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La sicurezza non è uguale per tutti

Questa notizia è stata tratta da: http://www.actas.it/

Studi condotti in Francia evidenziano come nei paesi europei la differenza di genere nel mondo del lavoro incida anche in termini di salute e sicurezza sul lavoro

Troppo spesso si dà per scontato che le problematiche relative alla sicurezza e alla salute sul lavoro siano sostanzialmente uguali per uomini e donne ma la realtà ci dice ogni giorno che le cose non stanno proprio così.
La differenza di genere nel mondo del lavoro si esprime in effetti anche in questi ambiti per differenti motivi che possono risalire alla sperequazione nell’affidamento degli incarichi o alla rigida partizione degli incarichi.

L’ANACT (Agence National pour l’Amélioration des Conditions de Travail), associazione francese che mette in rete le energie di imprenditori e sindacati per lo sviluppo e il miglioramento delle condizioni di lavoro, ha condotto studi e ricerche sull’argomento grazie ai quali arricchisce costantemente il dossier dedicato al rapporto tra questione di genere e lavoro pubblicato nel proprio sito.

E da queste ricerche risultano dati piuttosto interessanti che, sebbene riferiti alla sola Francia Metropolitana, possono però fungere da punto di riferimento anche per l’Italia.

Da studi statistici condotti tra il 2003 e il 2009 infatti risulta che:

il 58% dei disturbi muscoloscheletrici dichiarati riguardano donne, con un rischio di esposizione superiore del 22% rispetto agli uomini
la dichiarazione di stress sul luogo di lavoro delle donne supera del 40% quella degli uomini
il 37% delle donne dichiara di vivere con malessere il proprio posto di lavoro contro il 24% degli uomini
le donne subiscono più frequentemente degli uomini situazioni di molestie e violenze sul posto di lavoro
Si è inoltre constatato che le condizioni di lavoro delle donne sono più spesso gravate da situazioni di difficoltà fisiche e mentali come il lavoro ripetitivo, posizioni di lavoro faticose o che richiedono di rimanere in piedi a lungo e di rimanere a lungo davanti al monitor, rapporti costanti con il pubblico, lavoro parcellizzato e interrotto.

A queste difficoltà si aggiunge il fatto che sebbene i lavori al femminile siano più spesso caratterizzati da orari meno lunghi e più stabili, è vero che diventano sempre più atipici.

Per esempio il lavoro notturno e serale al femminile vive una crescita maggiore di quello al maschile.

Infine esistono a tutt’oggi differenze nelle condizioni di accesso all’impiego che fanno sì che le donne accedano più spesso degli uomini ad incarichi con condizioni di lavoro più pesanti (posti di bassa qualifica, impieghi precari etc.).

Ovviamente la principale causa di queste disparità risiede ancora oggi nella mancanza di equilibrio nella ripartizione dei sessi sul piano dell’impiego.

In Francia per esempio il 49,8% delle donne è concentrata in 86 categorie professionali considerate “tipiche” (insegnamento, assistenza all’infanzia, assistenza ai malati, pulizie etc.) all’interno delle quali la presenza maschile è solo dell’11%.

E’ evidente che questa disparità nasce dal mancato superamento di stereotipi. Ma è anche altrettanto evidente che tali stereotipi arrecano gravi danni al mondo del lavoro.

Ritenere infatti che l’individuo sia portato verso un determinato mestiere non dalle proprie competenze ma per “predisposizione naturale” conduce ad una prevalenza mono-sessuale in certi ambiti lavorativi e conseguentemente ad un abbassamento delle potenzialità dell’impresa.

E’ da questa situazione infatti che nascono vari problemi quali quelli legati appunto alla salute sul lavoro, alla crescita dell’assenteismo e del turn-over e alle difficoltà nelle assunzioni.

Di fronte a queste difficoltà, l’ANACT, oltre a proporre una serie di studi e di guide e percorsi informativi sul proprio sito, propone anche degli indirizzi di comportamento:

analizzare il lavoro reale per renderne visibili le competenze e le professionalità tecniche e relazionali e per poter allargare il campo dei mestieri proposti ad uomini e donne
stabilire legami tra gli indicatori della salute di uomini e donne all’interno dell’impresa e le caratteristiche dell’organizzazione del lavoro
fare del miglioramento delle condizioni di lavoro una delle leve dell’uguaglianza professionale
valutare l’opportunità di sviluppare un approccio di genere in materia di salute sul lavoro
Cominciare a prendere più fortemente in considerazione queste problematiche in Italia, così come avviene nelle nazioni europee più evolute, sarebbe un passaggio importante nel percorso per condizioni di lavoro sempre più sicure e sane.

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