Il ruolo svolto dall’attività lavorativa sull’ipertensione arteriosa

5 luglio 2015 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Il ruolo svolto dall’attività lavorativa sull’ipertensione arteriosa
N. Barbini, G. Gorini, L. Ferruccioli and A. Biggeri
G Ital Med Lav Ergon. 2007 Apr–Jun; 29(2): 174–181.

I risultati si riferiscono a 1104 lavoratori, di cui 76% uomini e 24% donne. La prevalenza di ipertensione si è dimostrata più elevata nei maschi (33% Vs 22%). Le stime del rischio hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa con alcuni fattori lavorativi come mantenere posture difficili (O.R. 1.71), lavorare in presenza di calore (O.R. 1.43), a contatto con agenti chimici (O.R, 1.31). stare a lungo seduti (O.R. 1.48),fare più cose contemporaneamente (O.R. 1.41), essere interrotti nel proprio lavoro (O.R. 1,35). non poter distogilere gli occhi dal lavoro (O.R.1.61).

L’articolo completo:
www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2758665/


Principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di gestione: vale anche per i rifiuti speciali?

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

Da: http://www.cs-legal.it/

by Avv. Salvatore Casarrubia La Corte Costituzionale ha affermato che i principi di autosufficienza e prossimità, in diretta attuazione dei quali sono definiti ambiti territoriali ottimali per le tutte le attività connesse alla gestione dei rifiuti, sono cogenti esclusivamente per quanto concerne lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti urbani, ma non già per le medesime attività riguardanti i rifiuti speciali, perché per questa tipologia di rifiuti occorre avere riguardo alle relative caratteristiche ed alla conseguente esigenza di specializzazione nelle operazioni di trattamento dello stesso. Vero è però che nelle norme si rinviene una linea di politica legislativa favorevole ad una rete integrata di impianti appropriati, atta a garantire lo smaltimento dei rifiuti speciali in prossimità al luogo di produzione, ma senza che ciò possa tradursi in un divieto: ed infatti “nella disciplina statale l’utilizzazione dell’impianto di smaltimento più vicino al luogo di produzione dei rifiuti speciali viene a costituire la prima opzione da adottare, ma ne «permette» anche altre”. Consiglio di Stato, sentenza del 23 marzo 2015


Legittima l’assimilazione comunale dei rifiuti speciali a quelli urbani se determinati anche i limiti quantitativi

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

Da: http://www.cs-legal.it/

by Avv. Salvatore Casarrubia In tema di tassa per lo smaltimento di rifiuti urbani, la dichiarazione di assimilazione dei rifiuti speciali non pericolosi a quelli urbani presuppone necessariamente la concreta individuazione delle caratteristiche, non solo qualitative, ma anche quantitative dei rifiuti speciali poiché l’impatto igienico ed ambientale di un materiale di scarto non può essere valutato a prescindere dalla sua quantità. Cass. civ., sentenza del 24 marzo 3014


Car assembly line robot kills worker in Germany

5 luglio 2015 | Pubblicato in Macchine, Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Da: http://edition.cnn.com/

State prosecutor’s office confirms the death
Local media report the robot gripped the worker, who was installing it
(CNN)An automotive assembly line robot killed a worker at a car factory in Germany this week, a prosecutor’s office said.
continua qui


Terre e rocce da scavo come sottoprodotti: serve il permesso di costruire?

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

Da: http://www.cs-legal.it/

by Avv. Salvatore Casarrubia L’atto concessorio di tipo urbanistico è necessario allorché la morfologia del territorio venga alterata in conseguenza di rilevanti opere di scavo, sbancamenti, livellamenti, finalizzati ad usi diversi da quelli agricoli. Nella specie si trattava di uno scavo lungo m. 10, largo m. 4 e profondo m. 2, propedeutico all’ampliamento di un preesistente fabbricato. Cass. pen. sentenza del 25 novembre 2014


Il raggruppamento e l’abbruciamento di materiali vegetali costituisce reato?

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

Da: http://www.cs-legal.it/

by Avv. Salvatore Casarrubia La lettera f) dell’art. 185, comma 1, TUA prevede che non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del D.Lgs. n. 152 del 2006, tra l’altro, la paglia, gli sfalci e potature, nonché l’altro materiale agricolo-forestale naturale non pericoloso utilizzato in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi e con metodi che non danneggiano l’ambiente ne mettono in pericolo la salute umana. La combustione degli sfalci e dei residui di potatura rientra nella normale pratica agricola, con la conseguenza che i materiali in questione devono essere ritenuti esclusi dal novero dei rifiuti. Ed infatti ai sensi dell’art. 182, co. 1, lett. f), del TUA, le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli e in quantità giornaliere non superiore a 3 m steri per ettaro dei materiali vegetali di cui all’art. 185, comma 1, lett. f), effettuate nel luogo di produzione, costituiscono normali pratiche agricole consentite per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti o ammendanti e non attività di gestione dei rifiuti. Cass. pen. 7 gennaio 2015


Le acque piovane di dilavamento, se contaminate, sono reflui industriali

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

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by Avv. Salvatore Casarrubia Il tema che viene sottoposto alla Corte investe il concetto di scarichi di reflui industriali ed in particolare l’incidenza delle acque meteoriche che raccolgono sostanze inquinanti provenienti da insediamenti industriali o commerciali (nel caso di specie, trattasi di una stazione di servizio per rifornimento di carburante). L’art. 74 TUA, alla lett. h), stabilisce che si intendono per “acque reflue industriali” “qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento”. L’art. 74 cit., pertanto, pur non fornendo una diretta definizione delle acque meteoriche di dilavamento, le considera diverse e distinte dalle acque reflue industriali e, quindi, non assimilabili a quest’ultime. Ma bisogna intendersi su cosa si intenda per “acque meteoriche di dilavamento”: esse sono costituite dalle acque piovane che, depositandosi su un suolo impermeabilizzato, dilavano le superfici ed attingono indirettamente i corpi recettori, senza subire contaminazioni di sorta con altre sostanze o materiali inquinanti. In caso contrario rientrano nel concetto di reflui industriali. Cass. pen., 22 gennaio 2015


Interramento in sito della posidonia e delle meduse spiaggiate: è gestione di rifiuti?

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

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by Avv. Salvatore Casarrubia Il D.Lgs. n. 205 del 2010, art. 39, comma 11 stabilisce che, fatta salva la disciplina in materia di protezione dell’ambiente marino e le disposizioni in tema di sottoprodotto, laddove sussistano univoci elementi che facciano ritenere la loro presenza sulla battigia direttamente dipendente da mareggiate o altre cause comunque naturali, è consentito l’interramento in sito della posidonia e delle meduse spiaggiate, purchè ciò avvenga senza trasporto nè trattamento. Va conseguentemente affermato il principio secondo il quale l’applicabilità della disciplina derogatoria di cui al D.Lgs. n. 205 del 2010, art. 39, comma 11 è subordinata alla prova positiva della sussistenza di tutti i presupposti individuati dalla legge. Date tali premesse, deve rilevarsi che, nel caso in esame, non soltanto non è stata fornita alcuna prova in ordine alla esistenza dei presupposti di applicabilità del deposito temporaneo e del D.Lgs. n. 205 del 2010, art. 39, comma 11, ma risulta ampiamente dimostrata la loro plateale insussistenza. Cass. pen. sentenza del 28.01.2015


Campionamento rifiuti: ci sono regole vincolanti in sede di contestazione?

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

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by Avv. Salvatore CasarrubiaL’art. 8 del D.M. 5/02/1998, intitolato “Campionamenti e analisi”, richiama le norme UNI 10802 per il campionamento di rifiuti, agli specifici fini della loro caratterizzazione chimico-fisica e si riferisce a campionamenti e analisi che sono effettuati a cura del titolare dell’impianto ove i rifiuti siano prodotti. Si tratta, dunque, di un insieme di disposizioni prive di portata generale, perché dirette allo specifico scopo di disciplinare le analisi effettuate a cura del titolare dell’impianto di produzione di rifiuti, ai fini della loro caratterizzazione chimico-fisica, per le sole tipologie di rifiuti individuate dallo stesso decreto ministeriale. Per cui l’uso del metodo UNI 10802 non è obbligatorio e la scelta sul metodo da utilizzare per il campionamento è questione di fatto, in mancanza di una normativa generale vincolante sul punto; con la conseguenza che è necessario e sufficiente che il giudice motivi circa le ragioni per le quali viene utilizzato il diverso metodo IRSA CNR anziché il metodo UNI 10802. Cass. pen. sentenza del 16.01.2015


Il superamento occasionale dei limiti tabellari, in materia di scarichi di reflui, è sempre reato

5 luglio 2015 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

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by Avv. Salvatore Casarrubia Va sicuramente data continuità all’orientamento di questa Corte secondo cui la fattispecie di scarico con superamento dei limiti tabellari (oggi contemplata dall’art. 137, comma 5, T.U.A.), quale reato autonomo avente carattere formale, è integrata per il solo fatto del superamento dei limiti di legge, in quanto il danno all’ambiente è presunto per legge, sicché non è logicamente possibile – senza scardinare il sistema, aprendolo a possibili gravi oscillazioni operative con diversità di trattamento tra operatori – dedurre la non offensività della trasgressione in concreto basata sulla natura limitata o temporanea della violazione. Cass. pen. sentenza del 22.05.2015


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