagliamento, pavimentazione…
Solo tra dicembre e febbraio le norme pubblicate sono 14, segno di un’attivit? intensa, oltre che ovviamente molto diversificata: il campo ? indubbiamente ampio e comprende i pi? vari aspetti che rientrano sotto l’articolata denominazione di infrastrutture stradali. Cos? la normazione ? intervenuta nei mesi scorsi nel campo delle miscele bituminose per asfalti, nel calcestruzzo per pavimentazioni, nonch? nei dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale (norma UNI EN 14389-2:2005).
Elementi eterogenei, sicuramente, ma tutti uniti dal comun denominatore della qualit? e quindi anche della sicurezza.

Un esempio significativo di intervento normativo ad alto carattere tecnico, ma che disciplina un aspetto di grande importanza quando si parla di sicurezza sulle strade ? la norma UNI EN 12676-1:2004, pubblicata circa un anno fa. Essa specifica le caratteristiche di schermi anti-abbagliamento, applicati su barriere stradali di sicurezza, in termini di efficacia ottica e prestazioni meccaniche. Al di l? dei ?tecnicismi? che possono far apparire l?argomento della norma non troppo immediato o poco significativo, ? forse opportuno ricordare che uno dei fattori pi? pericolosi, quando ci si trova alla guida di un veicolo, ? l?abbagliamento a cui si ? soggetti quando le luci incontrano una superficie pienamente riflettente.
Gli schermi anti-abbagliamento sono pertanto generalmente installati sulle strade di pubblico passaggio, in particolare negli spartitraffico al centro di strade ed autostrade a doppio senso di marcia, oppure in aree adiacenti alla strada ove siano situati installazioni od edifici che siano fonte di luce abbagliante. La norma contiene dunque i requisiti tecnici di prestazione per far s? che gli schermi installati sulle strade adempiano in maniera ottimale il loro compito di ?bloccare i raggi incidenti?, ossia ridurre il livello di luce che altrimenti abbaglierebbe il conducente in determinate condizioni di viabilit?. In questo contesto si distinguono due tipi di prodotto:
quelli progettati per bloccare completamente i raggi incidenti (per i quali deve essere soddisfatta una precisa condizione geometrica frutto di una specifica equazione);
quelli progettati per bloccare parzialmente i raggi incidenti, pur soddisfacendo precisi valori soglia di schermatura.
L?appendice A della presente norma stabilisce infine i metodi per calcolare l?altezza effettiva di uno schermo anti-abbagliamento, per far s? che questo risulti efficace in presenza sia di veicoli leggeri che di veicoli pesanti (in considerazione dunque della variabilit? di altezza rispetto alla carreggiata tanto delle luci del veicolo quanto del conducente stesso).
I requisiti illustrati nella norma soddisfano le disposizioni della direttiva 89/106/CEE sui prodotti da costruzione, in particolare per quanto concerne il sistema di attestato di conformit? (gli schermi anti-abbagliamento devono ovviamente essere provvisti della marcatura CE).

All?esempio sopra riportato se ne potrebbero affiancare molti altri; basterebbe, a tal fine, ricordare la norma UNI 11095 ? ?Illuminazione delle gallerie?, ad opera della commissione tecnica UNI ?Luce e illuminazione?, che pur non avendo per oggetto in senso stretto una specifica infrastruttura stradale, fornisce ?le prescrizioni per l?illuminamento delle gallerie in modo da garantire il corretto livello di percezione visiva all?interno delle stesse? e nelle zone immediatamente adiacenti. Il documento normativo fornisce precisi valori di luminanza ? nella zona di entrata, nella zona interna e nella zona di uscita ? atti a garantire adeguati livelli di sicurezza per il guidatore.
Sempre nel 2004 sono state pubblicate le norme UNI sui materiali per la segnaletica orizzontale (UNI EN 1423:2004; UNI EN 1424:2004; UNI EN 1436:2004; UNI EN 1463-1:2004) o sui pali per illuminazione pubblica (UNI EN 40-3-3:2004; UNI EN 40-6:2004).

Ovviamente la presenza di infrastrutture stradali a norma non pu? esentare il guidatore dall?ottemperare con scrupolo ed attenzione le normali e corrette regole di circolazione: nella sfera delle azioni e dei comportamenti individuali la norma tecnica non pu? entrare!


Pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia la nuova legge regionale sul mercato del lavoro

martedì 30 agosto 2005

Sul Supplemento straordinario n. 16 (del 12 agosto u.s.) al Bollettino Ufficiale della Regione n. 32 ? stata pubblicata la nuova legge regionale sul mercato del lavoro (legge regionale 9 agosto 2005, n. 18, recante “Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualit? del lavoro”).

La legge riforma, in coerenza con i principi stabiliti dalla Costituzione e con gli obiettivi e i principi dell’Unione Europea, l’assetto istituzionale della Regione in materia di lavoro e disciplina il sistema regionale per i servizi all’impiego, per l’occupazione e la tutela del lavoro, gli interventi in materia di politica del lavoro, in conformit? ai principi della legislazione statale e in attuazione del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 514 (con il quale sono state delegate alla Regione Friuli Venezia Giulia delle funzioni amministrative statali gi? in capo all’ufficio regionale, agli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione e alle sezioni circoscrizionali per l’impiego).

Approfondimenti
L’azione della Regione, che attua interventi volti a promuovere l’occupazione, la tutela e la qualit? del lavoro, ? finalizzata a promuovere lo sviluppo occupazionale e una migliore qualit? del lavoro e la regolarit? e la sicurezza del lavoro, favorire la stabilit? del lavoro, rafforzare la coesione e l’integrazione sociale, qualificare le competenze professionali, promuovere l’adattabilit?, l’occupabilit? e l’imprenditorialit? delle persone nel mercato del lavoro, favorire l’integrazione tra le politiche attive del lavoro, quelle della formazione, dell’istruzione e dell’orientamento e le politiche sociali, costruire un efficiente sistema di servizi per l’impiego, promuovere l’inserimento, il reinserimento e la permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione, promuovere le pari opportunit?, favorire la conciliazione tra tempi di lavoro, di famiglia, di vita e di cura, promuovere forme di tutela e di ammortizzatori sociali rivolte in particolare alle fasce pi? deboli del mercato del lavoro.

La ripartizione di compiti e funzioni

Per quanto riguarda la ripartizione dei compiti tra la Regione e le Province in materia di lavoro, la legge stabilisce che la Regione esercita le funzioni di programmazione, indirizzo, regolamentazione, coordinamento, monitoraggio, controllo e vigilanza, le funzioni attinenti ai rapporti internazionali con l’Unione europea, con lo Stato e con le altre Regioni e ogni altra funzione che richiede l’esercizio unitario a livello regionale.

Mediante un Programma triennale regionale di politica del lavoro la Regione individua le aree di intervento prioritario, gli obiettivi da perseguire con priorit? e le tipologie degli interventi da effettuare, definisce, nel rispetto della regolamentazione dell’Unione europea, l’entit? e la durata degli incentivi, definisce gli indirizzi per le attivit? dell’Agenzia regionale del lavoro, costituisce riferimento per la definizione dell’azione delle Province.

Le Province, in conformit? al Programma triennale e agli indirizzi della Regione, esercitano funzioni e compiti in materia di:

– politica attiva del lavoro;

– collocamento, avviamento al lavoro e servizi all’impiego;

– conciliazione delle controversie di lavoro;

– rilascio dei provvedimenti relativi ai procedimenti di ingresso dei lavoratori stranieri;

– osservazione e monitoraggio del mercato del lavoro locale.

L?Agenzia regionale del lavoro

La legge prevede l?istituzione dell’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale con compiti di assistenza tecnica all’Assessore e alla Direzione centrale competente in materia di lavoro e formazione, monitoraggio e supporto alla valutazione dell’efficacia delle politiche in materia di lavoro e formazione, osservazione del mercato del lavoro, monitoraggio delle attivit? svolte dalla Regione e dalle Province, progettazione e gestione del Sistema informativo regionale lavoro e del relativo collegamento con la Borsa nazionale continua del lavoro, assistenza tecnica alle Province, attivit? di supporto nella realizzazione e gestione di progetti complessi a livello regionale e interprovinciale.

I Servizi per l?impiego

Le Province svolgono attraverso proprie strutture denominate “Centri per l’impiego” le funzioni relative a:

– attivit? di accoglienza e di orientamento al lavoro per le persone;

– consulenza alle imprese per un efficace incontro tra domanda e offerta di lavoro;

– informazione sui servizi disponibili per l’accesso al lavoro, sulle opportunit? e vincoli del mercato del lavoro locale e del sistema formativo;

– informazione sugli incentivi e sulle politiche attive per l’inserimento al lavoro o la creazione di lavoro autonomo rivolta sia ai lavoratori che alle imprese;

– intermediazione fra domanda e offerta di lavoro;

– accompagnamento all’inserimento, al collocamento mirato e al mantenimento al lavoro per i disabili;

– accompagnamento all’inserimento per le persone in condizione di svantaggio personale e sociale;

– rilevazione dei fabbisogni formativi finalizzati all’attivazione di percorsi di formazione professionale;

– certificazione dello stato di disoccupazione;

– tenuta delle liste di mobilit? di cui alla legge 23 luglio 1991 n. 223.

La Regione, ai sensi dell’articolo 6, commi 6, 7 e 8, del decreto legislativo 276/2003, determina con regolamento le modalit? e i criteri per l’autorizzazione dei soggetti che intendano svolgere esclusivamente nel territorio regionale le attivit? di intermediazione, di ricerca e selezione del personale e di supporto alla ricollocazione del personale, nonch? per l’eventuale sospensione e revoca dell’autorizzazione stessa.

A tal fine ? istituito, presso la Direzione centrale competente in materia di lavoro, l’elenco regionale dei soggetti accreditati per lo svolgimento dei servizi al lavoro.

L’iscrizione nell’elenco costituisce requisito preliminare per poter ottenere l’affidamento, con atto successivo e distinto, da parte della Regione o delle Province, del compito di svolgere servizi al lavoro (attivit? di orientamento al lavoro, di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di prevenzione della disoccupazione di lunga durata, di promozione dell’inserimento lavorativo degli svantaggiati, di sostegno alla mobilit? geografica dei lavoratori, di preselezione, di supporto alla ricollocazione professionale, di monitoraggio dei flussi del mercato del lavoro).

La Giunta regionale, sentite le associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni dei lavoratori comparativamente pi? rappresentative, definisce: a) le procedure per l’accreditamento;

b) i requisiti minimi per l’accreditamento relativi alle capacit? gestionali e logistiche, alle competenze professionali, alla situazione economica, alle esperienze maturate nel contesto territoriale di riferimento necessari per la concessione e la revoca dell’accreditamento;

c) le modalit? di verifica del mantenimento dei requisiti ai fini della revoca;

d) le modalit? di tenuta dell’elenco dei soggetti accreditati;

e) i criteri di misurazione dell’efficacia ed efficienza dei servizi erogati;

f) le tipologie dei servizi al lavoro per le quali ? necessario l’accreditamento;

g) gli standard essenziali di erogazione dei servizi al lavoro;

h) gli strumenti negoziali con cui possono essere affidati servizi al lavoro.

Ai fini della concessione dell’accreditamento, i soggetti di cui al comma 1 sono tenuti all’applicazione integrale degli accordi e contratti collettivi nazionali, regionali, territoriali e aziendali, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente pi? rappresentative e della normativa vigente sull’attuazione del principio di parit? di genere.

La Regione e le Province possono affidare ai soggetti accreditati lo svolgimento di servizi al lavoro.

Il Sistema informativo regionale lavoro

La Regione assicura l’esercizio delle funzioni di programmazione e gestione delle politiche regionali del lavoro attraverso lo strumento informativo denominato “Sistema informativo regionale lavoro”, operante nell’ambito del sistema informativo elettronico regionale (SIER).

Il Sistema informativo regionale lavoro costituisce per le Province lo strumento per l’esercizio delle funzioni di organizzazione e coordinamento dei Centri per l’impiego del proprio territorio.

A tal fine l’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale assicura il collegamento del Sistema informativo regionale lavoro con il Sistema informativo lavoro nazionale e con la Borsa nazionale continua del lavoro, sovraintendendo alla realizzazione, conduzione e manutenzione degli stessi in ambito regionale e dispone le necessarie connessioni con la rete regionale dei servizi all’impiego.

Per garantire l’efficace funzionamento dei collegamenti di cui al comma 3, l’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale:

a) organizza, in collaborazione con le Province, il monitoraggio e la verifica della qualit? delle informazioni immesse, dei sistemi di classificazione delle stesse e propone le semplificazioni amministrative utili per elevare la qualit? delle informazioni gestite e distribuite;

b) organizza, in collaborazione con le Province, la formazione continua del personale dei Centri per l’impiego, al fine di consentire la corretta imputazione dei dati, l’omogeneit? delle definizioni e delle classificazioni e il loro aggiornamento continuo.

Il Sistema informativo regionale lavoro assicura l’interconnessione e lo scambio informativo tra i soggetti e le strutture operanti nel settore del lavoro e quelli operanti nel settore della formazione professionale.

La gestione delle crisi occupazionali

La Regione, con il concorso delle Province, degli altri Enti locali interessati e delle parti sociali, realizza e sostiene azioni volte a:

a) prevenire le situazioni di grave difficolt? occupazionale e limitare i conseguenti problemi occupazionali dei lavoratori in esubero, con particolare riguardo alle categorie pi? esposte quali le donne e le persone di et? superiore a quarantacinque anni;

b) affrontare e ridurre l’impatto negativo delle situazioni di crisi sulle persone, sul territorio e sul mercato del lavoro;

c) contribuire a difendere il patrimonio produttivo regionale e le risorse professionali e imprenditoriali;

d) favorire accordi tra imprese dello stesso ramo produttivo atti a fronteggiare situazioni di crisi occupazionale.

Al fine di realizzare tali azioni la Regione definisce una procedura di intervento integrata, condivisa e partecipata con i diversi livelli istituzionali coinvolti e con le parti sociali e svolge, attraverso l’Agenzia regionale del lavoro e della formazione professionale e con la collaborazione delle Province, attivit? di monitoraggio continuo del mercato del lavoro regionale, delle sue dinamiche evolutive e delle situazioni di grave difficolt? occupazionale.

Lavoro e Formazione

La Regione favorisce l’integrazione fra le politiche del lavoro e quelle del sistema formativo inteso nelle sue diverse componenti della scuola, della formazione professionale e dell’Universit? e mediante il Programma triennale individua gli strumenti per il loro raccordo.

Il sistema formativo regionale promuove l’incremento del tasso di conoscenza della comunit? a tutti i livelli come fattore di crescita economica e di integrazione e promuove la qualit? delle risorse umane come fattore strategico dell’innovazione e della competitivit? dell’economia regionale.

La Regione sostiene con percorsi formativi personalizzati le persone sul mercato del lavoro e, in particolare, promuove e incentiva:
a) interventi di formazione finalizzati a favorire l’inserimento, il reinserimento nel mercato del lavoro di inoccupati, disoccupati, persone a rischio di disoccupazione, soggetti svantaggiati e a rischio di esclusione;
b) interventi formativi rivolti a favorire la stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
c) interventi di formazione tesi a rafforzare l’adattabilit? dei lavoratori attraverso percorsi di formazione continua e di formazione permanente secondo una logica di apprendimento lungo l’arco della vita;

d) interventi di formazione tesi ad acquisire nuove capacit? professionali rispetto a quelle non pi? richieste dal mercato del lavoro.

La Regione promuove la realizzazione di un sistema di riconoscimento delle competenze acquisite attraverso la formazione formale e non formale.

Il contratto di apprendistato

Entro novanta giorni dall?entrata in vigore della legge la Regione discipliner?, con proprio regolamento, gli aspetti formativi del contratto di apprendistato e in particolare:
a) i profili formativi del contratto di apprendistato per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente pi? rappresentative e d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dell’Istruzione, dell’Universit? e della Ricerca secondo quanto stabilito dall?articolo 48, comma 4, del decreto legislativo 276/2003;
b) i profili formativi del contratto di apprendistato professionalizzante e le modalit? di riconoscimento e certificazione delle competenze, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente pi? rappresentative sul piano regionale secondo quanto stabilito dall?articolo 49, comma 5, del decreto legislativo 276/2003;
c) i profili formativi e la durata del contratto di apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, in accordo con le organizzazioni dei datori di lavoro e le associazioni dei lavoratori comparativamente pi? rappresentative sul piano regionale, le Universit? e le altre istituzioni formative;
d) i criteri e le modalit? di finanziamento delle attivit? formative rivolte agli apprendisti, anche attraverso forme di cofinanziamento pubblico e privato.

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Questa notizia ? stata tratta da: www.unindustria.pn.it


Edilizia: uso razionale dell?energia e sviluppo delle fonti rinnovabili

martedì 30 agosto 2005

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 178 del 12 agosto 2005 ? pubblicato il Decreto 27 luglio 2005 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sulla Norma concernente il regolamento d?attuazione della legge 9 gennaio 1991, n. 10 (articolo 4, commi 1 e 2), recante ?Norme per l?attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso razionale dell?energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia?.
?
Con l?emanazione del Decreto 27 luglio 2005, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti intende affrontare il problema del risparmio energetico in relazione al settore delle costruzioni ed in particolare in materia di qualit? dei prodotti costruiti e di efficienza dei relativi processi, tenendo conto del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, massimo organo tecnico consultivo dello Stato, reso in data 15 giugno 2005, n. 106/05.
In particolare, viene ritenuto che i regolamenti di attuazione dei commi 1 e 2 dell?art. 4 della Legge 9 gennaio 1991, n. 10, debbano coinvolgere l?intero edificio da intendersi come sistema integrato di strutture ed impianti e, tenere conto delle specificit? geografiche e climatiche, nonch? del benessere degli occupanti , oltre a mantenere la coerenza con le indicazioni della direttiva 2002/91/CE in tema di qualit? della regolamentazione che tenga conto delle conseguenze sistemiche delle soluzioni proposte in termini di costi e benefici, ponendo particolare attenzione alle loro ripercussioni sulla realt? economica, ambientale ed industriale del Paese.
Pertanto il Decreto ministeriale definisce i criteri generali tecnico-costruttivi e le tipologie per l?edilizia sovvenzionata nonch? per l?edilizia pubblica e privata, anche riguardo alla ristrutturazione degli edifici esistenti, al fine di favorire ed incentivare l?uso razionale dell?energia, il contenimento dei consumi di energia nella produzione o nell?utilizzo di manufatti, precisando che tale decreto si applica agli edifici di nuova costruzione ed a quelli esistenti oggetto di interventi di ristrutturazione importanti, dotati di impianti di riscaldamento e/o di climatizzazione. In sede di redazione degli strumenti urbanistici comunali, o di revisione generale degli stessi, per i comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, si dovr? procedere, da parte degli stessi Comuni, alla individuazione e, se del caso, alla localizzazione delle eventuali fonti rinnovabili di energia presenti o ipotizzabili sul territorio comunale.
L?indagine dovr? individuare le condizioni che consentano, in relazione alle previsioni relative alle trasformazioni urbanistiche contenute nello strumento di pianificazione, il massimo utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili in precedenza individuate.
Per tutti gli edifici di nuova costruzione,il decreto prevede che ai fini dei requisiti di risparmio energetico per edifici di nuova costruzione, vanno minimizzati i consumi di energia primaria anche attraverso:
-l?utilizzo ottimale di materiali componenti e sistemi per raggiungere adeguati livelli di isolamento termico e di inerzia termica dell?involucro dell?edificio;
-il controllo della radiazione solare incidente sulle superfici trasparenti;
-l?aumento dell?efficienza energetica degli impianti di climatizzazione e produzione di acqua calda sanitaria;
-la riduzione delle dispersioni dell?impianto di distribuzione dell?acqua calda sanitaria e dell?acqua o dell?aria utilizzate come fluidi termoconvettori per il riscaldamento e il raffreddamento;
-l?utilizzo di lampade ad alta efficienza energetica e di sistemi di regolazione automatica degli impianti di illuminazione interna ed esterna;
-l?utilizzo di sistemi di controllo e gestione e contabilizzazione degli impianti di riscaldamento, ventilazione e raffreddamento, in grado di adattare l?impianto alle diverse condizioni di carico e alle differenti esigenze di comfort degli occupanti.
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Questa notizia ? stata tratta da: www.amblav.it


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