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Anche il RSPP può rispondere dell’infortunio

Questa notizia è stata tratta da: http://www.circolodellasicurezza.com/

Cassazione Penale Sez. IV – Sentenza n. 2814 del 27/01/2011

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione può essere ritenuto responsabile del verificarsi di un infortunio, ogni qualvolta questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che egli avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare.

In materia di normativa antinfortunistica, è principio pacifico che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) non riveste un’originaria “posizione di garanzia” – tanto è vero che le sue inadempienze non sono penalmente sanzionate in via autonoma – e quindi non può direttamente intervenire per rimuovere le situazioni di rischio che, piuttosto, deve segnalare al datore di lavoro che l’ha nominato, il quale rimane titolare della posizione di garanzia e diretto responsabile per l’accaduto.

Infatti, la “designazione” del RSPP, che il datore di lavoro è tenuto a fare a norma dell’articolo 31 legislativo n. 81 del 2008. [individuandolo, ai sensi del successivo articolo 32, tra persone i cui requisiti siano “adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative”], non equivale a “delega di funzioni” utile ai fini dell’esenzione del datore di lavoro da responsabilità per la violazione della normativa antinfortunistica, perché gli consentirebbe di “trasferire” ad altri – il delegato – la posizione di garanzia che questi ordinariamente assume nei confronti dei lavoratori. Un decisivo conforto in tal senso si ricava dalla normativa di settore, segnatamente nell’articolo 31, comma 5, cit. laddove emerge a chiare lettere che i componenti del SPP (sia designati all’interno dell’azienda, che individuati in soggetti esterni) non possono venire chiamati a rispondere direttamente del loro operato, perché difettano di un effettivo potere decisionale.

Quanto detto, peraltro, non esclude che [anche] il RSPP possa essere chiamato a rispondere degli eventi dannosi verificatisi quando siano riconducibili anche all’omessa segnalazione di queste situazioni delle quali era a conoscenza o che avrebbe dovuto conoscere. In tale evenienza risponderà, a seconda dei casi, dei reati di lesioni colpose o di omicidio colposo.

In questi termini, si esprime la sentenza in esame: lo spazio per una (cor)responsabilità del RSPP, in caso di verificazione dell’infortunio, potrà esservi allorquando questo sia oggettivamente riconducibile ad una situazione pericolosa che proprio il RSPP avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e segnalare, dovendosi presumere che alla segnalazione avrebbe fatto seguito l’adozione, da parte del datore di lavoro, delle necessarie iniziative idonee a neutralizzare detta situazione (in questo senso, tra le altre, Cassazione, Sezione IV, 13 marzo 2008, Reduzzi ed altro; Sezione IV, 15 febbraio 2007, Fusilli; nonché, Sezione IV, 20 aprile 2005, Stasi ed altro; nonché, da ultimo, Sezione IV, 2 febbraio 2010, PM in proc. Visintin ed altro).

Ciò perché, in tale evenienza, l’omissione colposa al potere-dovere di segnalazione in capo al RSPP, impedendo l’attivazione da parte dei soggetti muniti delle necessarie possibilità di intervento, finirebbe con il costituire (con)causa dell’evento dannoso verificatosi in ragione della mancata rimozione della condizione di rischio: con la conseguenza, quindi, che, qualora il RSPP, agendo con imperizia, negligenza, imprudenza o inosservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento sbagliato o abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio, inducendo, così, il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionale, ben potrebbe [rectius, dovrebbe] essere chiamato a rispondere insieme a questi, in virtù del combinato disposto degli articoli 113 e 41, comma 1, c.p., dell’evento dannoso derivatone.

Si deve in definitiva distinguere nettamente il piano delle responsabilità prevenzionali, derivanti dalla violazione di norme di puro pericolo [di cui il RSPP non è chiamato a rispondere], da quello delle responsabilità per reati colposi di evento, quando, cioè, si siano verificati infortuni sul lavoro o tecnopatie [dove vi può essere una responsabilità concorrente del RSPP che abbia omesso di segnalare il rischio aziendale].

Autore: Giuseppe Amato
Fonte: IPSOA

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