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Tumori da amianto: ancora troppi i morti

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Ancora elevato il numero di morti da amianto tra i lavoratori di Monfalcone. La risposta del sottosegretario di Stato per la Giustizia ad un’interpellanza conferma i dati allarmanti. E in un recente processo per morte da amianto, nessun colpevole.

Il sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti ha confermato in una recente risposta ad una interpellanza dei deputati Marco Pottino e Siegfried Brugger, i dati statistici allarmanti sui tumori dovuti all’esposizione ad amianto nel territorio dei cantieri navali di Monfalcone.
“L’elevatissimo numero di tumori polmonari riscontrati in occasione di autopsie” e la circostanza che “la grande maggioranza dei casi si riferisce a lavoratori in contatto con l’amianto presso i cantieri navali di Monfalcone e in vari casi addirittura a loro familiari, verosimilmente impegnati nel lavaggio e nella manipolazione delle tute o degli oggetti di lavoro. Mi riferisco, inoltre, alla concentrazione abnorme, ben al di là dei parametri di Helsinki, di corpi di asbesto, riscontrata sui soggetti affetti dalla patologia in esame”.

Il sottosegretario ha precisato che “a metà settembre 2007 erano pendenti, in fase di indagini preliminari, 211 procedimenti relativi a ipotesi di omicidio colposo e 530 relativi a ipotesi di lesioni colpose, dei quali complessivamente 689 a carico di ignoti e 52 a carico di noti; nello stesso momento era stata emessa richiesta di rinvio a giudizio per ulteriori 13 procedimenti, 4 dei quali definiti con sentenza di non luogo a procedere e 9 invece transitati nella fase dibattimentale, dove allo stato pendono; sempre a metà settembre 2007 erano state presentate dal pubblico ministero 365 richieste di archiviazione.”

Nella replica alla risposta del sottosegretario il deputato Pottino ha ricordato che nella provincia di Gorizia, “a causa dell’esposizione all’amianto, sono decedute oltre millecinquecento persone” secondo i dati dell’associazione «Esposti amianto» della città di Monfalcone, delle numerose autopsie che sono state eseguite sulle vittime da parte dello stesso ospedale di Monfalcone e dagli studi che sono stati effettuati in tale zona.

“Vede, signor sottosegretario, – ha sottolineato Pottino – per una regione come la mia, il Friuli-Venezia Giulia, che conta poco più di un milione di abitanti, che corrispondono sostanzialmente ad un quartiere di una grande metropoli come potrebbe essere Milano o Roma, la morte di millecinquecento persone significa far sparire interamente un centro abitato”.

Oltre ai dati, l’interpellanza di Pottino sollecitava una risposta sullo stato dei procedimenti e degli esposti denuncie presentati alla Procura di Gorizia per sapere quante di tali esposti-denunce siano state archiviate, quante siano ancora pendenti, quante concluse con passaggio del fascicolo al giudice per il giudizio e quante di quest’ultime si siano già concluse con sentenze di primo o secondo grado ovvero siano divenute definitive. Inoltre, chiedeva quali iniziative di carattere ispettivo il Ministro intenda assumere al fine “di accertare le eventuali responsabilità sul clamoroso ritardo di procedimenti giudiziari segnalato dall’associazione esposti amianto.”

Su questo tema il sottosegretario ha precisato che il carico oneroso di procedimenti ha spinto la procura della Repubblica di Gorizia a concentrare su un unico magistrato tutti procedimenti relativi all’amianto. “Ciò comporterà uniformazione e razionalizzazione delle procedure oltre che specializzazione e, dunque, speditezza”.
“Il procuratore della Repubblica ha inoltre formalmente manifestato il fermo impegno alla definizione delle pendenze nel termine dei prossimi sei mesi.”

E intanto nel Trentino, nella causa per un operaio in cui è stato appurato che «è processualmente certo, in termini di sicurezza logica per difetto di alternative seriamente proponibili o anche solo proposte nel processo, che la morte di [………] per mesotelioma sia riconducibile all’esposizione all’amianto nel corso dell’attività lavorativa prestata presso la Ferrovia Trento-Malè», ma tutto questo non è non è stato sufficiente per provare le responsabilità degli imputati (tra cui i membri dei vari consigli di amministrazione) e giungere alla condanna.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Trentino del 13 novembre, il giudice ha assolti tutti gli imputati di omicidio colposo nonostante “a quei tempi non vi era la disponibilità di dispositivi di protezione individuali sicuramente efficaci, ma già allora erano disponibili aspiratori di sicuro risultato e che anche semplici accorgimenti in sede di pulizia del luogo di lavoro avrebbero avuto effetti utili sotto il profilo dell’abbattimento del rischio di esposizione”. Nulla di tutto questo venne posto in essere dai vari membri del consiglio di amministrazione: «si è dimostrato che il ruolo del cda era limitato a settori di interesse esclusivamente politico. Vi fu una delega generica e di fatto al direttore generale su ogni tema attinente l’organizzazione del lavoro. Di essa è ampio sintomo nei verbali del consiglio che mai si occupano di questioni di organizzazione del lavoro».

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