La prevenzione del rischio nei ponti mobili su ruote

2 Luglio 2009 | Pubblicato in Cantieri | Nessun Commento »

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Dal mittico suva sfizzero!

Disponibili on line diversi materiali relativi alla prevenzione del rischio nell’uso di ponti mobili su ruote: una lista di controllo, le otto domande da porsi per prevenire incidenti e alcuni piccoli poster da appendere nei luoghi di lavoro.

Il comparto delle costruzioni è da sempre in Europa, specialmente in Italia, uno dei più a rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori, in particolar modo in relazione ai lavori in quota che espongono i lavoratori a gravi infortuni.
Per questo motivo continuiamo a presentare materiali utili per la prevenzione degli incidenti e la formazione di lavoratori di questo comparto.
Una delle fonti più ricche di questi materiali è il sito web di Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, che da anni si batte, ad esempio attraverso la campagna “Ponteggi sicuri”, per la sicurezza dei lavoratori nel comparto edile.

Soffermandoci oggi sui rischi dei ponti mobili su ruote, presentiamo due documenti prodotti da Suva, ricordando che malgrado il riferimento alla diversa legislazione svizzera le indicazioni e i consigli riportati sono utili anche per i nostri lavoratori.

Il primo documento è una lista di controllo: “Ponteggi mobili su ruote”.
La prima domanda è molto chiara: “potete affermare di lavorare in condizioni di sicurezza con i ponteggi mobili su ruote?”.
Cadere da un ponteggio mobile su ruote infatti può avere conseguenze molto gravi.
I principali pericoli sono:
- “cadute;
- ribaltamento del ponteggio;
- rottura dell’impalcato”.
La lista di controllo è divisa in tre capitoli:

- stato e idoneità del ponteggio su ruote (verifica delle condizioni del ponteggio, conoscenza del carico utile massimo, idoneità del ponteggio per il tipo di lavoro);
- procedure da osservare (piano di appoggio, zona di passaggio attorno al ponteggio, stabilità del ponteggio, blocco delle ruote, scala di accesso, altezza massima del ponteggio, spostamento del ponte mobile, …);
- organizzazione, formazione e comportamento (addetto al controllo periodico dei ponteggi mobili su ruote, formazione e addestramento, controllo, …).

Anche il secondo documento ha un titolo esplicativo: “Otto domande vitali sui ponti mobili su ruote”, domande che ogni lavoratore dovrebbe porsi prima di utilizzare questa attrezzatura.

1. Controllo il ponte mobile su ruote prima di adoperarlo?
“I ponti mobili su ruote in perfetto stato sono la premessa per poter lavorare in sicurezza. Attenersi sempre alle istruzioni di montaggio. Altrimenti la caduta arriva quanto meno se l’aspetta”.

2. Sono completi il piano di calpestio del ponte e i parapetti?
“I piani di calpestio in cattivo stato possono rompersi. Un parapetto mancante è sovente la causa di cadute di persone e materiale”.

3. Blocco i freni delle ruote prima di salire sul ponte mobile su ruote?
“Solo tirando (bloccando) i freni delle ruote si evita uno spostamento accidentale del ponte mobile su ruote”.

4. Adopero sempre l’apposito accesso per salire e scendere dal ponte mobile su ruote?
“Salire arrampicandosi sul lato esterno del ponte mobile su ruote può finire malamente”.

5. Sposto il ponte mobile su ruote senza nessuno sopra?
“Le persone che si trovano sul ponte mobile si espongono a un grande pericolo durante lo spostamento. Spingendo il ponte mobile fai fare un brutto volo ai tuoi colleghi”.

6. Il ponteggio mobile su ruote è assicurato contro ribaltamenti?
“Nelle istruzioni di montaggio è spiegato da quale altezza e in che modo bisogna montare gli stabilizzatori”.

7. Il ponte mobile su ruote poggia su un terreno resistente?
“Il ponte mobile su ruote perde la sua stabilità se sprofonda improvvisamente nel terreno. Le improvvisazioni con mezzi di fortuna cedono il più delle volte proprio quando si sta lavorando”.

8. In zona di traffico ho sbarrato il posto di stazionamento del ponte mobile su ruote?
“Per lavorare in condizioni di sicurezza in zona di traffico bisogna evitare che il ponte mobile su ruote venga urtato dai veicoli in circolazione”.

Infine sul sito di Suva si possono trovare anche alcuni piccoli poster che possono essere esposti nei luoghi di lavoro in riferimento al blocco delle ruote e alla salita sui ponti mobili.

N.B.: Gli eventuali riferimenti legislativi contenuti nel documento originale riguardano la realtà svizzera, i suggerimenti indicati sono comunque utili per tutti i lavoratori.

Suva, lista di controllo: “Ponteggi mobili su ruote” (formato PDF, 554 kB).

Suva, “Otto domande vitali sui ponti mobili su ruote” (formato PDF, 470 kB).

Suva, “Bloccare bene le ruote ed eviterete pericolosi spostamenti dei ponti mobili”, poster (formato PDF, 159 kB).

Suva, “Ponti mobili: Chi non sale in modo corretto, rischia di fare una brutta caduta”, poster (formato PDF, 133 kB).

Links da qui:
http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=9079


Valutazione, prevenzione e gestione del rischio da stress lavoro correlato

2 Luglio 2009 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Un approfondimento sul rischio stress lavoro correlato: definizione e modelli, fattori determinanti, conseguenze, gestione del rischio. A cura della Direzione Sanità della Regione Piemonte.

Riportiamo di seguito un approfondimento relativo a “Valutazione, prevenzione e gestione del rischio da stress lavoro correlato” pubblicato sul numero di giugno del Bollettino Regionale sulla Salute e Sicurezza nei luoghi di Lavoro “Io scelgo la sicurezza” a cura della Direzione Sanità, Prevenzione Sanitaria ambienti di vita e di lavoro della Regione Piemonte.

L’articolo è a cura di B. Mottura, A. Baratti (ASL CN1) e D. Converso (Un. Torino, Psicologia).

Valutazione, prevenzione e gestione del rischio da stress lavoro correlato
Secondo i dati dell’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro il 28% dei lavoratori dell’Unione Europea soffre per eccesso di stress legato al lavoro; questo problema si colloca, quindi, al secondo posto dopo il mal di schiena, tra i problemi più diffusi di salute legata al lavoro, con importanti conseguenze sul piano sociale ed economico. In letteratura è ormai noto e condiviso l’assunto secondo il quale la gestione del rischio di stress occupazionale costituisce una leva organizzativa di benessere e di efficacia.
In altre parole, considerare il rischio psicosociale in tutte le sue espressioni può determinare sia un aumento dei livelli di benessere organizzativo1 sia una migliore performance con conseguenti benefici economici e sociali per le aziende (Avallone e Paplomatas, 2005; PRIMA-EF, 2008).

Come sappiamo l’art. 28 del Decreto Legislativo n. 81 del 9 Aprile 2008 prevede che il datore di lavoro valuti tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro correlato, secondo i contenuti dell’accordo quadro europeo sullo stress lavoro –correlato, concluso l’8 Ottobre 2004 e recepito a livello nazionale con l’accordo interconfederale siglato il 9 giugno 2008.
La nuova norma italiana, in accoglimento dei presupposti da tempo affermati e avvalorati da una ricca mole di ricerche condotte a livello internazionale, concorre così a diffondere e legittimare un approccio virtuoso alle organizzazioni volto a favorire “buone prassi”, vale a dire, politiche e pratiche finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza nei contesti organizzativi attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro.

Definizione e modelli
L’accordo europeo citato fornisce la seguente definizione: lo stress è una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”.
In ambito scientifico prevale l’interesse nei confronti di una concezione dinamica dello stress che integra i modelli tuttora più noti e accreditati - Karasek e Theorell, 1990; Lazarus e Folkman, 1984 - (Converso e Falcetta, 2007). Essa traccia un processo che si sviluppa attraverso l’interazione continua di quattro variabili rappresentate nella cosiddetta “bilancia dello stress”, ovvero: richieste esterne (la pressione percepita dall’esterno), richieste interne (le aspettative individuali), risorse interne (le capacità che si ritiene di disporre), risorse esterne (il sostegno percepito). È proprio dalla relazione tra queste variabili psicosociali che origina l’esperienza soggettiva di stress lavorativo (Lazzari, 2007).

Lo stress non è di per sé una malattia né i fattori psicosociali che concorrono a determinarlo sono intrinsecamente pericolosi; tuttavia, un’esposizione prolungata può compromettere la salute fisica, psichica e sociale delle persone, oltre a ridurre la qualità e l’efficienza sul lavoro.

Fattori determinanti
In generale, i rischi psicosociali lavorocorrelati riguardano alcuni aspetti della progettazione e della gestione del lavoro e i suoi contesti sociali e organizzativi che hanno in sé un potenziale tale da causare danni psicosociali o fisici (Cox e Griffith, 1995).
In linea con questa definizione l’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EASHW, 2003) sostiene che l’esposizione allo stress da lavoro, così come agli altri principali rischi psicosociali a esso correlati (es. burnout, mobbing, violenza), è sostenuta principalmente dalle seguenti caratteristiche organizzative cui corrispondono specifiche condizioni di rischio indicate in parentesi (Hacker, 1991):

a. Contesto di lavoro
- Cultura e funzione organizzativa (es. mancanza di definizione degli obiettivi organizzativi)
- Ruolo nell’organizzazione (es. ambiguità e conflitto di ruolo)
- Sviluppo di carriera (es. promozione insufficiente o eccessiva, insicurezza dell’impiego)
- Autonomia decisionale/controllo (es. partecipazione ridotta ai processi decisionali)
- Rapporti interpersonali sul lavoro (es. conflitto interpersonale, assenza di supporto sociale)
- Interfaccia casa/lavoro (es. richieste contrastanti tra casa e lavoro)

b. Contenuto del lavoro
- Ambiente e attrezzature di lavoro (problemi inerenti le strutture e le attrezzature di lavoro)
- Progettazione dei compiti (es. monotonia, lavoro frammentato o inutile, incertezza elevata)
- Carico e ritmi di lavoro (es. carico di lavoro eccessivo o ridotto, elevata pressione temporale) - Orario di lavoro (es. lavoro a turni, orari di lavoro senza flessibilità o prolungati)

Più recentemente, gli studi di settore hanno evidenziato che i rischi psicosociali emergenti (cosiddetti in quanto nuovi e in aumento) per la sicurezza e la salute negli ambienti di lavoro spesso derivano dalle trasformazioni tecniche e/o organizzative (EASHW, 2007).

Conseguenze
Lo stress legato all’attività lavorativa, quando eccessivo, può alterare il modo in cui una persona si sente e si comporta all’interno dei processi organizzativi. Una proposta di classificazione dei possibili e principali esiti distingue i seguenti livelli ed esempi:
a. livello aziendale:
aumento dell’assenteismo, frequente avvicendamento del personale, problemi disciplinari, comunicazioni aggressive, infortuni, errori, aumento dei costi di indennizzo e delle spese mediche, perdita del prestigio e dell’immagine aziendale, riduzione della produttività;
b. livello individuale:
• risposte emotive: ansia, tristezza, irritabilità, suscettibilità, turbe del sonno, preoccupazione per il proprio stato di salute, alienazione, spossatezza, problemi relazionali;
• risposte cognitive: difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, scarsa propensione all’apprendimento di cose nuove, ridotta capacità decisionale e di problem- solving;
• risposte comportamentali: tabagismo, alcolismo, dipendenza da farmaci, consumo di droghe e stupefacenti, insoddisfazione, alterata percezione del pericolo, comportamento distruttivo.
• risposte fisiche: contratture muscolari, indebolimento del sistema immunitario, disturbi gastro-intestinali, disturbi cardiaci, ipertensione.

Anche il burnout, il mobbing e la violenza nei luoghi di lavoro sono da considerare altre possibili espressioni del rischio psicosociale; esse presentano caratteristiche specifiche, seppure il processo di stress costituisca per tutte una matrice comune.

Gestione del rischio
La letteratura esaminata evidenzia come i modelli di analisi e di intervento su questi temi tendano sempre di più a considerare la salute dell’individuo e quella dell’organizzazione in modo integrato. Dunque, accanto alla salute fisica delle persone e alla produttività delle aziende occorre considerare altri importanti aspetti psicosociali che completano e rinnovano le visioni e gli approcci riguardanti la salute organizzativa.

Se in passato gli interventi hanno privilegiato il raggiungimento di obiettivi legati a specifiche problematiche (es. clima organizzativo, stress e burnout, mobbing) è ora ampiamente condivisa l’esigenza di ridurre la frammentazione a favore di logiche e strategie più ampie, sinergiche e ricorsive che sappiano valorizzare la specificità dei fenomeni studiati e, nel contempo, rintracciare gli aspetti comuni, le interconnessioni sia a livello individuale che interpersonale e organizzativo (Borgogni e Petitta, 2003; Avallone e Paplomatas, 2005).
Data questa premessa, la chiave per affrontare lo stress legato all’attività lavorativa va ricercata nell’azienda e nella gestione del lavoro, proprio perché è stato dimostrato da più parti quanto sia meglio promuovere pratiche salubri e prevenire i danni dello stress legato all’attività lavorativa piuttosto che affrontarne le conseguenze, umane e organizzative, a posteriori.

In generale, la prevenzione primaria mira fronteggiare lo stress cambiando elementi nel modo in cui il lavoro è organizzato e gestito; la prevenzione secondaria tende a sviluppare la capacità individuali di gestione dello stress mediante una formazione specifica; gli approcci riconducibili alla prevenzione terziaria tendono a ridurre l’impatto dello stress da lavoro sulla salute dei lavoratori sviluppando appropriati sistemi di riabilitazione e di “rientro al lavoro” e aumentando i provvedimenti in ambito di salute occupazionale.

Accanto a queste misure consolidate, gli studi condotti in questo ambito hanno evidenziato alcune nuove strategie e fattori che assicurano il successo degli interventi volti a migliorare la sostenibilità dello stress sul luogo di lavoro (Prima EF, 2008):
- un’analisi adeguata del rischio a partire da una focalizzazione su una popolazione lavorativa, un luogo di lavoro o un contesto operativo ben definiti;
- un’attenta pianificazione e un approccio graduale al problema;
- una combinazione di misure dedicate all’organizzazione dell’attività e ai lavoratori stessi;
- la scelta di soluzioni specifiche per i singoli luoghi di lavoro;
- il coinvolgimento di professionisti esperti e la realizzazione di interventi basati sulle evidenze scientifiche;
- il coinvolgimento e la partecipazione dei lavoratori destinatari degli interventi progettati, insieme agli esperti, in un percorso di apprendimento che agevoli la definizione del problema, lo sviluppo delle azioni più appropriate, la valutazione del processo e dei risultati ottenuti;
- la realizzazione di azioni ricorsive e sostenibili grazie al concreto e costante appoggio della dirigenza committente (ciclo di controllo).

In particolare, e secondo la normativa vigente, la valutazione dello stress da lavoro può compiersi attraverso l’analisi quali – quantitativa dei dati ottenibili esplorando i seguenti domini della vita organizzativa:
• organizzazione e processi di lavoro
• condizioni e ambiente di lavoro
• comunicazione
• fattori soggettivi

Successivamente, gli interventi potranno comprendere:

a. misure di gestione e di comunicazione per chiarire gli obiettivi aziendali e il ruolo di ciascun lavoratore; assicurare un sostegno adeguato da parte della direzione ai singoli individui e ai gruppi di lavoro; portare coerenza, responsabilità e controllo sul lavoro; migliorare l’organizzazione, i processi, le condizioni e l’ambiente di lavoro;
b. formazione dei dirigenti e dei lavoratori, per migliorare la loro consapevolezza e la loro comprensione nei confronti dello stress, delle sue possibili cause e del modo in cui fronteggiarlo in senso trasformativo;
c. informazione e consultazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti, in conformità alla legislazione europea e nazionale, ai contratti collettivi, alle prassi e dedicando attenzione alla matrice culturale in cui i comportamenti organizzativi si rispecchiano e trovano il loro significato.

In linea con questi presupposti, da diversi anni, in alcune Aziende Sanitarie piemontesi, i servizi di Medicina del Lavoro/Medico Competente e di Prevenzione Protezione (SPP), con la supervisione scientifica della Facoltà di Psicologia di Torino, conducono, nei servizi sanitari, un processo multidisciplinare e multimetodo di analisi organizzativa finalizzato a rilevare i livelli di benessere-malessere nei gruppi di lavoro, definire e monitorare un profilo di salute organizzativa che, accanto ai rischi tradizionalmente intesi, dia conto dell’influenza esercitata dalle variabili psicosociali, per natura trasversali rispetto alla popolazione aziendale complessivamente intesa e sulle quali progettare in modo condiviso il cambiamento.

Nello stesso tempo, è stato implementato un percorso a livello individuale per offrire uno spazio di ascolto e sostegno alle persone che vivono una condizione di disagio lavorativo particolarmente intensa e invalidante. Accanto e attraverso gli obiettivi individuati nei vari livelli di analisi e di intervento si auspica un sensibile miglioramento della cultura della sicurezza e della salute attraverso il coinvolgimento della committenza e dei destinatari, oltre alla definizione e implementazione di strategie che facilitino, a tutti i livelli organizzativi, l’estensione del focus da un’ ottica di protezione ad un’ottica di promozione della salute negli ambienti di lavoro. Quindi, un’azione non solo circoscritta alla prevenzione, al trattamento e alla riabilitazione del disagio psicosociale, ma tesa anche a fornire ai destinatari sostegno e strumenti per migliorare la loro qualità di vita lavorativa. A livello regionale, con DGR n. 4 – 5899/ 2007, è stato istituito un gruppo di lavoro regionale sul “Benessere organizzativo in sanità”, coordinato dalla prof.ssa Daniela Converso dell’Università di Torino, Facoltà di Psicologia, con l’intento di fornire a tutti i soggetti interessati, strumenti, condivisi e validati dal punto di vista tecnico e scientifico, per:
1. identificare le situazioni di rischio,
2. valutarne l’entità e le possibili conseguenze in termini di malessere o di patologie,
3. identificare strategie di intervento,
4. alimentare le condizioni di benessere entro le Aziende Sanitarie regionali.

Il gruppo di lavoro, composto da psicologi del lavoro, medici del lavoro, RSPP ed RLS2, ha attivato uno specifico progetto formativo, da sviluppare nelle Aziende Sanitarie piemontesi al fine di:
a. favorire la creazione di gruppi multiprofessionali che possano cooperare a partire dalle diverse competenze e responsabilità sul terreno del benessere organizzativo e della gestione del rischio psicosociale;
b. formare i destinatari in merito ai fattori che promuovono, mantengono e migliorano il benessere organizzativo all’interno di un’azienda sanitaria;
c. attivare, in una logica di “disseminazione”, interventi finalizzati a incrementare una cultura organizzativa orientata al benessere.
E’ un percorso di formazione-intervento, che prevede sia azioni formative in aula sia l’elaborazione e la conduzione di singoli progetti-intervento, a cura dei partecipanti, con il sostegno di opportune supervisioni, azioni di tutoraggio e confronto nelle diverse sedi operative.

Per bibliografia e norme di riferimento richiedere a: Dott.ssa Bianca Mottura, psicologa, specialista in psicologia della salute, Servizio di Medicina del Lavoro ASL CN 1, via Ospedali, 14, 12038 Savigliano (CN) tel. 0172.719513 – fax: 0172.719058, bianca.mottura@asl17.it

Note
1 «l’insieme dei nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative che animano la dinamica della convivenza nei contesti di lavoro promuovendo, mantenendo e migliorando la qualità della vita e il grado di benessere fisico, psicologico e sociale delle comunità lavorative» (Avallone, Paplomatas, 2005, p. 65).

2 Daniela Converso - docente Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, Franca Vinci - funzionario regionale Settore Prevenzione Sanitaria negli ambienti di vita e di lavoro; Vincenzo Alastra - psicologo presso l’ASL BI, Anna Pia Barocelli - medico competente ASL TO 2; Riccardo Falcetta - medico competente ASO O.I.R.M. S. Anna di Torino; Daniela Macagno – A.S. Medicina del Lavoro ASL CN1; Bianca Mottura - psicologa Medicina del Lavoro ASL CN1; Alberto Baratti medico competente ASL CN 1, Cristina Prandi - RSPP ASL TO 2, Maurizio Presutti - RLS TO 5; Michele Presutti - direttore OSRU ASL TO 3; Maria Ruggieri – medico competente ASL 12 di Biella; Marina Tagna - medico competente ASL TO 2.

“Io scelgo la sicurezza”, 02/2009 – giugno.

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Prevenzione incendi: deroghe per le residenze turistico alberghiere

2 Luglio 2009 | Pubblicato in Antincendio | Nessun Commento »

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Una nota del Dipartimento Vigili del Fuoco sulla gestione della sicurezza antincendio nelle residenze turistico alberghiere. Deroghe al rispetto dell’articolo 15 del DM del 9 aprile 1994 in presenza di impianti automatici di rivelazione d’incendio.

In una nota dell’8 giugno 2009 emanata dalla Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, vengono forniti chiarimenti inerenti l’attuazione dell’art. 15 del Decreto del Ministero dell’Interno del 9 aprile 1994 “Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l’esercizio delle attività ricettive turistico alberghiere” e dunque in merito alla gestione della sicurezza antincendio in questa tipologia di residenze.

La nota ricorda che “è stata segnalata a questa Direzione la pratica impossibilità dell’attuazione del disposto dell’articolo 15 del DM 9/4/1994 nelle residenze turistico alberghiere, comprese nel punto i) dell’articolo 1 del citato decreto, che, come noto, non sono soggette al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi”.
Viene infatti evidenziato “che nella stragrande maggioranza di tali attività, per tipologia organizzativa, non vi è presenza continuativa di personale dipendente cui affidare le mansioni previste dall’articolo in parola, che riguardano essenzialmente l’attività di gestione dell’emergenza”.

E dunque “tenuto conto che trattasi di attività non soggette al rilascio del Certificato di Prevenzione incendi e su conforme parere del Comitato Centrale Tecnico Scientifico di Prevenzione Incendi”, “questa Direzione ritiene che nelle residenze turistico alberghiere, ove non sia possibile il rispetto dell’articolo 15 del DM 9/4/1994 per mancanza di personale cui affidare tali mansioni per la particolare tipologia di tali attività, possa derogarsi in via generale dal rispetto dell’articolo sopraccitato a condizione che tutti i locali dell’attività siano protetti da impianto automatico di rivelazione d’incendio realizzato a regola d’arte”.

In particolare l’impianto “dovrà segnalare l’evento in un luogo permanentemente presidiato, anche esterno all’attività stessa, quale ad esempio presso il titolare dell’attività o istituto di vigilanza appositamente incaricato e ai residenti adeguatamente informati attraverso idonee istruzioni”.

Ministero dell’Interno - Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile - Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, “Nota n. 5949 del 08.06.2009” (formato PDF, 79 kB).

Links da qui: http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=9077


Pagine della Salute 2009: stare bene con la prevenzione

2 Luglio 2009 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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On line la guida “Stare bene con la prevenzione” del Ministero della salute: stili di vita salutari, lotta alle malattie, come e dove effettuare diagnosi precoci attraverso test di screening.

Anche quest’anno, il settore Salute del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha realizzato in collaborazione con Seat Pagine Gialle le “Pagine della Salute”, dal titolo “Stare bene con la prevenzione”.

Si tratta di alcune semplici indicazioni che aiutano a far capire quanto sia importante la prevenzione per la tutela della salute e quanto siano fondamentali le “azioni” che ogni persona può compiere responsabilmente durante la propria vita per non ammalarsi o, comunque, per ritardare la comparsa di una malattia o anche per ridurne la gravità.

L’obiettivo da raggiungere è fare in modo che la prevenzione diventi il proprio stile di vita.

Il primo strumento a disposizione è la prevenzione primaria che consiste nel mettere in atto una serie di semplici accorgimenti che riducono i fattori di rischio e possono evitare la comparsa di una malattia.
Si tratta di quelle importanti piccole azioni quotidiane che ognuno può compiere adottando stili di vita salutari (in particolare evitare il fumo, fare attività fisica, seguire un’alimentazione corretta, non abusare con il consumo di alcol).
Il secondo strumento a disposizione è la prevenzione secondaria che consente di scoprire la presenza di alcune malattie allo stato iniziale attraverso l’esecuzione di semplici esami (test di
screening). Questa possibilità di “diagnosi precoce” permette di intervenire quando la malattia è all’esordio attraverso terapie che molte volte portano alla guarigione.

Realizzata a colori e con l’ausilio di una grafica esplicativa di immediata lettura, la guida aiuta a scoprire la prevenzione illustrando prima quanto siano importanti gli stili di vita salutari (seguire una corretta alimentazione, praticare un’attività fisica, non abusare con il consumo di alcol e non fumare), poi, quanto siano necessari stili di vita sani nella lotta contro le malattie cardiovascolari e contro i tumori, fino a fornire utili suggerimenti su come e dove poter effettuare diagnosi precoci attraverso test di screening.

La Guida è pubblicata nei volumi delle Pagine Bianche distribuiti da maggio 2009 in tutta Italia.

La guida “Stare bene con la prevenzione” (formato PDF, 1.01 MB).

Il calendario della distribuzione dei volumi (pdf, 1,6 MB).

Links da qui: http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=9076


Responsabilità sulla sicurezza a 360° - Il consulente aziendale risponde anche in mancanza di una relazione dei rischi

2 Luglio 2009 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

Da: http://www.consulentidellavoro.it/ e segnalata da un caro Avvocato!

Responsabilità del consulente aziendale sulla sicurezza del lavoro a trecentosessanta gradi. Risponde infatti degli infortuni subiti dai lavoratori addetti alle macchine pericolose, se non ha avvertito del problema, anche in mancanza di una relazione dei rischi a cui l’impresa committente era obbligata.

A questa importante decisione è giunta la Corte di cassazione con la sentenza 15050 del 26 giugno 2009. Nessuna incidenza può avere ai fini della responsabilità della società consulente per la valutazione dei rischi aziendali per l’inadempimento dell’obbligazione a suo carico, consistente nella segnalazione alla committente dei macchinari esistenti in azienda, non conformi alla normativa di sicurezza, la circostanza che non era stata redatta la relazione di sicurezza con la valutazione dei rischi e che questo compito facesse carico all’azienda datrice di lavoro, dovendo anzi rilevarsi che detti ulteriori adempimenti previsti dal denunciato d.lgs. 626 del 1994 presuppongono l’analisi della sicurezza dei macchinari e dell’ambiente di lavoro.


Viareggio: incidente ferroviario - Tutte le foto e i video

1 Luglio 2009 | Pubblicato in Antincendio | Nessun Commento »

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurezzaonline.it/

Links da qui: http://www.sicurezzaonline.it/homep/infcro/infcro2009/infcro200907/infcro20090701.htm

Alle ore 23.48 del 29 giugno un’esplosione è avvenuta in una zona distante circa 1 km dalla stazione ferroviaria di Viareggio. L’esplosione è stata generata dall’innesco di una nube di GPL (Gas di Petrolio Liquefatti) fuoriuscita da uno dei convogli di ferrocisterne trasportanti GPL. Il carico era partito da Trecate (NO) ed era diretto a Gricignano (CE).

Numerosi i morti e i feriti, di cui alcuni in modo grave. Oltre 300 i Vigili del Fuoco impegnati nelle operazioni di soccorso tecnico urgente provenienti da tutti i Comandi della Toscana ma anche dall’Emilia Romagna e dalla Liguria. Esperti dei nuclei NBCR (nucleare biologico chimico radiologico) stanno giungendo da Venezia. Sono presenti sul luogo dell’incidente il Ministro dell’Interno on. Roberto Maroni, il Capo del Dipartimento Prefetto Francesco Paolo Tronca e il Capo del Corpo Nazionale VVF Ing. Antonio Gambardella mentre il Direttore Centrale per l’Emergenza Ing. Sergio Basti sta coordinando le operazioni dal Centro Operativo Nazionale presso il Viminale
Approfondimenti

Galleria immagini
Vedi anche

Il video dell”eplosione
Fonte: Vigilfuoco

Dal nostro archivio

Decreto Ministeriale 19/03/2008
Recepimento della direttiva 2006/90/CE della Commissione del 3 novembre 2006, di adattamento al progresso tecnico della direttiva 96/49/CE del Consiglio, per il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di trasporto merci pericolose per ferrovia.
continua >>

Trasporto interno di merci pericolose - Inland transport of dangerous goods - Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 30/9/2008 è stata pubblicata la seguente Direttiva:
I Atti adottati a norma dei trattati CE/Euratom la cui pubblicazione è obbligatoria
DIRETTIVE
Direttiva 2008/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 settembre 2008, relativa al trasporto interno di merci pericolose
Testo rilevante ai fini del SEE
continua >>

Allegati A e B della direttiva 96/49/CE del Consiglio, come annunciato nella direttiva 2001/6/CE della Commissione, che adatta per la terza volta al progresso tecnico la direttiva 96/49 del Consiglio concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al trasporto di merci pericolose per ferrovia.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2004:121:0001:0864:IT:PDF (864 pagine - 5,4 MB)

Trasporto interno di sostanze pericolose
La direttiva 2008/68/CE instaura un regime comune che contempla tutti gli aspetti del trasporto interno di merci pericolose su strada, per ferrovia o per via navigabile. continua >>

Railway safety
While the safety level of rail transport in the European Union (EU) is generally very good, particularly in comparison with its main competitor, road transport, the recent White Paper nevertheless revealed the existence of shortcomings in railway safety. This Directive aims to establish a more competitive and safer railway system which covers the entire Community market instead of confining itself mainly to national markets. continua >>


Proroghe di alcuni aspetti di prevenzione incendi sugli alberghi

1 Luglio 2009 | Pubblicato in Antincendio | Nessun Commento »

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9. Il termine stabilito dall’articolo 3, comma 4, del decreto-legge
28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge
26 febbraio 2007, n. 17, come da ultimo modificato dal comma 10,
dell’articolo 4-bis, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97,
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, per
completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi
delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti
letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del
Ministro dell’interno in data 9 aprile 1994, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, e’ prorogato al 31
dicembre 2010. La proroga del termine di cui al presente comma, si
applica anche alle strutture ricettive per le quali venga presentato,
entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per
territorio, il progetto di adeguamento per l’acquisizione del parere
di conformita’ previsto dall’articolo 2 del decreto del Presidente
della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37. In pendenza del termine per
la presentazione del progetto di cui al presente comma, restano
sospesi i procedimenti volti all’accertamento dell’ottemperanza agli
obblighi previsti dal decreto del Ministro dell’interno in data 9
aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio
1994.


Il D.M. 14 gennaio 2008 (NTC 2008) obbligatorio per tutte le opere

1 Luglio 2009 | Pubblicato in Cantieri | Nessun Commento »

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Sul Supplemento Ordinario n. 99 alla Gazzetta Ufficiale n. 147 del 27 giugno 2009 è stata pubblicata la Legge 24 giugno 2009, n. 77, conversione del Decreto Legge per l’emergenza in Abruzzo (D.L. 28 aprile 2009, n. 39).
È quindi ora ufficiale l’entrata in vigore (dal 1° luglio 2009) delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni approvate con il D.M. 14 gennaio 2008.
Durante la conversione in Legge, infatti, il testo originario ha subito alcune modifiche tra le quale l’introduzione dell’art. 1 bis. “Misure urgenti in materia antisismica”.
Tale articolo ha anticipato di un anno, rispetto al 30 giugno 2010, l’entrata in vigore del D.M. 14 gennaio 2008 attraverso la modifica all’articolo 20, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248.
Ricordiamo che l’anticipazione dell’entrata in vigore delle nuove norme tecniche era stata prevista nello schema di decreto legge sul “piano casa”; a causa del mancato accordo preliminare tra governo e Conferenza delle regioni il governo ha inserito la disposizione nel D.L. per l’emergenza in Abruzzo.
Le norme tecniche approvate con il decreto ministeriale del 14 gennaio 2008 sono da più parti ritenute la più avanzata espressione normativa, forse a livello mondiale, in materia di tutela della pubblica incolumità nel settore delle costruzioni.

Clicca qui per scaricare il testo del D.L. Abruzzo pubblicato in G.U.
Clicca qui per scaricare il testo delle Norme Tecniche 2008
Clicca qui per scaricare il testo della Circolare (617/2009) Esplicativa delle NTC

Links da qui: http://www.acca.it/Default.aspx?TabId=80&ItemId=1094&view=Details


Dal 1° luglio obbligatorio il piano di manutenzione delle strutture

1 Luglio 2009 | Pubblicato in Cantieri | Nessun Commento »

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Con l’entrata in vigore in via definitiva delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14 gennaio 2008) il progetto strutturale esecutivo, secondo le disposizioni del punto 10.1, dovrà obbligatoriamente comprendere il “piano di manutenzione della parte strutturale dell’opera”.
Dal 1° luglio 2009 il progettista deve quindi farsi carico, per tutte le opere pubbliche e private, di redigere questo ulteriore elaborato.
La struttura ed i contenuti dell’elaborato sono meglio definiti nella Circolare Esplicativa 2 febbraio 2009, 617 in cui il Piano di Manutenzione è definito “il documento complementare al progetto strutturale che ne prevede, pianifica e programma, tenendo conto degli elaborati progettuali esecutivi dell’intera opera, l’attività di manutenzione dell’intervento al fine di mantenerne nel tempo la funzionalità, le caratteristiche di qualità, l’efficienza ed il valore economico.”
Esso va corredato, in ogni caso, del manuale d’uso, del manuale di manutenzione e del programma di manutenzione delle strutture.
Il piano di manutenzione della parte strutturale dell’opera ricalca fedelmente la struttura del Piano di manutenzione dell’opera, previsto per le opere pubbliche dall’art. 40 del DPR 554/1999; differisce da questo elaborato perché relativo ai soli elementi strutturali (e non a tutti come nel caso precedente) e perchè è obbligatorio anche per le opere private.
Il piano di manutenzione delle strutture va depositato, unitamente agli altri elaborati progettuali, presso gli uffici del Genio Civile competenti per territorio.

Clicca qui per scaricare il testo delle Norme Tecniche 2008
Clicca qui per scaricare il testo della Circolare (617/2009) Esplicativa delle NTC

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Certificazione energetica obbligatoria per tutti gli edifici dal 1° luglio. Il parere dei notai

1 Luglio 2009 | Pubblicato in Energia, Tasse | Nessun Commento »

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L’articolo 35 della L. 133/2008 (conversione con modificazioni del D.L. 112/2008) ha soppresso l’obbligo di allegare l’attestato di certificazione energetica agli atti di compravendita degli immobili, e, in caso di locazione, di consegnare o mettere a disposizione del conduttore l’attestato di certificazione energetica.

Tali obblighi erano stati previsti dai commi 3 e 4 dell’articolo 6 del D.Lgs. 192/2005 che sono stati abrogati dal citato art. 35.
Lo stesso articolo 35 ha disposto l’abrogazione anche dei commi 8 e 9 dell’articolo 15 del D.Lgs 192/2005, che prevedevano le sanzioni relative alla mancata trasmissione della certificazione in caso di cessione (definitiva o in locazione) dell’immobile.

Eliminato l’obbligo di allegare l’attestato di certificazione energetica agli atti di compravendita, è invece rimasto l’obbligo di dotare gli immobili dell’attestato,secondo l’art. 6 del D.Lgs. 192/2005, secondo le seguenti scadenze:

dal 1° luglio 2007, per gli edifici di superficie utile superiore a 1000 metri quadrati, nel caso di trasferimento a titolo oneroso dell’intero immobile;
dal 1° luglio 2008, per gli edifici di superficie utile fino a 1000 metri quadrati, nel caso di trasferimento a titolo oneroso dell’intero immobile con l’esclusione delle singole unità immobiliari;
dal 1° luglio 2009 per le singole unità immobiliari, nel caso di trasferimento a titolo oneroso.

Dal 1° luglio 2009, in caso di trasferimento di proprietà, quindi, tutti gli immobili devono essere dotati di certificazione energetica.

Ricordiamo che tutt’ora mancano le Linee Guida per la certificazione, NON emanate nemmeno con il recente D.P.R. n. 59/2009 (Regolamento di attuazione dell’articolo 4 del D.Lgs.192/2005).

Fino all’emanazione delle suddette Linee Guida nazionali, per le regioni che non hanno legiferato in materia, l’attestato di certificazione energetica è sostituito dall’attestato di qualificazione energetica, redatto dal direttore dei lavori e presentato al Comune di competenza contestualmente alla dichiarazione di fine lavori.
Per fare chiarezza sul corretto comportamento da tenere in caso di compravendita di immobili il Consiglio Nazionale del Notariato ha emanato lo Studio n. 334-2009/C.

Clicca qui per scaricare lo Studio n. 334-2009/C del Consiglio Superiore del Notariato che suggerisce le linee di comportamento dei notai in relazione dell’allegazione dell’ACE o AQE al rogito.
http://www.acca.it/Biblus-net/getdownload.asp?file=Termotecnica/Studio_ACE_AQE.pdf


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