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Quali obblighi gravano sul datore di lavoro ove le attività si svolgano in un’area esterna?

Da: http://www.ipsoa.it/

Grava su chi ha la disponibilità di un’area adibita a deposito di materiali e di macchinari, l’obbligo di mantenere i passaggi e le vie di circolazione sufficientemente libere da ingombri ed ostacoli, sì da garantire che i movimenti dei pedoni e dei dipendenti e le manovre dei veicoli possano avvenire in modo agevole e sicuro, sussistendo inoltre in capo al medesimo l’obbligo di verificare la sussistenza di eventuali condizioni di insicurezza per i lavoratori ivi operanti derivanti dalla circolazione dei mezzi meccanici sul piazzale del deposito di materiali.
Il tema oggetto di particolare attenzione da parte della Corte di Cassazione attiene, nella sentenza in esame, all’individuazione del soggetto su cui gravano gli obblighi di sicurezza in caso di movimentazione di pedoni e automezzi all’interno di area adibita ad attività lavorative. La questione è interessante, anche perché, di regola, si ritiene che l’attenzione alle misure prevenzionistiche non debba garantire anche la sicurezza alle attività di movimentazione che si svolgano all’interno delle aree di lavoro. La Corte, diversamente, con l’interessante decisione qui commentata, afferma senza mezzi termini che colui che abbia la disponibilità dell’area è soggetto ad un duplice ordine di obblighi: a) mantenere i passaggi e le vie di circolazione sufficientemente libere da ingombri ed ostacoli; b) verificare la sussistenza di eventuali condizioni di insicurezza per i lavoratori ivi operanti.

Il fatto

La vicenda processuale vedeva imputato un datore di lavoro, amministratore e legale rappresentante di una S.a.s., cui era stato addebitato di aver omesso di dotare [in violazione dell’art. 11, comma 3, d.P.R. 547/55] il deposito di materiali edili e di macchinari di passaggi e di vie di circolazione sufficientemente libere da ingombri ed ostacoli, sì da garantire che i movimenti dei pedoni e dei dipendenti e le manovre dei veicoli potessero avvenire in modo agevole e sicuro, in cooperazione con il guidatore all’interno del deposito citato, di un autocarro, così colposamente cagionando lesioni personali gravi al lavoratore, che veniva investito ed urtato dal predetto autocarro, in fase di manovra in retromarcia.

Il ricorso

Contro la sentenza di condanna, proponeva ricorso per cassazione l’imputato, censurandola per violazione di legge, nella specie dell’art. 11 d.P.R. 547/55, in quanto tale norma – ad avviso della difesa – non dispone affatto quanto ritenuto dai giudici di merito, non esistendo norma alcuna che preveda obblighi di cui alla contestazione.

La decisione della Cassazione

La tesi difensiva è stata però ritenuta infondata dagli Ermellini che, sul punto, hanno dichiarato inammissibile il ricorso.

Per meglio comprendere la conclusione cui è pervenuta la Suprema Corte, appare utile un breve approfondimento della questione in esame.

La norma sostanziale di cui la Corte è stata chiamata a far applicazione, fornendone una puntuale esegesi, è quella contemplata dall’abrogato art. 11 del d.P.R. 27 aprile 1955, n. 547, recante “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro” (G.U. 12 luglio 1955, n. 158, suppl. ord.).

La norma in questione, come modificata dall’art. 33, comma 13, D.Lgs. n. 626/1994 e dall’art. 16, comma 1, D.Lgs. n. 242/1996, sotto la rubrica «Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni», così prevedeva: “1. I posti di lavoro e di passaggio devono essere idoneamente difesi contro la caduta o l’investimento di materiali in dipendenza dell’attività lavorativa. 2. Ove non è possibile la difesa con mezzi tecnici, devono essere adottate altre misure o cautele adeguate. 3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all’aperto utilizzati od occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro. 4. Le disposizioni di cui all’art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell’impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell’impresa, nonché alle banchine di carico. 5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui all’art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni. 6. I luoghi di lavoro all’aperto devono essere opportunamente illuminati con luce artificiale quando la luce del giorno non è sufficiente. 7. Quando i lavoratori occupano posti di lavoro all’aperto, questi devono essere strutturati, per quanto tecnicamente possibile, in modo tale che i lavoratori: a) sono protetti contro gli agenti atmosferici e, se necessario, contro la caduta di oggetti; b) non sono esposti a livelli sonori nocivi o ad agenti esterni nocivi, quali gas, vapori, polveri; c) possono abbandonare rapidamente il posto di lavoro in caso di pericolo o possono essere soccorsi rapidamente; d) non possono scivolare o cadere”.

Per giurisprudenza pacifica, sotto la vigenza del d.P.R. n. 547/55, si è sempre ritenuto che quando la norma antinfortunistica fa riferimento a situazioni definite come “luoghi di lavoro”, “posti di lavoro”, etc. occorre tener presente che nella “ratio” della normativa in questione la misura preventiva deve riguardare l’intero ambiente in cui si svolge l’attività lavorativa (Cass. pen., Sez. 4, n. 15311 del 28/10/1988, dep. 09/11/1989, V., in Ced Cass., n. 182467, relativa a una fattispecie in cui è stata ritenuta infondata la tesi difensiva dell’inapplicabilità del disposto dell’art. 11 d.P.R. n. 547/1955, basato sul fatto che la caduta di sassi che aveva provocato la morte di un lavoratore addetto ad operazioni di sbancamento si era verificata con provenienza non dal luogo ove tali operazioni avvenivano ma da una soprastante zona di scarico).

La previsione normativa de qua, abrogata dal D. Lgs. n. 81/2008, trova oggi la corrispondente previsione nell’allegato IV, punto 1.8, che, sotto la rubrica «Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni», così prevede: “1.8.1. I posti di lavoro e di passaggio devono essere idoneamente difesi contro la caduta o l’investimento di materiali in dipendenza dell’attività lavorativa. 1.8.2. Ove non sia possibile la difesa con mezzi tecnici, devono essere adottate altre misure o cautele adeguate. 1.8.3. I posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all’aperto utilizzati od occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro. 1.8.4. Le disposizioni di cui ai punti 1.4.1., 1.4.2., 1.4.3., 1.4.4., 1.4.5., 1.4.6., 1.4.7., 1.4.8., sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell’impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell’impresa, nonché alle banchine di carico. 1.8.5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui ai punti 1.4.1., 1.4.2., 1.4.3., 1.4.4., 1.4.5., 1.4.6., 1.4.7., 1.4.8., si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni. 1.8.6. I luoghi di lavoro all’aperto devono essere opportunamente illuminati con luce artificiale quando la luce del giorno non è sufficiente. 1.8.7. Quando i lavoratori occupano posti di lavoro all’aperto, questi devono essere strutturati, per quanto tecnicamente possibile, in modo tale che i lavoratori: 1.8.7.1 sono protetti contro gli agenti atmosferici e, se necessario, contro la caduta di oggetti; 1.8.7.2 non sono esposti a livelli sonori nocivi o ad agenti esterni nocivi, quali gas, vapori, polveri; 1.8.7.3 possono abbandonare rapidamente il posto di lavoro in caso di pericolo o possono essere soccorsi rapidamente; 1.8.7.4 non possono scivolare o cadere. 1.8.8. I terreni scoperti costituenti una dipendenza dei locali di lavoro devono essere sistemati in modo da ottenere lo scolo delle acque di pioggia e di quelle di altra provenienza”.

Sotto il profilo sostanziale si tratta di disposizioni sostanzialmente analoghe, come del resto confermato dalla stessa giurisprudenza di legittimità post d. lgs. n. 81/08 (in giurisprudenza, infatti, nel senso che sussiste continuità normativa tra le disposizioni di cui all’art. 11 d.P.R. n. 547 del 1955 e l’art. 68 D.Lgs. n. 81 del 2008: Cass. pen., Sez. IV, n. 42021 del 12/10/2011, dep. 15/11/2011, F., in Ced Cass., n. 251933). Muta, invece, il profilo sanzionatorio, in quanto la pena attualmente prevista in caso di violazione è sicuramente più grave rispetto a quella prima prevista dal d.P.R. n. 547/55.

Premesso, quindi, quanto sopra, i giudici di legittimità hanno osservato come il profilo di colpa contestato al ricorrente fosse rimasto provato sulla base della testimonianza del tecnico dell’ASL intervenuto sul luogo dell’infortunio che, dopo aver ricostruito la dinamica dell’incidente, aveva contestato all’imputato la violazione dell’indicata norma di cui all’art. 11 del d.P.R. 547/55, in quanto le vie di circolazione destinate ai veicoli non erano adeguatamente segnalate e separate dai percorsi pedonali, né erano predisposti cartelli di segnalazione adeguati.

Secondo gli Ermellini, è corretta l’individuazione della colpa specifica contestata per la violazione della norma indicata di cui all’art. 11 d.P.R. 547/55, in quanto laddove la norma prescrive che i posti di lavoro, le vie di circolazione e altri luoghi o impianti all’aperto utilizzati o occupati dai lavoratori durante le loro attività devono essere concepiti in modo tale che la circolazione dei pedoni e dei veicoli può avvenire in modo sicuro (previsione oggi ribadita dal punto 1.8.3: v. supra), è del tutto ovvio che per garantire tale sicurezza è necessario predisporre adeguate misure tra cui, necessariamente, la segnalazione, con cartelli o altri avvertimenti, delle vie di circolazione degli automezzi con l’individuazione del relativo tracciato in modo da far comprendere ai lavoratori-pedoni quale è il percorso che debbono seguire per evitarli ed, a loro volta, seguire quello ad essi destinato.

Condivisibile, dunque, è l’affermazione secondo cui l’imputato, nella sua qualità, era venuto meno ai propri doveri di garantire la sicurezza nel luogo di lavoro.

(Sentenza Cassazione penale 08/02/2013, n. 6363)

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