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Processo Thyssen al termine. La difesa: “All’incendio non c’era rimedio”

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurezzaonline.it/

Conclusa l’arringa, la sentenza è attesa per marzo. Secondo i legali degli imputati anche l’eventuale presenza di un dispositivo di sicurezza non avrebbe impedito il rogo e l’esposizione dei lavoratori alle fiamme

TORINO – Nessun calo di attenzione rispetto ai livelli di sicurezza nell’azienda nelle settimane prima della tragedia, che non sarebbe stata evitata neanche con un impianto di rilevazione e di spegnimento automatico degli incendi sulla linea 5. E’ una delle tesi esposte venerdì scorso nel corso dell’arringa finale della difesa nel processo alla Thyssenkrupp di Torino, per il rogo in cui morirono sette operai. Il processo si è avviato così alle sue ultime battute e la sentenza è attesa per marzo.
L’accusa contesta ai sei imputati l’assenza di un impianto di prevenzione e ipotizza tra i reati la rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti. Secondo uno degli avvocati della difesa, Maurizio Anglesio, però, nessuno dei tecnici e degli ispettori che si erano succeduti per i controlli aveva segnalato la necessità di montare un dispositivo del genere proprio nel punto in cui si verificò l’incendio. “Inoltre un focolaio al di fuori dalla zona di attivazione dei sensori richiederebbe comunque la mobilitazione degli operai con gli estintori”, ha aggiunto. “Si tratta, dunque, di un impianto che non impedisce l’evento e non evita ai lavoratori di venirne esposti”. Anglesio ha anche sostenuto che dopo un grave incendio nella filiale tedesca di Krefeld avvenuto nel 2006, l’azienda prese dei provvedimenti e, in Germania, adottò delle misure che “a Torino erano già presenti da tempo. E anche per lo stabilimento di Terni è stato lo stesso”.
All’arringa hanno fatto seguito le dure reazioni da parte dei familiari delle vittime. Durante una pausa del dibattimento alcune madri degli operai morti hanno rivolto insulti agli avvocati ed è stato necessario l’intervento dei pm Francesca Traverso e Laura Longo per riportare la calma. Non era la prima volta, del resto, che episodi del genere si verificavano in aula. Tutta la linea difensiva è stata caratterizzata, infatti, da pesanti contestazioni. “Una signora mi ha chiesto come faccio a difendere degli assassini”, aveva sostenuto il 1 febbraio uno dei legali degli imputati, Paolo Sommella, durante il proprio intervento. “Io rispondo che non sono assassini”. Sommella aveva definito “obbrobriosa” l’accusa avanzata dalla procura di avere rimosso volontariamente delle cautele contro gli incidenti sul lavoro (l’articolo 437 del codice penale). Dopo l’incendio nella filiale tedesca e i relativi sopralluoghi, analisi e resoconti della compagnia assicuratrice, “nessuno, a differenza di quanto sostiene l’accusa, ha mai detto che bisogna montare un impianto antincendio nel punto della linea in cui si svilupparono le fiamme”, aveva asserito Sommella. “Su questo errore i pubblici ministeri hanno costruito un’accusa obbrobriosa, la rimozione volontaria di cautele. Un’accusa da assassini veri”.
Per sostenere le sue tesi durante l’arringa, l’avvocato ha fatto riferimento alle testimonianze di numerosi lavoratori. La procura di Torino,però, nutre dei dubbi sulla genuinità delle loro dichiarazioni, tanto da avere aperto un’indagine per falsa testimonianza. “Sono stati messi sotto inchiesta al solo scopo di provocare paura”, ha commentato in merito Sommella. “Le indagini, in questi frangenti, non si aprono durante il processo, ma dopo, quando c’e’ stata una sentenza”.
Fonte: INAIL

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