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Ulteriore commento alla vignetta sui capannoni

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— Scrive Nicola Canal

Ringrazio anch’io il qualificato commento dell’Ingegner Emilio e noto con piacere che l’effetto “punzecchiatorio” della vignetta ha fatto centro.

Voglio fugare ogni dubbio a chi potesse pensare che il sottoscritto tornerebbe all’epoca di dolmen e menhir, ben noti agli ingegneri per la
loro labilità piuttosto che di una anche risicata isostaticità. Ed è verissimo che ben pochi capolavori del passato sono arrivati a noi, anche
e soprattutto per la mancanza della “Tecnica della fondazioni”.

Vorrei quindi aggiungere alcune considerazioni:

1) E’ ancora raro il fatto che la sicurezza strutturale (come pure quella del cantiere!) di un’opera venga già discussa in fase di progetto architettonico;
molto più spesso, invece, lo strutturista si trova a dover “mettere a posto” un progetto architettonico che parte lacunoso sotto l’aspetto della sicurezza strutturale.
Un esempio? Il controvento nelle strutture in acciaio (anche se è a “falce” o a “K”): casca sempre dove il committente vuole un portone o una finestra…
E poi ti senti rispondere dal progettista architettonico di turno: “Siamo nell’era moderna…. Nervi vi avrà pur insegnato qualcosa in più del solito telaio 5×5…o no?”…
No comment!

2) L’interazione suolo struttura è uno degli aspetti più difficili da studiare per un’opera: a fronte di diverse risposte dinamiche del terreno, edifici analoghi
possono comportarsi in modo sostanzialmente differente: qui occorrerebbe andare a vedere l’aspetto dinamico (modale e a S.d.R.) della struttura.
Voglio dire che su determinati tipi di suoli, si dovrebbe avere il coraggio di non realizzare certi tipi di edifici: perchè non si agganciano certi consigli alle “Carte delle Penalità”?…
E’ fondamentale, quindi, che le fondazioni siano ben progettate e costruite: ad esempio, già nella vecchia normativa, veniva giustamente richiesto il mutuo collegamento del reticolo delle
travi di fondazione, che dovevano resistere anche a delle forze orizzontali non inferiori a 1/10 del massimo sforzo verticale dei pilastri: si pensi a cosa può servire un apprestamento
del genere in caso di fluidificazione dei terreni; ma il sottoscritto, negli anni scorsi, numerose volte ha litigato con ia committenza che voleva realizzati i collegamenti trasversali “nello spessore del pavimento industriale” (sic!) per non sostenere l’onere di travi apposite che attraversassero la campata (peraltro utilissime per non far deformare eccessivamente la soletta
industriale stessa).

3) Se si parla di controventi per edifici in acciaio mi sta benisimo (peraltro trattati in forma molto estesa dalle Ntc 2008), ma quando si va a vedere i capannoni di c.a./c.a.p.
realizzati con elementi prefabbricati, qui… casca l’asino: si sono mai visti controventi qui? La stragrande maggioranza di questi edifici è stata calcolata per anni sulla base del pilastro
tipo funzionante “a mensola”, con carichi puntiformi verticale (peso: G+Q) ed orizzontale (vento e, soprattutto, sisma: C*(G+0.33*Q)). A questo punto, aggiungiamo travi di bordo
“ad L” di c.a.p., pannelli di copertura pure in c.a.p. e pesanti tamponamenti perimetrali di cls, il tutto tenuto insieme solamente da connettori e piastre metalliche nella zona di appoggio: siamo sicuri che sia veramente antisismica una struttura del genere? Un discorso a parte meriterebbero quei capannoni dove, in luogo dei pannelli, sono stati realizzati tamponamenti “in opera” con muratura armata tipo Leca, interna ai pilastri e ad essa collegata attraverso connettori d’acciaio. O, ancora, quei capannoni più moderni dove le travi di copertura non sono più di pesante c.a.p. ma di un più efficiente legno lamellare, sovrastati da un leggero (ma rigidissimo) tavolato sacrificale sempre di legno (per l’incendio) e da leggere lamiere d’acciaio superiori.

4) Infine, vorrei dire che, molto spesso, la differenza la fa la committenza, la quale (purtroppo) molto spesso non è affatto intenzionata a spendere un euro in più per le strutture, perché
già intrinsecamente proiettata ai problemi delle finiture, dell’estetica, degli impianti ecc. ecc. La stessa scelta di un solaio, ad esempio, potrebbe fare differenza in un capannone industriale:
solai come il “Soldal” o il “Valsol” (con sezione ad Omega) sono nettamente più sicuri (anche al fuoco) rispetto agli obsoleti solai con sezione a “Pi greco”, ma bisogna convincere il committente a usarli… Non è stato raro, poi, il caso in cui mi sia trovato a rifiutare un incarico di collaudo sulla base dell’esame preventivo della documentazione di progetto!
E spesso mi son sentito dire anche: “ingegnere, questi sono bravi, guardi: pilastri piccoli, che devo correre con il muletto, mettono poco ferro (rispetto a me ndr) e costano poco (come se io potessi permettermi di essere caro ndr)…”

Basta, per ora mi fermo qui, mi si sta già alzando la pressione… 🙂

Buona giornata e buon lavoro a tutti
e grazie a chi avrà speso un po’ del suo tempo per leggere queste mie chiacchiere…

Nicola

Commento di Ugo Fonzar: sugli impianti posso scriver io un po’ di cosine… lasciamo stare dai …

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