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Cassazione Civile: conversione del contratto di lavoro da determinato a indeterminato per le imprese che non abbiano effettuato la VdR

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TUTELA DEI LAVORATORI. (Sentenza Cassazione Civile 02/04/2012, n. 5241)
CASSAZIONE CIVILE, SEZ. LAVORO, 02 aprile 2012, n. 5241 – La clausola di apposizione del termine al contratto di lavoro da parte delle imprese che non abbiano effettuato la Valutazione dei Rischi è nulla per contrarietà a norma imperativa.
La clausola di apposizione del termine al contratto di lavoro da parte delle imprese che non abbiano effettuato la “V.d.R. – Valutazione dei Rischi” ai sensi dell’art. 4 del D. Lgs. 19/09/1994, n. 626, e s.m.i., è nulla per contrarietà a norma imperativa e il contratto di lavoro si considera a tempo indeterminato.
Spetta al giudice di merito accertare, con valutazione che, se correttamente motivata ed esente da vizi giuridici, resta esente dal sindacato di legittimità, la sussistenza del presupposto indicato dall’art. 3, lett. d), del D. Lgs. n. 368 cit..
La clausola di apposizione del termine al contratto di lavoro da parte di imprese che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi è nulla per cui il contratto si considera a tempo indeterminato.
Fra i casi in cui è vietato stipulare contratti a termine, l’art. 3 del D.Lgs. n. 368/2001, inserisce la mancata effettuazione della valutazione dei rischi per cui le aziende che non abbiano effettuato la valutazione dei rischi non possono assumere lavoratori con contratto a tempo determinato.
La norma suddetta è posta a tutela del lavoratore che, di fatto, ha una minore familiarità con l’ambiente di lavoro e con gli strumenti di lavoro a causa della minore esperienza, della minore formazione e della minore professionalità.
Conseguentemente il datore di lavoro che intenda sottrarsi alle conseguenze della violazione del divieto, deve provare di aver effettuato l’adempimento (ovvero la citata valutazione dei rischi) in epoca antecedente alla stipula del contratto a termine.
In caso contrario, la Cassazione, sentenza n. 5241/2012, ha stabilito che la clausola apposta è nulla per contrarietà a norma imperativa ed il contratto si considera a tempo indeterminato.
Al lavoratore spetterà, inoltre, quanto stabilito dalla Legge n. 183/2010 e cioè un’indennità variabile da 2,5 a 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
Fonte: IPSOA

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