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Progetti per la prevenzione dei rischi nell’assistenza domiciliare

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Torino, 12 Dic – Parlare di assistenza domiciliare, di attività socio-sanitarie, educative e assistenziali vuol dire affrontare tematiche e contesti lavorativi che presentano numerosi rischi per gli operatori impegnati, rischi che non sempre vengono sufficientemente sottolineati e valutati.
Il settore sanitario e dei servizi di assistenza alla persona è, infatti, un settore variegato che costituisce uno dei più corposi comparti occupazionali in Europa, con una pluralità di figure professionali, mansioni ed attività lavorative e un’importante presenza di forza lavoro femminile (circa il 77% del totale). Secondo alcuni dati europei il tasso di infortuni sul lavoro in questo settore è del 34% superiore rispetto alla media Ue in altri comparti e i principali fattori di rischio sono correlati a sollecitazioni muscoloscheletriche, a esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici nocivi, all’articolazione del lavoro su turni. Senza dimenticare i rischi di natura psico-sociale (violenza, mobbing e stress) e socio-demografica (c’è una presenza sempre più massiccia di operatori stranieri ed extracomunitari).

Due interventi al seminario hanno presentato alcuni interessanti progetti, finalizzati al miglioramento della prevenzione della salute e della sicurezza degli operatori del comparto, che sono presenti, come allegati, nel documento che raccoglie agli atti della giornata di lavoro.

In “La tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro in ambito socio sanitario, educativo e assistenziale: presentazione progetti ARCA e DROM”, a cura di Sabina Bellione (Consorzio DROM) e Fabio Cavallin (Consorzio ARCA) vengono presentati brevemente i punti cardine dei progetti.

In relazione al progetto “Lavorare in sicurezza nei servizi di assistenza domiciliare” si indica che il campo di applicazione del Decreto legislativo 81/2008 prevede all’art.3-bis “l’applicazione del decreto alle cooperative sociali con la particolarità di tener conto delle attività svolte”.
L’obiettivo del progetto è quello di “offrire alle imprese cooperative sociali dettagliate informazioni sui rischi di carattere generale, esistenti nei luoghi di lavoro (supportandoli nell’analisi dei propri contesti aziendali), ed in particolare nei contesti di lavoro domiciliare e sulle misure di prevenzione e di emergenza da adottare in relazione alle attività svolte”.
Infatti l’assistenza domiciliare è “un fenomeno in continua crescita, dato il prolungarsi delle aspettative di vita delle persone (se pensiamo alla sola assistenza domiciliare agli anziani, si conta dal 2001 al 2007, un aumento della popolazione over 65 di circa due punti percentuale dal 18% al 20% della popolazione)”.

Nel progetto vengono presentati i contesti aziendali del settore, con riferimento anche ai contesti lavorativi (“l’abitazione dell’utente in cui possono essere offerte prestazioni diverse: mediche, infermieristiche, riabilitative e socio-assistenziali, con diversi gradi di intensità, a seconda delle necessità che la persona richiede”), nonché le tematiche formative proposte per ogni iniziativa formativa e l’articolazione del piano formativo.

Nell’intervento di Fabio Cavallin si presenta invece il progetto “La prevenzione dei rischi nei servizi domiciliari sanitari alla persona”, progetto che comprende varie attività: una Ricerca azione, la formazione e alcuni seminari.

Questi gli obiettivi:

– “indagare le buone pratiche nei servizi sociali”;

– progettare un modello di valutazione dello stress lavoro correlato specifico del settore: ad esempio se il turn over può essere visto come indice di stress lavorativo, “nel nostro settore questo dato può avere un significato diverso, è facile che un operatore dopo quindici anni di lavoro nello stesso servizio sia ‘brasato’ mentre cambiare” (turn over interno) è un fattore di protezione rispetto allo stress”.

In particolare gli obiettivi della ricerca sono:

– “analisi dei rischi registrati e percepiti dalle persone intervistate riguardanti l’operatore e la sua relazione con il paziente/assistito, l’ ambiente di lavoro, l’erogazione e l’organizzazione dei servizi domiciliari agli anziani;

– il disegno della mappa dei rischi collegati ai servizi domiciliari offerti da due cooperative di DROM e le raccomandazioni per la prevenzione”.

Si ricorda che il servizio domiciliare, riassunto nei suoi caratteri essenziali, è “concretamente reso dall’operatore attraverso lo svolgimento di varie attività (igiene personale di vario tipo, preparazione pasto, igiene ambientale, spesa), la priorità delle quali è stabilita nel programma settimanale dal coordinatore. Poche attività non richiedono l’interazione con il paziente/assistito. Il servizio domiciliare determina una tensione di ruolo fisiologica nel singolo operatore che, quando non riesce più a gestirla, si traduce nell’abbandono del posto di lavoro (il tasso di turn over è di circa il 20 % annuale) e in crisi depressive, come messo in luce dagli intervistati: ‘Il lavoro dell’operatore è pesantissimo, sia per il carico di lavoro che per gli spostamenti. L’assistito anziano soffre di patologie fisiche, e quando muore, l’operatore accusa il colpo. Inoltre lavoro in modo isolato. Il tutto si traduce in un elevato turn-over. La cooperativa gestisce la relazione di lavoro con disponibilità, attraverso la concessione di permessi e di ferie più lunghi;, il pagamento delle cure mediche e l’assistenza dello psicologo’”. Inoltre la domiciliare ‘richiede flessibilità, alta disponibilità perché per arrivare a 38 ore settimanali occorre fare tante visite con spostamenti non pagati e in ambienti isolati dove comunichi solo via telefono con il tuo coordinatore”.

In particolare i rischi maggiori (rilevati e forniti durante la ricerca) ai quali sono esposti gli operatori “sono costituiti dagli infortuni in itinere e dalla movimentazione del paziente/assistito”.
Inoltre i rischi dell’operatore percepiti dagli intervistati, “che ricoprono ruoli di back office (di retro sportello), sono riconducibili allo stress da lavoro correlato, stante i caratteri del servizio domiciliare, del ruolo e delle attività dell’operatore”.
Nel progetto, allegato agli atti del seminario, è presente una tabella con l’andamento infortunistico nel 2010 (gennaio-agosto).

Si sottolinea, inoltre, che l’analisi dei rischi del singolo ambiente di lavoro è “contenuta nella Scheda di osservazione ASA compilata dal coordinatore, (e firmata anche dall’operatore) durante la visita preliminare con l’assistente sociale del comune committente. L’analisi dei rischi è limitata alla presenza di eventuali barriere architettoniche e alla stato dei servizi igienici”. Questa modalità di lavoro “assegna l’individuazione dei rischi ulteriori eventualmente presenti nell’ambiente di lavoro all’operatore”.

Il progetto rileva diversi punti deboli nella modalità di lavoro riscontrata.

Al fine di ovviare ai limiti indicati, si propone un “assetto alternativo di operare che si basa sugli assunti seguenti:

– considerare la prevenzione come una dimensione professionale del ruolo sia degli operatori che del coordinatore, al fine di allineare l’organizzazione della sicurezza con quanto previsto dal Testo unico;

– assegnare formalmente e sistematicamente all’operatore l’attività di individuazione dei rischi dei propri ambienti di lavoro attraverso la compilazione di un numero limitato di mappe di rischio;
– integrare l’aggiornamento della scheda di osservazione con le mappe di rischio compilate ed aggiornate dall’operatore per la singola commessa/assistito/servizio, al fine di disporre di una banca dati da utilizzare per la mobilità degli operatori (in caso di nuove assegnazioni di assistiti), per la formazione in materia di prevenzione dei rischi, per la negoziazione/ rinegoziazione dei termini del servizi con il committente”

Nel progetto sono proposte alcune mappe di rischio organizzate per settori: struttura del luogo di lavoro; vie di transito e di esodo; locali di riposo, cucine e servizi igienici; impiego di attrezzature di lavoro, dispositivi di protezione individuale (D.P.I.); rischio elettrico; rischio di incendio; sovraccarico biomeccanico e rischi posturali; esposizione ad agenti fisici – rumore, microclima e ventilazione; esposizione ad agenti biologici.

Concludiamo riportando, a titolo esemplificativo, un esempio di scheda per la valutazione dei rischi con riferimento a check list di controllo nell’ambito del sovraccarico biomeccanico e rischi posturali.

Le “fonti che sono state prese in considerazione nell’analisi della situazione e per la quantificazione del rischio sono state:

– le caratteristiche (peso, forma, dimensioni, mobilità) dei pazienti oggetto di movimentazione manuale nel ciclo lavorativo;
– le modalità di esecuzione della movimentazione dei pazienti stessi;

– le caratteristiche del luogo di lavoro nel quale si esegue la movimentazione;
– l’informazione e la formazione degli addetti alla movimentazione;

– l’idoneità fisica degli addetti alla movimentazione”.

ARCA, Consorzio sociale, “ Atti del seminario – La tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro in ambito socio-sanitario, educativo e assistenziale” (formato PDF, 385 kB).

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