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Insegnamento e burn out

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurweb.it/

La sindrome, le reazioni e le ipotesi di intervento
“Alcune categorie di lavoratori – si legge sul sito eduscuola.it -, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio per la sindrome del burnout, condizione caratterizzata da affaticamento fisico ed emotivo, atteggiamento distaccato e apatico nei rapporti interpersonali esentimento di frustrazione per mancata realizzazione delle proprie aspettative”. Tra queste categorie di lavoratori rientrano anche gli insegnanti.

La categoria degli insegnanti, a quanto pare, è sottoposta a numerosi stress di tipo professionale legati per esempio alla peculiarità della professione (rapporto con studenti e genitori, classi numerose, situazione di precariato, conflittualità tra colleghi, costante necessità di aggiornamento), alla trasformazione della società verso uno stile di vita sempre più multietnico e multiculturale (crescita del numero di studenti extracomunitari), al continuo evolversi della percezione dei valori sociali (inserimento di alunni disabili nelle classi, delega educativa da parte della famiglia a fronte dell’assenza di genitori-lavoratori o di famiglie monoparentali), all’evoluzione scientifica (internet e informatica), al susseguirsi continuo di riforme (autonomia scolastica, innalzamento della scuola dell’obbligo, ingresso nel mondo della scuola anticipato all’età di cinque anni e mezzo), alla maggior partecipazione degli studenti alle decisioni e conseguente livellamento dei ruoli con i docenti, all’inadeguato ruolo istituzionale attribuito/riconosciuto alla professione (retribuzione insoddisfacente, scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica, etc.).

“In attesa di un intervento socio-istituzionale sull’organizzazione e sull’ambiente di lavoro – suggerisce il sito -, si ritiene che il progetto terapeutico sull’insegnante affetto da burnout debba prevedere un sostegno psicoterapico personalizzato volto a perseguire quattro obiettivi uguali per tutti: diminuire la componente onirico-idealista rispetto al proprio lavoro, ridimensionando le proprie aspettative e riconducendole a un piano più attinente alla realtà; evidenziare gli aspetti positivi del lavoro e non concentrarsi solo su quelli negativi; coltivare interessi al di fuori dal lavoro per distrarsi e non focalizzare l’attenzione esclusivamente sui problemi professionali; lavorare in compagnia di altre persone per non sentirsi soli e condividere lo stress.

Nella sola Italia il burn out coinvolgerebbe quasi 1mln d’insegnanti per l’alto rischio professionale di sviluppare una patologia psichiatrica rispetto ad altre categorie di lavoratori; più di 8mln di studenti con le rispettive famiglie a rischio di fruire di un servizio inefficiente per assenze e demotivazione del personale docente; le istituzioni che si trovano ad affrontare le conseguenze socio-economiche date da un sistema scolastico inefficiente (per la demotivazione e l’assenteismo della classe docente), un aumento dei costi (per supplenze, giorni di malattia da retribuire, pensioni d’inabilità, equo indennizzo, assistenza sanitaria), risultati educativi e culturali insoddisfacenti; le parti sociali che hanno come mandato fondamentale quello di tutelare i diritti dei lavoratori; le associazioni di categoria degli insegnanti, degli studenti, delle famiglie chiamate a tutelare i rispettivi diritti e interessi.

>> Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti

Fonte: Educazione&Scuola
9 ottobre 2008

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