Nicola Canal: la stretta contro il fumo

5 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »


Nicola Canal: 25,001 kg e sei fritto!

5 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »


Corsi tecnici LMSpace

5 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

LM Space è una risposta all’esigenza di competenze tecniche e uno strumento che promuove la formazione continua delle PMI, un spazio che permette l’incontro e il confronto tra competenze, un network caratterizzato da innovazione e preparazione specifica.

Segnalo il link dove ci sono tutti i corsi attivati
http://www.lmspace.it/tipologia-corso/formazione/

I corsi specifici programmati fino a questo momento sono questi:

Progettare l’esperienza I http://www.lmspace.it/corsi/progettare-lesperienza-utente/
Progettare l’esperienza II http://www.lmspace.it/corsi/progettare-lesperienza-utente-ii/
Impianti di ventilazione http://www.lmspace.it/corsi/impianti-di-ventilazione/
Nuova direttiva Macchine http://www.lmspace.it/corsi/nuova-direttiva-macchine/
Impianti di riscaldamento a vapore http://www.lmspace.it/corsi/impianti-di-riscaldamento-a-vapore/
Le pompe idrauliche http://www.lmspace.it/corsi/le-pompe-idrauliche/


Azienda ULSS 9 Treviso – controlli e norme di vigilanza – check-list

5 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Al link http://www9.ulss.tv.it/Minisiti/spisal/trasparenza.html si può:
– conoscere le modalità con cui lo SPISAL effettua i controlli durante la vigilanza negli ambienti di lavoro
– conoscere le norme che devono essere rispettate da parte dei datori di lavoro
autovalutare il grado di conformità alla normativa

Le check list sono finalizzate a favorire la trasparenza dell’attività di controllo e l’ottemperanza alle misure di prevenzione da parte delle aziende; poichè alcuni argomenti sono molto complessi, si è cercato di mantere contemporaneamente la completezza e la semplicità delle informazioni ma non sempre ciò è stato possibile.

MODALITÀ DI EFFETTUAZIONE DEI CONTROLLI
Come vengono pianificati ed eseguiti i controlli; come vengono scelte le aziende da ispezionare – v1 del 28/11/2013.
Elenco minimo della documentazione richiesta abitualmente durante l’ispezione in azienda o in cantiere – v1 del 28/11/2013.

Seguono le
CHECK LIST DI AUTOVALUTAZIONE


Pausa thè con gli RSPP

4 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »


Credito imposta bonifica da amianto

4 febbraio 2016 | Pubblicato in Agevolazioni, Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Da: http://www.lisaservizi.it/

Il 2/2/2016 è entrato in vigore la legge 28/12/2015 numero 221 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali.” (GU Serie Generale n.13 del 18-1-2016)

Tra i tantissimi articoli interessanti segnaliamo l’articolo 56 (Disposizioni in materia di interventi

di bonifica da amianto) che introduce il credito di imposta al 50% per i titolari di reddito di impresa che effettuano nel 2016 interventi di bonifica dall’amianto su beni e strutture produttive.

Per gli interventi sono disponibili 5,667 milioni di € (molto pochi in verità per interventi a livello Nazionale) per gli anni 2017, 2018, 2019.

Il credito di imposta vale per le spese sostenute dopo il 2/2/2016 avrà effetto nel periodo di imposta successivo a quello in cui è stato fatto l’intervento. Gli investimenti devono essere di almeno 20.000€ e sono soggetti a regolamento “De Minimis”.

Il credito di imposta è ripartito e utilizzato in 3 quote annuali di pari importo.

Per la gestione operativa del credito di imposta è necessario attendere un decreto.

Uno specifico fondo di dotazione è stato previsto anche per la bonifica da amianto negli uffici pubblici.
Vai alla Legge 221 del 2015 sulla Gazzetta Ufficiale


Corso di Formazione “AMBIENTE E AZIENDA UNA COMBINAZIONE POSSIBILE”

3 febbraio 2016 | Pubblicato in Ambiente | Nessun Commento »

Corso di Formazione “AMBIENTE E AZIENDA UNA COMBINAZIONE POSSIBILE” Le Autorizzazioni Ambientali VIA – VAS – AIA – AUA: Normative – Impatti – Soluzioni Ronchi dei Legionari, febbraio – marzo 2016

Il programma

Per le iscrizioni
La circolare

Confindustria Venezia Giulia organizza, in collaborazione con GESTECO SpA, un ciclo di incontri con l’obiettivo di individuare gli elementi essenziali, le caratteristiche, le criticità della normativa vigente in materia ambientale e la relativa applicazione pratica in azienda in conformità alle leggi attualmente in vigore.
DESTINATARI: Datori di lavoro, personale amministrativo, personale tecnico, consulenti.
CALENDARIO: Giovedì 4 febbraio 2016, Giovedì 18 febbraio 2016, Mercoledì 2 marzo 2016, Mercoledì 9
marzo 2016 con orario 9.00 – 13.00.
SEDE: Confindustria Venezia Giulia, sede di Ronchi dei Legionari (GO) in Via P. Micca n. 10

1° Modulo: VIA – VAS – AIA – AUA. Procedure e Istruttorie alla luce delle più recenti novità legislative con la
partecipazione del Ministero dell’Ambiente, Regione FVG, Arpa FVG e ISPRA.
2° Modulo: Emissioni in atmosfera novità all’interno dell’autorizzazione ambientale con la partecipazione di ISPRA, Arpa FVG, RSE-Ricerca sul Sistema Energetico SPA, Provincia di Trieste e Provincia di Gorizia.
3° Modulo: La disciplina degli scarichi all’interno dell’autorizzazione ambientale con la partecipazione di Regione FVG, Arpa FVG, Capitaneria di porto di Trieste e di Gorizia, CATO Provincia di Trieste e CATO Provincia di Gorizia.
4° Modulo: Bonifiche – Le autorizzazioni ambientali – L’eco reato – Il collegato ambientale e le sue novità con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente, l’Avvocatura di stato di Trieste ed Avvocati esperti in gestione delle problematiche ambientali.
ATTIVAZIONE: Gli incontri saranno attivati al raggiungimento di un numero minimo di 15 partecipanti per modulo.


Le Operazioni di Movimentazione Manuale dei Carichi al Lavoro che, in Modo Assoluto, NON Possono Essere Eseguite

2 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Questa notizia è stata tratta da: http://medicocompetente.blogspot.it/

Nell’ambito della movimentazione manuale dei carichi sui luoghi di lavoro, esiste, come noto, l’articolo 168, comma 3 che permette di valutare, con criteri standardizzati, se e come i carichi movimentati al lavoro sono congrui, se possono o meno costituire un rischio per la colonna vertebrale in particolare lombo-sacrale e permette di programmare gli interventi di modifica per ridurre il rischio :”Le norme tecniche costituiscono criteri di riferimento per le finalità del presente articolo e dell’ALLEGATO XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si può fare riferimento alle buone prassi e alle linee guida” .
La metodologia NIOSH a cui si ispirano le norme tecniche permettono di conoscere, quali sono le operazioni che non possono essere effettuate durante il lavoro in quanto, costituiscono un rischio inaccettabile in quanto vi è un’alta probabilità di causare dei danni, nel medio e lungo termine, alla tratto lombo-sacrale della colonna vertebrale.

Le seguenti operazioni quindi NON possono, anche come operazione singola, essere effettuate da un singolo operatore in modalità manuale (senza ausili meccanici):
Sollevare manualmente un carico superiore a
25 kg per l’uomo tra i 18 e 45 anni
20 kg per l’uomo per l’uomo di età inferiore a 18 anni o superiore a 45 anni
20 kg per la donna tra i 18 e 45 anni
15 kg per la donna per l’uomo di età inferiore a 18 anni o superiore a 45 anni

E poi, indipendentemente dal peso del carico sollevato:
afferrare un carico da un altezza da terra della mani superiore a 175 cm
dislocare un carico (distanza verticale di spostamento del peso fra inizio e fine del sollevamento) superiore a 175 cm. Un esempio: afferrare un carico (anche di 1 kg) da un altezza di 175 cm e collocarlo a terra.
spostare un carico spostandolo in avanti per un tratto superiore a 63 cm. La misura va effettuata dal punto di mezzo delle caviglie al punto orizzontale in cui viene posato.
Una dislocazione angolare superiore a 135°: sollevare quindi un carico e collocarlo in un punto il cui angolo, rispetto al punto di prelievo, è superiore a 135°.
Superare una frequenza di 8 azioni al minuto se il compito di sollevamento dura tutte le 8 ore del turno
Superare una frequenza di 10 azioni al minuto se il compito di sollevamento dura almeno 2 ore del turno
Superare una frequenza di 12 azioni al minuto se il compito di sollevamento dura almeno 1 ora del turno.
La metodologia poi permette, in base al peso ed alle modalità di movimentazione, di stabilire l’entità del rischio.

*********

commento di Ugo Fonzar: mi deve scusare il dott. Ravalli, ma dire che non si possono sollevare più di 25 kg è una bestialità – quindi arrivo a casa e non posso abbracciare mio figlio e mia moglie (ovvio che non sono sul luogo di lavoro…) – insomma è un messaggio sbagliato – SBAGLIATO – Ho rischi e indice NIOSH superiore a 1 di sicuro, ma non è vietato – sono due cose diverse (VALE ANCHE PER LE ALTRE AZIONI INDICATE!!!) – DIVULGATE PER FAVORE – DIVULGATE QUESTA PRECISAZIONE A TUTTI – !!!


La Medicina del Lavoro Zozza

2 febbraio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Questa notizia è stata tratta da: http://medicocompetente.blogspot.it/

Riprendo un post sui requisiti dei locali aziendali in cui vengono effettuate le visite di idoneità al lavoro (http://medicocompetente.blogspot.it/search?q=locali+visite+mediche ), perchè sono stupito dal numero di e e-mail che ricevo sull’argomento manco vivessimo nel Burkina Faso e sono stupito che, nel 2016, in un paese progredito, si discuta di argomenti che sembrano usciti dal film “brutti, sporchi e cattivi”.
Due sono gli argomenti che fanno scalpore tra i lavoratori: il fatto che le visite mediche vengano effettuate in sale riunioni, uffici, spogliatoi con o senza il lettino portato dal medico e che ci si debba spogliare per la “visita del lavoro”.

Incominciamo dal primo argomento: le visite mediche effettuate in ambienti aziendali non consoni: uffici, magazzini, spogliatoi, sale riposo, ripostigli.
Premessa: chiedetevi per quale motivo nessun medico, di nessuna specializzazione, effettua prestazioni sanitarie al di fuori di ambulatori medici attrezzati o ambienti domiciliari dell’assistito. Anche il medico legale, per effettuare una perizia, visita in un ambulatorio e su un lettino; non nella sala mensa. Ma anche il veterinario: quando portate il vostro Bubi dal veterinario dove lo visita: su un lettino di acciaio lavabile dentro un ambulatorio o nella sala da aspetto accanto al distributore di caffè.
E già qui io qualche riflessione sui medici del lavoro……me la faccio.
Sottocaso 1): il medico effettua le visite (anche di lavoratori d’ufficio: addetti videoterminali) senza un lettino.
Significa semplicemente che la visita medica, che consta in “anamnesi ed esame obiettivo”, almeno nella parte dell’esame obiettivo non viene effettuata. L’allegato 3A del Testo Unico prevede che venga effettuato un “esame obiettivo con particolare riferimento all’organo bersaglio”. L’esame obiettivo consta (base della medicina praticata da 2000 anni: Ippocrate si gira nella tomba) nella “ispezione” (vista), “palpazione” (mani), “percussione” (dita), “auscultazione” (udito).
Allora può essere che il medico non effettui materialmente l’esame obiettivo ma lo riporti in cartella (visto che è d’obbligo) e siamo quindi nel codice penale (falso ideologico) oppure che il medico non compili (perchè non l’ha eseguito) la parte dell’esame obiettivo e siamo nel campo della sanzione amministrativa: violazione dell’art. 41, comma 5 per la quale è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.096.00 a 4.384,00 euro (Art. 58, co. 1, lett. e)

Sottocaso 2): il medico si porta un lettino pieghevole in azienda o l’azienda ne ha uno che apre all’occasione.
La legge non norma questo aspetto. Ma non lo norma perchè siamo non in tema di medicina del lavoro, neppure in tema di medicina ma più semplicemente nel tema di regole igieniche generali che, anche in India, insegnano ai bambini delle elementari. A me, lo dico proprio fuori dai denti con la sincerità e l’ironia che mi contraddistingue, mi fanno pena i colleghi che aprono il lettino tra le scrivanie di un ufficio. Che ci posso fare? Mi viene la malinconia a vedere un medico, cinquantenne, che sale le scale come uno sherpa tibetano e si “presta” ad effettuare le visite negli uffici o nelle sale riunioni: non solo manca di rispetto ai suoi assistiti (i lavoratori) ma anche a sè stesso.
Oltre alla malinconica riflessione, esistono regole di igiene generale. Ma vi siete chiesti dove si lava le mani tra un assistito e l’altro se le visite vengono effettuate in una sala riunione o in un ufficio tra le scrivanie? Semplice: non se le lava.
Ora, voglio dire, il sanitario che si presta a questo sistema viene meno a degli obblighi etici, però, voi lavoratori, al posto di scrivere mail lamentose a me, avete tutti gli strumenti per rifiutarvi di sottoporvi a visite in ambienti non consoni ad una sala visite: esiste il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) da voi eletto anche per gestire queste problematiche e c’è l’Ordine Provinciale dei Medici per segnalare comportamenti poco consoni alla nostra professionalità.
Allora quale caratteristiche deve avere una stanza aziendale adibita alle visite mediche?
Però scusate……mi sembrano cose talmente ovvie che quasi mi vergogno a trattare questi argomenti.
Una stanza chiusa, dotata di finestra per il ricambio dell’aria ( si tolgono le scarpe…..e capito di essere sudati), riscaldata in inverno e che non sia una fornace in estate, isolata acusticamente (la parete di cartone non impedisce ai colleghi dall’altro lato di venire a conoscenza che non andate di corpo), dotata di un lettino pieghevole con il suo bel rotolo di carta che va srotolato (vedo scene vergognose di un foglio di carta lasciato per tutti o, peggio, schiene nude sudate sulla plastica dei lettini), con l’adiacenza di un bagno che permetta al sanitario di evitare di spargere il sudore della schiena di uno sul torace di un altro.

Il secondo argomento caro ai lavoratori: perchè devo spogliarmi per fare una visita se lavoro uso il computer? Premesso che nessuno fa togliere il reggiseno o le mutande ma si rimane in abbigliamento intimo: come spiegato sopra, la visita di idoneità comporta la compilazione di una cartella sanitaria il cui contenuto è stabilito dall’Allegato 3A del Testo Unico che prevede un esame “obiettivo con particolare riferimento all’organo bersaglio”. L’esame obiettivo generale comporta una visita medica generale e quindi non è possibile “percuotere” un torace, “palpare” un addome, “ispezionare” gli arti inferiori per vedere se si sono vene varicose se il lavoratore non si spoglia in abbigliamento intimo. In più gli “organi bersaglio” del lavoro a vdt sono stabiliti dal comma 1) dell’art. 176 del Testo Unico:
I lavoratori sono sottoposti alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41, con particolare riferimento: a) ai rischi per la vista e per gli occhi; b) ai rischi per l’apparato muscolo-scheletrico.
Per “visitare l’apparato muscolo-scheletrico” occorre che il lavoratore sia in intimo altrimenti la colonna vertebrale non si può ispezionare o palpare.
In merito alle segnalazioni che ricevo di medici che “fanno spogliare solo i soggetti di sesso femminili”…..anche qui…siamo nel 2016……..segnalate gli abusi ai rispettivi Ordini Provinciali dei Medici, viene aperta una indagine, viene convocato il medico che dovrà fornire spiegazioni ad una commissione, ecc.


Formaldeide – ma siamo tutti esposti?

30 gennaio 2016 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

A partire dal 1° gennaio 2016 la formaldeide (FA) è classificata tra i Cancerogeni 1B.

Da qui la necessità di procedere alla valutazione del rischio cancerogeno (non “solo chimico”) e si veda a tal proposito Igiene & Sicurezza del Lavoro 8-9/2015.

Molte lavorazioni comportano però risultati delle analisi ambientali con concentrazioni molto basse. Ci si chiede se, visto che la FA è ubiquitaria come inquinante, si sia sempre esposti a rischio per la salute, alla luce di tale nuova classificazione, ovvero, sia possibile definire un livello al di sotto del quale si possa pensare di non essere esposti al rischio (considerando quindi i lavoratori esposti come la popolazione “civile”, senza cioè un rischio aggiuntivo generato dal lavoro). Assumendo una posizione cautelativa, senza analizzare in modo approfondito quelle che ad oggi sono le risultanze nella letteratura scientifica, c’è il rischio che la risposta sia IN PRESENZA DI FA, SI E’ SEMPRE ESPOSTI A RISCHIO PER LA SALUTE e, di conseguenza, è obbligatoria la sorveglianza sanitaria e l’istituzione del registro degli esposti (saranno da iscrivervi tutti?).

Inquinamento potenziale da FA dei mobili negli uffici (vale anche per uso civile).
Con la Circolare n° 57 del 22/6/1983 (poi con il decreto 10.10.2008), il Ministero della Sanità si è posto già da tempo la problematica legata al sospetto potere cancerogeno di questa sostanza, sia per quel che riguarda gli ambienti di lavoro che l’esposizione indoor dovuta, soprattutto, ai mobili nuovi. Infatti i pannelli a base di legno e i manufatti con essi realizzati, sia semilavorati che prodotti finiti, contenenti formaldeide, non possono essere immessi in commercio se la concentrazione di equilibrio di formaldeide, che essi provocano nell’aria dell’ambiente di prova (norme UNI EN 717-1 e 2 e UNI EN 13986) supera il valore di 0,1 ppm (0,124 mg/m3). Le misure di sicurezza in questo caso, oltre all’acquisto di prodotti certificati in tal senso, prevedono comunque l’aerazione periodica dei locali (soprattutto con mobili nuovi). Qualora poi vi siano lamentele (o dubbi validi?) da parte dei lavoratori circa l’eventuale rilevamento dell’odore di formaldeide (es. presenza di soggetti ipersensibili, o sospetti casi di asma, disturbi respiratori, ecc.) si potrà eseguire una analisi ambientale come indicato più sotto (si assume che i livelli di formaldeide non possano che calare nel tempo).

La posizione dell’OMS si può leggere qui: http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0014/123062/AQG2ndEd_5_8Formaldehyde.pdf
ed è molto chiara su una cosa (pag. 20):

“Guidelines
The lowest concentration that has been associated with nose and throat irritation in humans after short-term exposure is 0.1 mg/m3, although some individuals can sense the presence of formaldehyde at lower concentrations.

To prevent significant sensory irritation in the general population, an air quality guideline value of 0.1 mg/m3 as a 30-minute average is recommended. Since this is over one order of magnitude lower than a presumed threshold for cytotoxic damage to the nasal mucosa, this guideline value represents an exposure level at which there is a negligible risk of upper respiratory tract cancer in humans.”

Data l’autorevolezza della fonte e vista l’argomentazione su esposta, esposizioni al di sotto dei valori raccomandati dalla OMS possono essere tranquillamente considerate come “non esposizioni” e considerate (ad oggi) come esposizioni ammissibili per la popolazione in genere.

Recentemente, lo SCOEL in materia di esposizione alla formaldeide https://circabc.europa.eu/sd/a/d44aedf4-8e61-47b4-96c6-91a6ff3139f7/2015-11-16v11%20REC-125%20Formaldehyde%20stage%2040.20.pdf e http://www.confindustriabergamo.it/comunicazioni/news?id=17105
vuole determinare un limite ufficiale per l’esposizione professionale e propone

“Recommendation from the Scientific Committee on Occupational Exposure Limits for Formaldehyde

8-hour TWA: 0.3 ppm (0.369 mg/m3)
STEL: 0.6 ppm (0.738 mg/m3)
Additional categorisation: SCOEL carcinogen group C (genotoxic carcinogen with a mode-of action based threshold)”

Infatti anche nel documento dello SCOEL viene indicato che (pag. 48)
“A plethora of arguments suggests that FA concentrations below 1 or 2 ppm would not increase the risk of cancer in the nose or any other tissue, or affect FA homeostasis within epithelial cells (Swenberg et al., 2013)”

Si ricorda che la classificazione SCOEL “carcinogen group C” è contenuta nei seguenti gruppi:
A) Non-threshold genotoxic carcinogens; for low-dose assessment of risk, the linear non-threshold (LNT) model appears appropriate. For these chemicals, regulations (risk management) may be based on the ALARA principle (“as low as reasonably achievable”), technical feasibility, and other socio-political considerations.
B) Genotoxic carcinogens, for which the existence of a threshold cannot be sufficiently supported at present. In these cases, the LNT model may be used as a default assumption, based on the scientific uncertainty.
C) Genotoxic carcinogens with a practical threshold, as supported by studies on mechanisms and/or toxicokinetics; health-based exposure limits may be based on an established NOAEL (no observed adverse effect level).
D) Non-genotoxic carcinogens and non-DNA-reactive carcinogens; for these compounds a true (“perfect”) threshold is associated with a clearly founded NOAEL

Al di sotto di tali valori indicati per i lavoratori non si dovrebbero aver aumento di rischio di tumore al naso.

Questo, quando accettato e pubblicato dalla letteratura in materia (ad oggi).

C’è ulteriormente poi un parere della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo / regione Lombardia https://dl.dropboxusercontent.com/u/5488808/Docs/2016/Formaldeide_parere_HPG23%20ASL%20Bergamo.pdf – parere che da una serie di indicazioni chiare in materia e in pratica si possono sintetizzare come segue.
Si definiscono due soglie che delimitano tre aree:
– una a 0,1 mg/mc (dall’OMS) per la popolazione, sotto la quale non si considera l’esposizione a rischio e, quindi, non c’è rischio cancerogeno di natura occupazionale;
– una sopra i 0,369 mg/mc (che è quella del SCOEL ultima proposta) al di sopra della quale i lavoratori sono considerati esposti e con rischio per la salute
– quella intermedia dove i lavoratori sono da considerarsi “temporaneamente esposti” e si dovrà provvedere all’esecuzione di una serie di analisi ambientali per valutare l’effettivo superamento del limite di SCOEL (consiglierei di far riferimento alla UNI EN 689 per decidere modalità e periodicità dei campionamenti)

Quindi la sequenza “in pratica” in azienda potrà essere la seguente:
1. valutazione della possibilità di sostituire la formaldeide o prodotti che la contegono/rilasciano con altra sostanza/preparato meno pericoloso (art. 235 del Dlgs 81/2008 e smi)
se ciò non fosse possibile (e sarà il caso di spiegare i limiti tecnologici che hanno impedito tale sostituzione, oppure i test fatti che han dato esito negativo alla sostituzione) allora si dovrà procedere come segue.

L’aggiornamento della valutazione del rischio cancerogeno per esposizione da FA (art. 236) conterrà:
2. tutte le considerazioni riguardanti le caratteristiche delle lavorazioni, la loro durata e la loro frequenza, i quantitativi prodotti ovvero utilizzati, l’effettuazione di misure in ambiente di lavoro e/o personali (eventualmente reiterate se i valori sono tra quelli dell’OMS e dello SCOEL per validare i livello di concentrazione effettivo), e si dovrà tener conto della capacità della FA di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione allo stato di aggregazione / degradazione, tenendo conto di tutti i possibili modi di esposizione, anche accidentali
Il documento (da aggiornare in occasione di modifiche del processo produttivo significative e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettua) dovrà indicare in particolare le attività lavorative che comportano la presenza della formaldeide e i motivi per la quale si impiega, i suoi quantitativi prodotti o utilizzati o presenti come impurità o sottoprodotti, il numero di lavoratori esposto o potenzialmente esposti, il grado di esposizione, le misure preventive / protettive e il tipo di DPI utilizzati, le indagini svolte per la sostituzione di cui al punto 1 del presente elenco
3. la predisposizione degli interventi tecnici (art. 237) (ad es. lavorazioni in sistema chiuso, aspirazioni generali e localizzate, gestione delle temperature di processo, limitazione quantitativi, misure ambientali con metodi di campionatura, aerazione/ventilazione locali e processi produttivi, pulizia periodica dei locali / attrezzature e impianti, trasporto e conservazione in condizioni di sicurezza, la raccolta e l’immagazzinamento avvengano in condizioni di sicurezza utilizzando contenitori ermetici ed etichettati in modo chiaro / netto e visibile, presenza di servizi igienici, indumenti protettivi controllati / custoditi e puliti, esposizione del segnale di divieto di assumere cibi / bevande, ecc.), organizzativi (ad es. limitazione persionale esposto, limitazione esposizione nel tempo, separazione aree di lavoro, esposizione segnaletica di sicurezza, gestione dei rilasci accidentali / degradazioni o di anomalie / incidenti anche non prevsiti con procedure di emergenza, protegge in modo specifico personale che presenta rischi elevati – ad es. donne incinta – ecc.), procedurali (ad es. monitoraggio periodici dispositivi di sicurezza e di protezione collettiva, uso dei DPI, gestione della esposizione non prevedibile ad es. in caso di incidente / con comunicazione all’organo di vigilanza di tali eventi, per operazioni lavorative particolari ad es. manutenzione le misure di sicurezza adottate) che riducano il livello d’esposizione;
4. l’informazione e formazione dei lavoratori (art. 239): prima che siano adibiti alle attività lavorative con tali rischi, ogni volta che si verificano cambiamenti nelle lavorazioni che influiscono sulla natura e grado del rischio, e tale informazione e formazione va ripetuta periodicamente (la formazione / informazione dovrà contenere ad es. il tipo a la natura della presenza della formaldeide, le precauzioni per evitare l’esposizione, le misure igieniche da osservare, la gestione degli indumenti di lavoro e dei DPI / DPC, in caso di indicenti cosa fare);
5. la sorveglianza sanitaria (art. 242): obbligatoria per i lavoratori per i quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un rischio per la salute, istituendo e aggiornando una cartella sanitaria e di rischio; in base a tali visite sono da adottare misure preventive e protettive per i singoli lavoratori in base alle risultanze degli esami clinici e biologici effettuati; qualora dagli accertamenti sanitari fosse imputata una anomalia tra i lavoratori a parità di esposizione il datore di lavoro, informato dal medico competente, eseguirà una nuova valutazione del rischio, misurerà la concentrazione della formaldeide o l’esposizione alla stesssa al fine di verificare l’efficacia delle misure adottate; il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sulla sorveglianza sanitaria cui sono sottoposti, con particolare riguardo all’opportunità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività lavorativa; in caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro invia all’INAIL, per il tramite del medico competente, la cartella sanitaria e di rischio del lavoratore interessato unitamente alle annotazioni individuali contenute nel registro degli esposti e ne consegna copia al lavoratore stesso
6. e la costituzione finale del registro degli esposti: (art. 243) i lavoratori per i quali la valutazione dei rischi ha evidenziato un rischio per la salute sono iscritti dal datore di lavoro in un registro degli esposti.

Qualora le analisi ambientali siano sotto ai livelli del OMS e:
– le lavorazioni siano controllate (ad es. rilascio accidentale da degradazione di FA e monitoraggio ad es. temperatura e/o ventilazione / ciclo chiuso), cioè sono stati analizzati per bene i processi e non ci possono essere “sorprese” (non sono tali ad es. lavorazioni del tipo della FA applicata per uso industriale, disinfettanti che la contengano, fissativi tissutali, situazioni di combustione dove può generarsi, fumo di sigaretta non controllato o ammesso)
– ci sia un parere positivo e avvallo del medico competente ai fini di un suo giudizio sui rischi per la salute dei lavoratori
– siano stati consultati gli RLS
allora si potrà affermare che i lavoratori non sono esposti al rischio cancerogeno per FA (e quindi non c’è nenache la necessit di attivazione del registro degli esposti).

La fascia “grigia” tra i livelli dell’OMS e dello SCOEL sarà una area di dubbio dove si potrebbero aprire contenzioni medico legali ampi (dire che sono “temporanemante esposti” porta a discussioni ampie sul contributo del lavoro all’eventuale malattia). Si ritiene che dove siano presenti lavorazioni con uso di FA si consideri ancora in modo cautelativo a rischio i lavoratori, fermo restando eventuali monitoraggi con periodicità “serrata” come da UNI EN 689 che potrebbero validare la “non esposizione”.

Ringrazio per il confronto un sacco di gente, molto più brava di me, ai quali ho rotto le scatole in queste settimane. Ne cito cinque che hanno avuto pazienza di sentirmi: Carlo, Andrea, Andrea, Patrizia, Corrado, Paolo.

PS: purtroppo postilla.it non funziona e allora ho postato qui la news – attendo commenti – grazie


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