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Sulla responsabilità solidale dell’appaltatore e subappaltatore

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Cassazione Penale Sezione IV – Sentenza n. 15000 del 13 aprile 2011 (u. p. 11 febbraio 2011) – Pres. Morgigni – Est. Romis– P.M. D’Ambrosio – Ric. Z. T..

Commento a cura di G. Porreca.

Bari, 16 Mag – Nei lavori affidati in appalto il datore di lavoro della ditta appaltatrice assume una posizione di garanzia e di controllo dell’integrità fisica anche dei lavoratori dipendenti della ditta subappaltatrice. E’ la massima che discende da questa recentissima sentenza della Corte di Cassazione penale. Lo stesso, infatti, secondo la suprema Corte, non è esente da colpa anche in presenza di un comportamento antigiuridico del datore di lavoro della ditta subappaltatrice in tema di infortuni sul lavoro né può invocare a sua discolpa la mancata diligenza, prudenza, perizia e responsabilità altrui. E’ il cosiddetto “doppio aspetto della colpa”, così come definito dalla Corte suprema, secondo cui si risponde sia per colpa diretta che per colpa indiretta nel caso in cui un infortunio dipenda dal comportamento dell’agente che invoca a sua discriminante la responsabilità altrui.

Il caso e l’iter giudiziario

Il caso posto all’esame della Corte di Cassazione riguarda l’infortunio sul lavoro accaduto ad un lavoratore dipendente di una ditta subappaltatrice alla quale l’impresa affidataria, incaricata dal committente della costruzione di una casa per civile abitazione, aveva affidato in subappalto i lavori per la realizzazione delle opere murarie e dei solai. Il giorno dell’infortunio era in corso nel cantiere lo smontaggio del ponteggio ivi installato e l’operaio che si trovava al terzo piano dello stesso è caduto al suolo da una altezza di circa sei metri perché trascinato da un tubo di ferro del ponteggio che l’operaio stava buttando giù e che si era impigliato nel guanto dallo stesso indossato.

Secondo l’accusa l’evento infortunistico si era verificato per l’assenza delle necessarie protezioni contro la caduta dall’alto ed in base a ciò il Tribunale Monocratico, a seguito di un giudizio abbreviato, aveva condannato il datore di lavoro della ditta appaltatrice alla pena (condonata) di mesi due e giorni venti di reclusione per il reato di lesioni colpose gravi in danno del lavoratore. Il Tribunale aveva infatti ritenuto il datore di lavoro della ditta appaltatrice responsabile perché considerato parimenti destinatario della normativa antinfortunistica, quale direttore dei lavori anche della ditta subappaltatrice, ed in tale veste lo aveva pertanto condannato per aver omesso di cooperare nell’apprestamento di protezioni individuali anticaduta, di coordinare interventi di protezione e prevenzione nonché di redigere un POS adeguato alla natura dei rischi presenti nel cantiere, con riguardo al montaggio e smontaggio dei ponteggi ed alle procedure di sicurezza da osservare. Il Tribunale aveva evidenziato altresì che l’infortunio era stato di difficile accertamento perché inizialmente si era cercato di far passare l’accaduto come un incidente fuori cantiere, anche svestendo e rivestendo diversamente l’infortunato.

I ricorsi alla Corte d’Appello ed in Cassazione

L’imputato ha proposto ricorso alla Corte d’Appello che ha però confermata la decisione impugnata osservando in merito che il POS in atti non conteneva alcuna menzione dei ponteggi metallici e delle attività del loro montaggio e smontaggio e che il Piano di Sicurezza e di Coordinamento predisposto dal coordinatore per la progettazione e l’esecuzione, invece, fatto proprio dalla ditta appaltatrice, conteneva la previsione dei rischi per i lavoratori nell’allestimento e nella rimozione dei ponteggi metallici con specifica indicazione di fare uso, nelle fasi di montaggio e smontaggio, di cintura di sicurezza con bretelle e cosciali e fune di trattenuta scorrevole su di una guida orizzontale applicata ai montanti interni, di casco, scarpe di sicurezza senza suola imperforabile e guanti. Tali prescrizioni operative, puntualmente dettate dal piano di sicurezza, non erano state invece osservate dai responsabili del cantiere ed, in primis, dall’imputato appaltatore titolare dell’impresa principale e proprietario dei ponteggi che tra l’altro aveva dato anche l’ordine al subappaltatore di smantellare il ponteggio medesimo.

La Corte di Appello ha, inoltre, in base ai principi enunciati in materia nella giurisprudenza di legittimità, ritenuta destituita di fondamento la tesi difensiva dell’imputato secondo cui, essendo stato assunto il lavoratore infortunato dalla ditta subappaltatrice, solo il responsabile della stessa ditta sarebbe stato il destinatario delle norme di sicurezza poste dalla legge a salvaguardia del dipendente. La stessa Corte ha sottolineato, altresì, che nel corso del processo era emerso che l’imputato andava ogni giorno in cantiere ed organizzava e controllava il lavoro sia dell’infortunato che dei suoi compagni e che, assieme al titolare della ditta subappaltatrice, aveva dato l’ordine di smontare il ponteggio. Era emerso anche che il coordinatore per la sicurezza aveva attestato di essere passato per il cantiere la mattina stessa dell’infortunio e di aver visto gli operai che smontavano i ponteggi senza osservare alcuna delle prescrizioni previste dal PSC, tanto che egli aveva scattato alcune fotografie, poi anche prodotte in atti, ed aveva vibratamente redarguito il subappaltatore medesimo.

Il datore di lavoro della ditta appaltatrice ha fatto quindi ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che il subappaltatore aveva chiaramente disattese le prescrizioni contenute nel piano di sicurezza e riguardanti lo smontaggio del ponteggio, come anche testimoniato dal coordinatore, e che quindi l’infortunio era da addebitare alla sua esclusiva responsabilità per aver disatteso deliberatamente ed in modo gravemente colpevole alle prescrizione previste nel piano di sicurezza, responsabilità tra l’altro confermata dal fatto che il titolare della ditta subappaltatrice aveva definito la sua posizione processuale con il patteggiamento.

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