Ocjo al consulente

15 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

cosa bolle in pentola? … ve lo facciamo sapere al più presto … 😉


Privacy: nuovo Regolamento Ue, prime Linee guida dei Garanti europei

14 gennaio 2017 | Pubblicato in Privacy | Nessun Commento »

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Tre documenti con importanti novità sul Regolamento 2016/679: il responsabile per la protezione dei dati (Data Protection Officer), il diritto alla portabilità dei dati e l’autorità capofila che fungerà da sportello unico per i trattamenti transnazionali.

Il Gruppo dei Garanti Ue (WP 29) ha approvato lo scorso 13 dicembre tre documenti con indicazioni e raccomandazioni su importanti novità del Regolamento 2016/679 sulla protezione dei dati, in vista della sua applicazione da parte degli Stati membri a partire dal maggio 2018. Le linee guida, alla cui elaborazione il Garante italiano ha attivamente partecipato, riguardano il “responsabile per la protezione dei dati” (Data Protection Officer – DPO), il diritto alla portabilità dei dati, l'”autorità capofila” che fungerà da “sportello unico” per i trattamenti transnazionali.

Le Linee guida sul DPO specificano i requisiti soggettivi e oggettivi di questa figura, la cui designazione sarà obbligatoria per tutti i soggetti pubblici e per alcuni soggetti privati sulla base di criteri che il Gruppo ha chiarito nel documento. Nel documento vengono illustrate (anche attraverso esempi concreti) le competenze professionali e le garanzie di indipendenza e inamovibilità di cui il DPO deve godere nello svolgimento delle proprie attività di indirizzo e controllo all’interno dell’organizzazione del titolare.

Per quanto riguarda il diritto alla portabilità, il Gruppo evidenzia il suo valore di strumento per l’effettiva libertà di scelta dell’utente, che potrà decidere di trasferire altrove i dati personali forniti direttamente al titolare del trattamento (piattaforma di social network, fornitore di posta elettronica etc.) oppure generati dall’utente stesso navigando o muovendosi sui siti o le piattaforme messe a sua disposizione. Il documento esamina anche gli aspetti tecnici legati soprattutto ai requisiti di interoperabilità fra i sistemi informatici e alla necessità di sviluppare applicazioni che facilitino l’esercizio del diritto.

Infine, i Garanti Ue hanno chiarito i criteri per la individuazione della “Autorità capofila” che deve fungere da “sportello unico” per i trattamenti transnazionali (se il titolare o il responsabile tratta dati personali in più stabilimenti nell’Ue o offre prodotti o servizi in più Paesi Ue anche a partire da un solo stabilimento). Si tratta di un elemento importante del nuovo quadro normativo, e le Linee guida vogliono aiutare i titolari o responsabili del trattamento a individuare correttamente l’Autorità competente in questi casi così da evitare controversie e garantire un’attuazione efficace del Regolamento.

Su ciascuno di questi documenti, disponibili per ora solo in lingua inglese, il Garante predisporrà delle apposite schede di approfondimento volte a far meglio comprendere e utilizzare i nuovi strumenti introdotti dal Regolamento.

Fonte: Garante Privacy


Prima pronuncia della Corte di Cassazione in materia di ecoreati

14 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Dopo poco più di un anno approda al vaglio della Corte di Cassazione il primo caso che riguarda il delitto di inquinamento ambientale, uno dei nuovi “ecoreati”: la sentenza n. 46170.

Nel corso del seminario sui reati ambientali, svoltosi presso la sala Pegaso della Regione Toscana ai primi di dicembre, si è fatto il punto sulla L. 68 del 2015, in materia di ecoreati, parlando anche della prima pronuncia della Corte di Cassazione in materia di ecoreati, n. 46170 del 3 novembre 2016.

Come sappiamo la Legge 68/2015 ha introdotto i delitti ambientali nel codice penale, questo ha significato un rafforzamento della tutela dell’ambiente che, prima, era debole in quanto quasi esclusivamente di tipo contravvenzionale.
Di recente, la Corte di Cassazione, che aveva già dato un contributo importante alla lettura della nuova normativa a cura dell’Ufficio del Massimario della Corte stessa, ha espresso la sua prima sentenza in materia di ecoreati, in particolare sulla fattispecie criminale ambientale prevista dall’articolo 452 bis del Codice Penale.
Si tratta della prima pronuncia in materia, quindi dobbiamo aspettare ed essere cauti ma, come ha avuto modo di precisare Vito Bertoni, Sostituto Procuratore della Repubblica di Firenze e componente del Gruppo di lavoro sui reati in materia ambientale, fissa alcuni punti fermi su aspetti molto dibattuti della legge.
La recente sentenza, in estrema sintesi, chiarisce alcuni concetti, oggetto di interpretazione, come:
abusività, nella legge si fa riferimento all’avverbio “abusivamente”, la Corte di Cassazione in questa sentenza conferma che abusivamente vada inteso non solo in caso di violazioni a disposizioni normative ma anche di tipo amministrativo;
compromissione e/o deterioramento, anche su questi due termini ci sono state interpretazioni diverse, la Corte di Cassazione a proposito afferma che siamo di fronte a due concetti diversi, il deterioramento è un’alterazione statica mentre la compromissione è un’alterazione dinamica;
significatività, ciò che conta è che la compromissione e/o il deterioramento siano rilevanti e misurabili, ovvero valutabili ed apprezzabili dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
Corte di Cassazione – Sentenza n. 46170 del 3 novembre 2016.


Pubblicata nell’Unione Europea una rettifica del regolamento CLP

14 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Pubblicata sulla GUUE (la Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea) L 349/1 del 21 dicembre 2016 la Rettifica del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006 (GU L 353 del 31.12.2008).

Rettifica del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento (CE) n. 1907/2006


Nuova edizione del Contratto per la fornitura di calcestruzzo preconfezionato

14 gennaio 2017 | Pubblicato in Cantieri | Nessun Commento »

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A distanza di sei anni, la nuova edizione del Contratto per la fornitura di calcestruzzo preconfezionato è stata aggiornata alla luce delle importanti novità normative introdotte, attraverso un lavoro di attenta revisione.
Ulteriore ed altrettanto rilevante aspetto è quello che vede regolamentati i temi della qualità del prodotto, del rispetto dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori.

Il documento rappresenta un utile strumento di lavoro che consente di regolare i rapporti tra impresa e fornitore, definendo RUOLI e RESPONSABILITÀ.

l’indice del documento:
Art. 1 – Premesse
Art. 2 – Modalità di esecuzione della fornitura
Art. 3 – Descrizioni tecniche, responsabilità
Art. 4 – Prove sul materiale
Art. 5 – Oneri a carico delle parti
Art. 6 – Assicurazione
Art. 7 – Sospensione. Risoluzione
Art. 8 – Prezzi
Art. 9 – Pagamenti e penali
Art. 10 – Controversie relative o derivanti da contestazioni sul prodotto. Clausola compromissoria
Art. 11 – Rinvio alle norme di legge

Allegati:
Allegato 1: informazioni fornite dall’impresa esecutrice in riferimento al Piano di sicurezza e di coordinamento, agli accessi al cantiere, alla viabilità, alle postazioni di getto, al responsabile di cantiere ed al Coordinatore in fase di esecuzione.
Allegato 2: informazioni fornite dall’impresa fornitrice di calcestruzzo preconfezionato in merito alla tipologia dei mezzi e delle attrezzature utilizzati per la fornitura nello specifico cantiere di consegna e caratteristiche tecniche, agli operatori addetti al trasporto e/o pompaggio del calcestruzzo ed ai rischi connessi all’attività svolta (circolazione, stazionamento ed uso delle attrezzature).
ANCE – CONTRATTO PER LA FORNITURA DI CALCESTRUZZO PRECONFEZIONATO 2016


Regolamento REACH: online il corso multimediale

14 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Il Ministero dello Sviluppo Economicopresenta il corso di formazione multimediale sul Regolamento REACH realizzato dall’Helpdesk nazionale. Il corso è stato realizzato in collaborazione con l’IPI, Istituto per la Promozione Industriale, e con l’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.
Oltre a presentare un’interessante panoramica sul REACH, esso fornisce un’ampia descrizione degli adempimenti previsti dal Regolamento, con particolare riferimento alle fasi di pre-registrazione e registrazione delle sostanze chimiche. Dal mese di settembre 2013 il corso è stato integrato con nuovi moduli sulle Schede dati di Sicurezza, sulla procedura di Autorizzazione e sul Regolamento CLP sulla Classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze e delle miscele.
Il corso è scaricabile sul proprio PC in modalità off-lineo fruibile on-line in modalità webstreaming. L’accesso alle due modalità avviene mediante l’inserimento delle proprie credenziali, qualora l’utente ne sia già in possesso, o tramite la compilazione del modulo di iscrizione.
Si accede da qui

Fonte: HelpdeskReach


Mostra fotografica di Paolo Aizza a San Pier d’Isonzo – GO

12 gennaio 2017 | Pubblicato in Altre news, Foto dal vivo | Nessun Commento »


Aziende con più stabilimenti o unità produttive: RSPP unico sì o no?

12 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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L’obiettivo di questo contributo è quello di presentare due differenti punti di vista riguardo la possibilità o meno di designare un RSPP per ciascun stabilimento o unità produttiva dell’azienda. Di Carmelo G. Catanoso.

Negli ultimi tempi sono apparsi su rivesti del settore diversi contributi riguardanti la possibilità, da parte del datore di lavoro, di designare o meno, un RSPP per ciascun stabilimento o unità produttiva.
Prima di entrare nel merito della questione, è opportuno ricordare che il D. Lgs. n° 81/2008 all’art. 2 comma 1, definisce:
lett. b) «datore di lavoro»: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa;
lett. c) «azienda»: il complesso della struttura organizzata dal datore di lavoro pubblico o privato;
lett. f) «responsabile del servizio di prevenzione e protezione»: persona in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all’articolo 32 designata dal datore di lavoro, a cui risponde, per coordinare il servizio di prevenzione e protezione dai rischi;
lett. t) «unità produttiva»: stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale.

L’art. 17 del D. Lgs. n° 81/2008, riguardante gli Obblighi del datore di lavoro non delegabili, prevede che questi non possa delegare:
la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28;
la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP);

L’omessa nomina del RSPP comporta per il datore di lavoro la sanzione penale contravvenzionale alternativa dell’arresto da tre a sei mesi o dell’ammenda da 2.740,00 a 7.014,40 euro, così come previsto dall’art. 55 comma 1, lett. b) del citato decreto.
Avendo il legislatore individuato la designazione del RSPP, come obbligo indelegabile a carico del datore di lavoro, appare palese che questi è l’unico soggetto autorizzato a procedere in tal senso.
Questa scelta del legislatore deriva dal fatto che tra il datore di lavoro e il RSPP si stabilisce una relazione fiduciaria con l’obiettivo di perseguire, raggiungere e mantenere gli standard di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro previsti dalle norme di legge e regolamentari oggi vigenti.
Andando a dare un’occhiata alla fonte primaria che, come noto, è la direttiva 89/391/CEE, l’intero art. 7 è dedicato ai “Servizi di protezione e prevenzione”; in particolare il citato articolo recita:
Fatti salvi gli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, il datore di lavoro designa uno o più lavoratori per occuparsi delle attività di protezione e delle attività di prevenzione dei rischi professionali nell’impresa e/o nello stabilimento.
I lavoratori designati non possono subire pregiudizio a causa delle proprie attività di protezione e delle proprie attività di prevenzione dei rischi professionali. I lavoratori designati, al fine di assolvere gli obblighi previsti dalla presente direttiva» devono poter disporre di tempo adeguato.
Se le competenze nell’impresa e/ o nello stabilimento sono insufficienti per organizzare dette attività di protezione e prevenzione, il datore di lavoro deve fare ricorso a competenze (persone o servizi) esterne all’impresa e/ o allo stabilimento .
Nel caso in cui il datore di lavoro faccia ricorso a dette competenze, le persone o i servizi interessati devono essere informati dal datore di lavoro circa i fattori che si sa o si suppone abbiano effetti sulla sicurezza e la salute dei lavoratori e devono avere accesso alle informazioni di cui all’articolo 10, paragrafo 2.
In ogni caso:
i lavoratori designati devono possedere le capacità necessarie e disporre dei mezzi richiesti,
le persone o servizi esterni consultati devono possedere le attitudini necessarie e disporre dei mezzi personali e professionali richiesti, e
il numero dei lavoratori designati e delle persone o servizi esterni consultati deve essere sufficiente, per assumere le attività di protezione e prevenzione, tenendo conto delle dimensioni dell’impresa e/ o dello stabilimento e/ o dei rischi a cui i lavoratori sono esposti, nonché della ripartizione dei rischi nell’insieme dell’impresa e/o dello stabilimento .
Alla protezione ed alla prevenzione dei rischi per la sicurezza e la salute, oggetto del presente articolo, provvedono uno o più lavoratori, un solo servizio o servizi distinti, siano essi interni o esterni all’impresa e/o allo stabilimento. Se necessario, il(i) lavoratore{i} e / o il(i) servizio(i) debbono collaborare.
Gli Stati membri possono definire, tenuto conto della natura delle attività e delle dimensioni dell’impresa, le categorie di imprese in cui il datore di lavoro, a patto che abbia le capacità necessarie, può assumere personalmente il compito di cui al paragrafo 1.
Gli Stati membri definiscono le capacità e le attitudini necessarie di cui al paragrafo 5. Essi possono definire il numero sufficiente di cui al paragrafo 5.
Dalla disamina della direttiva, appare chiaro che il legislatore comunitario:
prevede la possibilità di designare anche più lavoratori per occuparsi delle attività di prevenzione e protezione nell’impresa e/o nello stabilimento (comma 1);
richiede che il numero di lavoratori designati e delle persone e o servizi esterni consultati, deve essere sufficienteper espletare compiutamente le attività per la prevenzione e protezione dai rischi, tenendo conto delle dimensioni dell’impresa e/o dello stabilimento;
prevede la possibilità che, all’attività di prevenzione e protezione dai rischi, provvedano uno o più lavoratori, un solo servizio o servizi distinti (interni o esterni all’impresa e/o allo stabilimento), collaborando tra loro ove necessario (comma 6).

Fatta questa premessa, esaminiamo i due differenti punti di vista facendo riferimento ad un’azienda di grandi dimensioni con un unico datore di lavoro individuato con delibera da parte del CdA e con N stabilimenti dislocati su tutto il territorio nazionale.
I sostenitori della “unicità” del RSPP, affermano che essendo prevista una relazione fiduciaria tra questa figura e il datore di lavoro, a quest’ultimo si deve affiancare un solo RSPP al fine di rendere efficace l’attività per la prevenzione e protezione dai rischi.

Chi la pensa diversamente obietta che la designazione di un RSPP per ciascun stabilimento non rende inefficace le attività prevenzionali dell’azienda, in quanto nulla vieta che il rapporto fiduciario venga stabilito tra il datore di lavoro e più RSPP ferma restando la politica aziendale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Sempre i sostenitori dell’unicità del RSPP fanno riferimento all’art. 31 comma 8 del D. Lgs. n° 81/2008 per sostenere la propria tesi; il comma citato recita come segue: < >. Pertanto, avendo il legislatore previsto un “unico servizio” anche nel caso di aziende con più unità produttive nonché nei gruppi d’imprese (queste ultime con più datori di lavoro), a maggior ragione è sostenibile che il servizio di prevenzione e protezione sia unico con un unico RSPP.
Chi sostiene il contrario, invece, afferma che avendo il legislatore scritto testualmente < > vuol dire che non è un obbligo avere un unico servizio di prevenzione con un unico responsabile perché, altrimenti, il legislatore avrebbe scritto “deve”; pertanto, è possibile, nel caso di un’azienda con un unico datore di lavoro e N stabilimenti, istituire un SPP, per ciascun stabilimento con il relativo responsabile e gli eventuali ASPP, senza infrangere alcuna legge ma, anzi, migliorando l’efficacia dell’attività prevenzionale.

Un’altra tesi che i sostenitori dell’unicità del RSPP mettono sul tavolo della discussione, è quella relativa a quanto previsto dal legislatore riguardo la nomina del medico competente. Il D. Lgs. n° 81/2008, con l’art. 39 comma 6, prevede espressamente, a differenza del RSPP, la possibilità di nomina di più medici competenti al sussistere di determinate condizioni; infatti, il citato comma 6 recita < >. Pertanto, visto che il legislatore, ove lo ha reputato necessario, ha espressamente previsto la nomina di più medici competenti, non si può pensare di poter nominare più RSPP per semplice analogia.
Chi la pensa diversamente, sostiene invece che anche in questo caso vale il principio che “ciò che non è espressamente vietato dalla legge, s’intende ammesso”; pertanto, non essendo espressamente vietata la designazione di più RSPP, una grande azienda con più stabilimenti disseminati su tutto il territorio nazionale, può tranquillamente procedere in tal senso. Del resto, anche l’art. 41 della Costituzione dice che < >. Un datore di lavoro, visto che l’iniziativa economica privata è libera (e non potrebbe essere diversamente), può tranquillamente decidere di designare un RSPP ( e un numero adeguato di ASPP) per ognuno degli stabilimenti motivando con chiarezza tale scelta nei propri atti organizzativi, in modo da poter migliorare la gestione operativa e fornire un supporto qualificato e in “tempo reale” ai dirigenti ed ai preposti in essi operanti, garantendo così, vista la complessità della propria organizzazione, il raggiungimento ed il mantenimento nel tempo dell’obiettivo principale della sua politica aziendale e cioè la tutela della salute e della sicurezza dei propri lavoratori. Pertanto, un datore di lavoro che, sulla base delle evidenti e motivate ragioni organizzative, procede alla designazione di un RSPP per ciascuno dei suoi stabilimenti, non viola alcuna norma e non commette nessun reato.
Sempre chi sostiene l’unicità del RSPP anche per aziende complesse con più stabilimenti sul territorio nazionale, afferma che la nomina di una pluralità di tali soggetti rende difficile se non impossibile attuare la politica aziendale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.
Dall’altro fronte si obietta che per attuare con la stessa intensitàuna comune politica aziendale in tutti gli stabilimenti, è sufficiente che uno degli RSPP designati dal datore di lavoro, rivesta le funzioni di coordinatore dei RSPP in modo da operare una regia riguardo le attività prevenzionali attuate nei vari siti. In definitiva un’attività prevenzionale svolta nei singoli stabilimenti da RSPP che operano in modo coordinato tra loro sotto la regia di un RSPP centrale appositamente incaricato dal datore di lavoro, non può che migliorare la gestione della sicurezza nell’intera azienda (specialmente se certificata BS OHSAS 18001 Multisito).
I sostenitori della unicità della funzione sostengono, poi, che la designazione di un RSPP per ciascun stabilimento è possibile solo se in ciascun stabilimento vi è un datore di lavoro perché ad un datore di lavoro deve corrispondere un solo RSPP.
A questo, i sostenitori della tesi opposta obiettano affermando che la nomina di più datori di lavoro è ammissibile solo se sostenibile con validi e dimostrati motivi. Bisogna però fare molta attenzione ad indicare questa come la strada da percorrere per riconoscere la possibilità di nomina di una pluralità di RSPP. Ciò perché è facile che le aziende vedano tale prospettiva come la possibilità di far scivolare verso il basso la qualifica datoriale, polverizzando e disperdendo, qui sì, l’unicità della politica aziendale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, dislocando artificiosamente la posizione di garanzia datoriale con la conseguente perdita d’efficacia delle attività prevenzionali. Pertanto, pensare di attribuire tout court ad un dirigente direttore di stabilimento la qualifica di datore di lavoro, può essere un grave errore. Infatti, non si può pensare che il direttore di stabilimento possa assumere la posizione di datore di lavoro solo perché dotato, come qualunque altro soggetto delegato, di un’autonomia decisionale e di spesa commisurata all’entità dell’incarico ricevuto. Sarà invece necessario, affinché possa assumere le vesti di datore di lavoro ai fini prevenzionali, che lo stabilimento da lui diretto, pur essendo parte della stessa azienda, abbia una propria autonomia e possa deliberare, in condizioni di relativa indipendenza, come ripartire le risorse disponibili al fine di attuare le scelte organizzative più adeguate alle specificità dello stabilimento in termini funzionali e produttivi. Tale situazione, ovviamente, dovrà risultare palesemente formalizzata all’interno degli atti organizzativi dell’azienda. Francamente, appare piuttosto difficile pensare che ci siano aziende di grandi dimensioni e complessità che abbiano fatto tale scelta decidendo di rinunciare ad avere un unico centro decisionale, questo sì, in grado di definire e mantenere attiva un’unica politica aziendale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Appare sostenibile una scelta di questo tipo in aziende organizzate in Business Unit, dove ciascuna di esse è guidata da un soggetto che, in concreto, è dotato dei poteri organizzativi, decisionali e di spesa che esercita in piena autonomia e che opera in piena sintonia con le altre Business Unit perseguendo il comune obiettivo definito dalla comune politica aziendale per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro del personale.
Infine, chi sostiene la liceità della nomina di un RSPP per ciascun stabilimento, fa riferimento alla fonte primaria che, come noto, non è il D. Lgs. n° 81/2008 ma la direttiva 89/391/CEE o Direttiva Quadro. In questa, come si è già avuto modo di evidenziare in precedenza, è lasciata piena autonomia al datore di lavoro per l’organizzazione del servizio di prevenzione e protezione ed è chiaramente esplicitata la possibilità di designare anche più lavoratori per occuparsi delle attività di prevenzione e protezione nell’impresa organizzando un solo servizio o servizi distinti in collaborazione tra loro.
A questo punto ci si deve chiedere, al di là dell’unicità a meno del RSPP in un’azienda di grandi dimensioni, con un’organizzazione complessa e con più stabilimenti sul territorio nazionale, se:
un unico RSPP (eventualmente coadiuvato da più ASPP nei singoli stabilimenti), è realmente in grado di attuare in modo efficace i compiti previsti dall’art. 33 del D. Lgs. n° 81/2008 in un’azienda che ha N stabilimenti che vanno dalla Sicilia al Trentino Alto Adige?
un presidio costante da parte di un RSPP nel singolo stabilimento, riduce o migliora l’efficacia della funzione nell’attuazione dei compiti previsti dall’art. 33?
un’attività prevenzionale svolta nei singoli stabilimenti dai vari RSPP, eventualmente coadiuvati dagli ASPP, e che operano in modo coordinato tra loro sotto la regia di uno essi con compito di coordinatore, riduce o migliora la gestione della sicurezza nell’intera azienda?
un datore di lavoro, visto che l’iniziativa economica privata è libera, può o no nominare un RSPP (eventualmente coadiuvato da ASPP) per ciascuno degli stabilimenti aziendali al fine di garantire una migliore gestione delle attività prevenzionali, visto che tale iniziativa non è in contrasto con la legge?
se il datore di lavoro ha optato per la nomina di un RSPP per ciascun stabilimento produttivo, quale è il reato che gli si può contestare visto che la legge sanziona solo la mancata designazione di questa figura?

Rispondendo a queste domande, ognuno di noi si potrà dare la risposta al quesito che costituisce il titolo di questo contributo e farsi la propria opinione riguardo alla unicità o meno della figura del RSPP in un’azienda con organizzazione complessa e con più stabilimenti sul territorio nazionale.

Carmelo G. Catanoso
Ingegnere Consulente di Direzione


Odv e organizzazione per la sicurezza in azienda

12 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

L’Odv difronte all’organizzazione scritta sul MOG e poi in azienda
si pone delle domande per capire se è adeguata o no
Si analizza non solo il SPP ma anche le altre funzioni presenti… e fare un paragone con l’IT?

(scusate la telecamera storta!)


Come garantire l’affidabilità d’uso di una pistola

11 gennaio 2017 | Pubblicato in Sicurezza&Salute | Nessun Commento »

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Una linea guida per l’uso in sicurezza della pistola nell’esercizio delle attività di tutori dell’ordine. Come si può garantire l’affidabilità dell’arma? Di Adalberto Biasiotti.

L’utilizzo appropriato di un’arma rappresenta un tema di estrema delicatezza. Soprattutto negli Stati Uniti, le cronache hanno più volte dato notizia di utilizzi impropri di armi, da parte delle forze dell’ordine. È ben vero che, a posteriori, tutti sono capaci di esprimere giudizi sull’accaduto, senza mettersi nei panni di chi si trova davanti, all’improvviso, ad una situazione oltremodo critica, che può richiedere tempi rapidissimi di reazione.

Nell’ipotesi che una guardia particolare giurata o un tutore dell’ordine si debba quindi trovare davanti ad una situazione critica, che può richiedere l’impiego dell’arma in dotazione, appare evidente che deve essere disponibile ogni possibile garanzia, perché l’arma si comporti correttamente, non si inceppi o comunque non funzioni correttamente. Può essere in gioco la vita di chi impugna l’arma ed ecco per quale motivo un ente federale americano ha dedicato un approfondito studio alle modalità con le quali è possibile tenere sotto controllo la funzionalità di un’arma, in modo da garantire che essa, al momento appropriato, sarà in grado di funzionare perfettamente.

Una parte di questi operazioni può essere compiuta dal fabbricante dell’arma, ma è anche vero che quando un’arma esce dalla fabbrica e finisce nelle mani di un operatore autorizzato, essa è soggetta a un gran numero di stress ambientali di vario tipo, che potrebbero comprometterne la iniziale e controllata funzionalità.

Ecco il motivo per cui vengono offerte di seguito delle indicazioni su come il possessore di un’arma può tenerla sotto stretto controllo, in modo da avere un elevatissimo livello di affidabilità di corretto funzionamento, nel momento critico, in cui egli dovrà utilizzarla.

Si raccomanda innanzitutto di verificare attentamente la finitura interna di tutte le componenti dell’arma, in maniera da accertarsi che non vi siano rigature o danneggiamenti di qualsiasi tipo, che impediscano il regolare funzionamento.
Deve essere verificata la compatibilità tra la fondina e l’arma, verificando più volte la facilità e rapidità di estrazione.

Occorre poi effettuare delle prove ambientali, perché è possibile che in determinate condizioni ambientali un’arma possa non funzionare correttamente.
Ad esempio, essa deve funzionare correttamente anche se esposta a campi limiti di temperatura, che possono andare da -20 gradi fino a + 60 gradi. Questa elevata temperatura nasce dal fatto che l’arma metallica esposta al sole può raggiungere temperature molto elevate.

L’arma deve funzionare correttamente anche se è stata accidentalmente esposta a spruzzi d’acqua, come ad esempio vicino a un innaffiatore di giardino o un sistema sprinkler interno all’edificio.
Perfino la temporanea immersione nell’acqua non dovrebbe compromettere il regolare funzionamento dell’arma.
Si faccia anche attenzione che un conto è esporre l’arma ad immersione in acqua dolce, altro è in acqua salata, come potrebbe accadere in riva al mare.
Un altro elemento che può compromettere il regolare funzionamento dell’arma è legato alla presenza di polveri ambientali, come ad esempio in zone sabbiose o molto polverose.
Un altro elemento che potrebbe comprometter il regolare funzionamento dell’arma è legato alle interferenze elettromagnetiche, che però devono essere verificate in fabbrica e non sul campo.

Il documento in questione offre anche una serie di puntuali raccomandazioni alla guardia particolare giurata, pregando di fare estrema attenzione all’utilizzo di anelli, bracciali e qualsiasi altro oggetto, che potrebbe, quando indossato, compromettere la rapida estrazione e una corretta impugnatura.
Nel corso del normale utilizzo, è possibile che l’arma sia sottoposta ad urti ed ecco il motivo per cui occorre effettuare periodicamente dei test, che garantiscano che il regolare funzionamento sia garantito, anche dopo alcuni urti.

Il documento si addentra a tal punto in questo tema, da suggerire alcune modalità di urto dell’arma, ad esempio su un pavimento, in modo da garantire che, quale che sia la parte dell’arma che urta una superficie rigida, il regolare funzionamento sia comunque garantito.

Nell’augurarmi con tutto cuore che mai una guardia particolare giurata sia chiamata ad utilizzare l’arma in dotazione, non posso tuttavia esimermi dalla considerazione che, in questi casi estremi, l’affidabilità di funzionamento deve essere assoluta.

Adalberto Biasiotti


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