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Agricoltura: i rischi da valutare e l’adeguamento delle attrezzature

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

L’elenco dei principali rischi nel comparto agricolo alla luce del D. Lgs. 81/2008 con riferimento al processo di valutazione dei rischi. Le attrezzature di lavoro, la manutenzione e i dispositivi di protezione relativi ai trattori.

Civitavecchia, 20 Giu – In relazione alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nel comparto agricolo, PuntoSicuro ha presentato nei giorni scorsi un documento prodotto dallo S.Pre.S.A.L. dell’ Azienda USL Roma F dal titolo “ I rischi in agricoltura alla luce del Decreto Legislativo 81/2008”, un documento che offre diverse informazioni sui rischi connessi alle attività lavorative e sulla normativa pertinente, con particolare riferimento al Decreto legislativo 81/2008.

Come accennato nel precedente articolo di presentazione, i cicli di lavoro nel comparto agricolo comportano l’esposizione a numerosi rischi per la salute e per la sicurezza. E nel documento è presente un elenco, indicativo e non esaustivo, dei rischi presenti in ambito agricolo da considerare nel processo di valutazione dei rischi:
-rischi connessi ai luoghi di lavoro: “devono essere valutati tutti i rischi legati a carenze strutturali (ad esempio altezze e cubature inadeguate), alla viabilità interna o esterna (vie di circolazione e passaggi non ben delimitati o non adatti alla tipologia di mezzi che devono attraversarle), alla conformazione del terreno (presenza di zone di pericolo a seguito di piogge o allagamenti)”. Senza dimenticare che vi sono luoghi di lavoro, caratteristici dell’ambito agricolo e agro-zootecnico (ad esempio stalle e concimaie) che devono rispondere a requisiti specifici, requisiti descritti nel presente documento;
-rischi da movimentazione manuale dei carichi: comprendono “tutte le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori. La valutazione deve comprendere un’attenta analisi delle lavorazioni con particolare attenzione: alle caratteristiche del carico quali la pesantezza e l’ingombro; allo sforzo fisico richiesto; alle caratteristiche dell’ambiente di lavoro come ad esempio la presenza di spazio libero sufficiente per l’effettuazione dell’attività richiesta, l’eventuale presenza di irregolarità del pavimento che possano costituire ulteriore rischio di inciampo o di scivolamento”;
-rischi da esposizione ad agenti fisici: la valutazione dei rischi da esposizione a rumore e vibrazioni “deve essere effettuata da personale qualificato, può prevedere una serie di misure specifiche sulle attrezzature/macchine, deve considerare il tempo di esposizione. Il tutto finalizzato a determinare il livello di esposizione dei lavoratori a questi inquinanti ambientali ed a individuare le misure di protezione e prevenzione da adottare durante lo svolgimento della normale attività lavorativa”;
-rischi da esposizione a sostanze pericolose: il documento indica che la valutazione dei rischi chimici “inizia con l’elenco delle sostanze pericolose direttamente manipolate dai lavoratori, o comunque presenti in azienda, deve essere effettivamente rappresentativa delle condizioni di lavoro e deve contenere tutte le informazioni disponibili”. Riguardo a questo tipo di valutazione lo SPreSAL ha prodotto una specifica brochure informativa;
-rischi da esposizione ad agenti biologici: l’attività agricola – a stretto contatto con la natura, con gli animali e con prodotti di origine animale – può implicare il rischio di esposizione dei lavoratori alle zoonosi, le malattie che gli animali possono trasmettere all’uomo. Il documento, oltre a riportare le possibili vie di trasmissione di queste malattie (ferite, tagli, morsi, punture, contatto con liquami, …), sottolinea che questo è un rischio “invisibile” e per questo motivo “è essenziale conoscere tutti i rischi che si corrono nell’effettuare alcune operazioni e attuare le necessarie misure preventive e protettive”;
-rischi da esposizione ad atmosfere esplosive: ad esempio con riferimento alla “miscelazione di aria con il metano contenuto nel biogas e delle polveri dei cereali in prossimità degli impianti di produzione di biogas, delle vasche di stoccaggio/smaltimento dei liquami e dei silos/contenitori dei cereali”;
-rischi da stress lavoro-correlato: si ricorda che la normativa “stabilisce che il datore di lavoro deve valutare lo stress lavoro-correlato per i suoi dipendenti”;
-rischi connessi allo stato di gravidanza: le condizioni di lavoro che sono considerate accettabili in situazioni normali “possono non esserlo più durante la gravidanza o il periodo dell’allattamento fino al settimo mese dopo il parto”. Il documento ricorda i vari obblighi del datore di lavoro in merito alla valutazione della compatibilità delle mansioni con un eventuale stato di gravidanza;
-rischi connessi alla differenza di genere, di età e di provenienza da Paesi diversi: anche la provenienza dei lavoratori da Paesi diversi “deve essere considerata una potenziale fonte di rischio; è sufficiente che un lavoratore non comprenda le istruzioni ricevute perché si generino situazioni pericolose”;
-rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro: sappiamo che le attrezzature di lavoro rappresentano nel comparto agricolo uno dei principali rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori. Nella valutazione dei rischi “dovranno essere necessariamente considerate: l’installazione in conformità alle istruzioni d’uso; le procedure di manutenzione ordinaria e straordinaria finalizzate a garantire, nel tempo, la permanenza dei requisiti di sicurezza; le istruzioni d’uso e di manutenzione ivi compresa la predisposizione e l’aggiornamento di un registro degli interventi di manutenzione delle macchine e delle attrezzature di lavoro”.

Il documento si sofferma poi sulle attrezzature di lavoro, sui dispositivi di protezione e i requisiti di sicurezza, con riferimento al Titolo III e all’allegato V del Decreto legislativo 81/2008. In particolare viene sottolineato che nel caso in cui “una macchina sia sprovvista delle protezioni necessarie perché acquistata prima che leggi specifiche regolamentassero il problema, è necessario che il datore di lavoro effettui degli interventi di adeguamento installando idonei dispositivi di protezione contro il capovolgimento del mezzo”.

A livello esemplificativo sono riportati i principali dispositivi di protezione relativi al trattore, la macchina agricola più diffusa ed utilizzata nel comparto:
-protezione in caso di capovolgimento: “tutti i trattori a ruote ed a cingoli devono essere dotati di adeguati dispositivi di protezione in caso di capovolgimento (telaio o cabina) e di dispositivo di ritenzione del conducente (cintura di sicurezza)”;
-presa di potenza: “la presa di potenza posteriore ed anteriore del trattore deve essere munita di protezione fissata sul trattore a copertura almeno della parte superiore e dei due lati”;
-organi in movimento: “le cinghie di trasmissione del moto, le ventole per il raffreddamento e tutti gli altri organi di movimento accessibili devono essere protetti mediante uso di appositi grigliati in modo da impedire il contatto accidentale con parti del corpo”;
-parti calde: “la superficie esterna del silenziatore, del collettore di scarico e della testata del motore devono essere protette contro il contatto accidentale, per evitare ustioni a causa delle elevate temperature che possono raggiungere. Devono essere inoltre protette tutte le superfici calde vicine a gradini, corrimano, maniglie e parti integranti del trattore usate come appigli per la salita e la discesa dal mezzo e che possono essere accidentalmente toccate”;
-accesso al posto di guida: “il trattore deve avere opportuni mezzi di accesso alla cabina con superfici grigliate ed antiscivolo, qualora il dislivello tra il suolo e la piattaforma di guida sia superiore ai 550 mm. Devono inoltre essere installati corrimano o maniglie per garantire tre punti di appoggio/presa durante le fasi di salita e discesa dal mezzo”;
-albero cardanico: “l’ albero cardanico, necessario per trasferire il movimento dalla motrice all’attrezzatura trainata, deve essere dotato di protezioni in grado di coprire tutte le parti in rotazione (albero, giunti e snodi esterni).

Il documento – che vi invitiamo a visionare, anche in relazione al corredo di fotografie esplicative – ricorda che la Circolare n. 44/2010 del 22 dicembre 2010 “richiama l’attenzione sulla necessità di adeguare anche le moto-agricole, al secondo posto dopo le trattrici per infortuni da ribaltamento, pur riconoscendo le difficoltà esistenti per il reperimento di telai di protezione e cinture di sicurezza per alcune tipologie di macchina”.
Concludiamo ricordando che per adeguare le macchine agricole si possono consultare le linee guida prodotte dall’Inail/ex Ispesl relative all’installazione dei dispositivi di protezione e all’installazione di sistemi di ritenzione del conducente nei trattori.

S.Pre.S.A.L. dell’Azienda USL Roma F, “ I rischi in agricoltura alla luce del Decreto Legislativo 81/2008”, a cura del Dott. Giorgio Becchetti, del Dott. Antonio Bottacci, della Dott.ssa Paola Santini e della Dott.ssa Alessia Santoro – aggiornamento febbraio 2012 (formato PDF, 1001 kB).

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