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Energia nucleare: via libera definitivo del Senato

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Entro sei mesi i siti delle centrali; compensazioni per le popolazioni con oneri a carico delle imprese
di Rossella Calabrese

10/07/2009 – Ieri il Senato ha definitivamente approvato, in quarta lettura, il ddl n. 1195-B recante disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia. Il provvedimento, collegato alla manovra finanziaria e nato come stralcio dell’ultima legge finanziaria, è stato fortemente modificato nel corso dei diversi passaggi nelle Commissioni di merito e in Assemblea.

I contenuti degli articoli sul nucleare (25 e 26)
Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale, il Governo adotterà uno o più decreti legislativi per la localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi e alle misure compensative in favore delle popolazioni interessate.

I decreti saranno adottati su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri dell’ambiente e delle infrastrutture, previa acquisizione del parere della Conferenza Unificata e delle competenti Commissioni parlamentari. Gli stessi decreti definiranno le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti nucleari.

I siti individuati per ospitare le centrali atomiche potranno essere dichiarati “aree di interesse strategico nazionale”, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione e caratterizzati ad elevati livelli di sicurezza per la tutela della salute della popolazione e dell’ambiente. Ai residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito saranno riconosciuti benefìci diretti, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti, le quali non potranno scaricare tali oneri sugli utenti finali.

I decreti dovranno prevedere opportune forme di informazione diffusa e capillare per le popolazioni, in particolare per quelle direttamente coinvolte, al fine di creare le condizioni idonee per la costruzione e gestione degli impianti nucleari. Sarà realizzata anche una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.

Modificando l’art. 11, comma 4, del Dlgs 79/1999, il gestore della rete di trasmissione nazionale assicurerà la precedenza all’energia nucleare, subito dopo l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.

Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, con delibera del CIPE, il Ministro dello sviluppo economico definirà le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale. La Conferenza unificata dovrà esprimere il proprio parere entro 60 giorni, trascorsi i quali il parere si intende acquisito.

Come hanno votato le forze politiche
A favore del provvedimento hanno votato UDC, SVP e Aut, malgrado alcune perplessità sulle norme relative al nucleare. Voto contrario dall’IdV secondo cui la politica energetica del Governo si riduce alla scelta nucleare, con forti limiti in tema di localizzazione degli impianti e di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Ok della Lega Nord, che ha sottolineato come il provvedimento esplicherà effetti positivi in tempi medio-lunghi ma che già nell’immediato costituisce la base per il superamento della crisi in atto.

Il PD ha invece votato contro perché in campo energetico ci si limita alla decisione di acquisire nuove centrali nucleari, ma manca una vera politica nucleare con il necessario corredo di interventi in tema di ricerca, di politica ambientale, di ricaduta industriale. Secondo il PdL invece il provvedimento rappresenta una svolta radicale per la politica energetica nazionale, a tutto vantaggio delle imprese, oggi gravate da alti costi energetici, e del Paese, condizionato dalla forte dipendenza energetica dall’estero; ciò grazie alla decisa scelta nucleare, operata nel rispetto dell’ambiente, delle norme di sicurezza e della qualità del servizio per i cittadini.

I primi commenti
E a poche ore dall’approvazione del provvedimento, sono arrivati i primi commenti negativi sulla scelta del Governo di far intraprendere all’Italia la strada del nucleare.

Secondo il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il Governo ha “imboccato una strada sbagliata, dando per scontata una scelta, quella del ritorno al nucleare, su cui pesa la possibilità di un pericoloso passo indietro, in particolare sul versante ambientale, essendo irrisolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive, mentre sarebbe stato più opportuno aprire una fase di confronto sulla ricerca relativa al nucleare di nuova generazione”.

Quanto alle singole Regioni, la Toscana – ha ribadito il presidente della Regione Claudio Martini – resta “contrarissima al ritorno dell’Italia al nucleare.” Meglio sarebbe, secondo Martini, che “l’Italia fosse all’avanguardia nella ricerca e costruzione di energie alternative e, al limite, si impegnasse insieme agli altri Paesi che fanno ricerca nel nucleare di quarta e quinta generazione”.

“Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini. E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell’enorme spesa che si dovrebbe programmare”. La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ribadisce così la contrarietà dell’amministrazione piemontese al nucleare. “È sempre più evidente – ha detto Bresso – che le scelte di tutti i Paesi avanzati nel mondo vanno in direzione opposta, riducendo il nucleare e potenziando ricerca ed energie rinnovabili: accade questo dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Francia alla Spagna. Le soluzioni sono altre: economicamente, lo sottolineiamo, e non solo dal punto di vista ambientale”.

“Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante. La Puglia vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d’Europa”. Così il Presidente della Puglia, Nichi Vendola, commenta il via libera al ddl sviluppo. Secondo Vendola “finora i discorsi energetici del Governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie. Io immagino – commenta – che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l’ha in testa”.

Il Presidente della Giunta lucana, Vito De Filippo, ha detto che la Regione Basilicata non si accoda alle espressioni di giubilo che da qualche parte si levano per l’approvazione del ddl sviluppo, soprattutto in relazione al ritorno del nucleare. Nel 2003, a Scanzano Jonico (Matera) – ha ricordato De Filippo – vi fu una rivolta popolare di 15 giorni, sostenuta dalle istituzioni, contro il progetto (ritirato dal Governo proprio a causa della protesta) di realizzare a Terzo Cavone il deposito nazionale delle scorie nucleari. Per De Filippo “la scelta è ancora più preoccupante, in quanto gravemente lesiva delle prerogative delle Regioni e delle autonomie, il cui parere è semplicemente consultivo e verso le quali vien fatto valere addirittura il silenzio-assenso. Non può non destare allarme – ha aggiunto il Presidente – la delega al Governo di dichiarare i siti a destinazione nucleare aree di interesse strategico nazionale, cioè militarizzati.”

Il direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia, Gianni Silvestrini, sottolinea che non c’è ancora traccia del Piano Energetico Nazionale che, secondo il documento sulla ‘manovra economica triennale’ del giugno 2008, sarebbe stato definito dal Governo entro il 30 giugno 2009. Inoltre, Silvestrini prevede con preoccupazione la possibile reazione negativa delle popolazioni e degli enti locali.“Come risposta – ha detto Silvestrini – si può prevedere quindi l’esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, tanto che l’esecutivo si propone di dichiarare i siti scelti quali aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione”.

“Curiosa poi la valutazione dei costi – continua il direttore scientifico di Kyoto Club – Da un lato un comma del disegno di legge garantisce priorità di accesso alla rete per l’elettricità nucleare, come avviene con le fonti rinnovabili. Insomma, alla faccia della liberalizzazione dei mercati. E poi questo è un segno evidente di insicurezza sui reali costi di generazione del nucleare”. “Dall’altro, si prevede il lancio di una campagna di informazione sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità”.

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