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UN CASO DI PNEUMOCONIOSI IN UN’AZIENDA ITALIANA DI CONFEZIONE DI JEANS

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PNEUMOCONIOSIS IN AN ITALIAN JEANS MANUFACTURING PLANT: CASE REPORT

ABSTRACT. In the last decades the incidence of sclerogenous pneumoconioses decreased in industrialized countries due to preventive interventions in the workplace. Nevertheless new cases of pneumoconiosis can still occur, especially in atypical work settings with exposure to silica mixed dusts. A case of lung fibrosis in a male worker employed in a jeans manufacturing plant between 1992 and 2001 is described. The worker first became ill in September, 2001 with productive cough, mild exercise dyspnea and evening fever. Chest radiographs showed diffuse bilateral small nodules and mediastinal lymph node enlargement. Although persistently sputum negative for acid and alcohol fast bacilli, antitubercular therapy was performed ineffectively. The intervention of occupational physicians allowed to establish long lasting occupational exposure to silica containing dusts in sandblasting of denim trousers with poor working conditions. Transbronchial lung biopsy showed interstitial fibrosis with few granule-containing histiocytes. The competencies of occupational medicine are necessary still nowadays to assess the etiology of some interstitial lung fibrosis, so providing adequate therapy and workers’ compensation.

INTRODUZIONE
Le pneumoconiosi sclerogene, molto frequenti in passato, si sono fortemente ridotte negli ultimi decenni nei paesi industrializzati, grazie agli interventi di prevenzione primaria e secondaria realizzati (1). Ciononostante tali patologie sono ancora oggi responsabili di nuovi casi e di decessi, anche in lavoratori giovani (1). Inoltre è in aumento il numero di segnalazioni di pneumoconiosi da esposizioni professionali inusuali, prevalentemente a polveri miste a vario contenuto di silice cristallina (2). Tali esposizioni “atipiche” pongono particolari difficoltà per la diagnosi eziologica e il conseguente riconoscimento di malattia professionale. Ci proponiamo di descrivere l’iter diagnostico di un caso di fibrosi polmonare insorto in un operaio dipendente di un’azienda di produzione di blue-jeans tra il 1992 e il 2001.

DESCRIZIONE DEL CASO
D.C., maschio, nato nel gennaio 1965. Ex fumatore dall’ottobre 2001; ha fumato 20 sigarette al dì per 15 anni. Nel settembre 2001 compariva tosse produttiva, dispnea da sforzo lieve e iperpiressia serotina con rialzi di temperatura fino a 41°C per cui, nel novembre 2001, si ricoverava in ambiente pneumologico. Le radiografie del torace evidenziavano “addensamenti parenchimali apicali bilaterali con nodulini miliariformi diffusi nei due polmoni e ipertrofia di linfonodi mediastinici”. Nonostante la ripetuta negativa ricerca di bacilli acido-alcol resistenti nell’espettorato, fu dimesso con diagnosi: “tubercolosi (TBC) miliare diffusa acuta in soggetto con addensamenti polmonari biapicali…” e con terapia antimicobatterica, continuata per circa 18 mesi. Questa che non ha mai risolto la sintomatologia respiratoria né l’iperpiressia serotina. I successivi accertamenti hanno evidenziato: aprile 2002: Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) del torace: “…micronodulazione parenchimale nei campi medio-superiori, più evidente a destra…”; luglio 2002: negativa la ricerca del Mycobacterium MTB-DNA, degli anticorpi anti-Legionella, – Clamidia Trachomatis, -Mycoplasma Pneumoniae, e di quelli anti-citoplasma dei neutrofili (ANCA), anti-dsDNA e anti-ENA, negativi anche gli esami ematochimici di routine, gli indici bioumorali di flogosi, gli altri test per patologie reumatiche e autoimmuni, le sottopopolazioni linfocitarie, le frazioni del complemento, gli ormoni tiroidei e l’Antigene Carcino-Embrionario. Nell’ottobre 2003 l’INPS negava al paziente le previdenze previste per la TBC, non ritenendo sufficientemente documentata la diagnosi e lo inviava presso il Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro della AUSL competente per approfondire l’eventuale esposizione professionale a polveri minerali. I medici del lavoro hanno evidenziato che il lavoratore era stato addetto alla sabbiatura manuale della tela jeans con sabbia contenente silice cristallina, tra il gennaio 1992 e il giugno 1997 e poi tra il gennaio 1998 e l’ottobre 2001. Dopo tale data il lavoratore ha dovuto abbandonare tale mansione per l’insorgere della sintomatologia respiratoria sopradescritta. La sabbiatura mirava a conferire l’effetto usato al tessuto jeans e avveniva tramite un sistema pneumatico manuale ad elevata pressione, in ambiente confinato, dotato di cappa aspirante insufficiente ad abbattere la polverosità ambientale. Il lavoratore utilizzava, in maniera discontinua, mascherine non adeguate. Granulometria, frazione respirabile e composizione della sabbia sono in corso di definizione. L’esame istologico di frustoli di tessuto ottenuti tramite biopsia polmonare transbronchiale ha evidenziato parenchima polmonare interessato da fibrosi interstiziale, con focale presenza di istiociti contenenti microparticelle di materiale corpuscolato brunastro. La spirometria ha riscontrato un deficit ventilatorio misto di grado lieve e l’emogasanalisi arteriosa una discreta ipossiemia a riposo (PaO2 = 75 mmHg). Si concludeva per una pneumoconiosi da polveri miste, si giudicava il lavoratore non idoneo alla mansione specifica di sabbiatore e si inoltrava primo certificato di malattia professionale all’INAIL. L’Istituto assicuratore riconosceva l’origine professionale della fibrosi polmonare e un’inabilità derivantene del 13%.

DISCUSSIONE
È tuttoggi possibile riscontrare anche in Italia casi sporadici di pneumoconiosi in lavorazioni atipiche in seguito all’inalazione prolungata in ambiente confinato di elevate concentrazioni di polveri miste, a vario tenore di silice cristallina. Tali lavorazioni “di nicchia” devono diventare oggetto di attenzione da parte della medicina del lavoro e dell’igiene industriale al fine di monitorare gli ambienti di lavoro e tutelare la salute dei lavoratori e così prevenire l’insorgenza di quadri, anche atipici, di pneumoconiosi. Inoltre il ricorso tempestivo e routinario alla consulenza di specialisti in medicina del lavoro è auspicabile in presenza di interstiziopatie polmonari in soggetti in età lavorativa per una diagnosi eziologica precoce. Quest’ultima risulta necessaria al fine di garantire un’adeguata terapia e una corretta definizione medico-legale dei singoli casi. Il caso sovradescritto dimostra che la cultura della medicina del lavoro deve ancora affermarsi in alcuni comparti industriali, ma anche fra gli stessi medici, nonostante il suo insegnamento sia obbligatorio da 15 anni.

BIBLIOGRAFIA
1) Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Changing patterns of pneumoconiosis mortality – United States, 1968-2000. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 2004; 53: 627-632.
2) Gong H Jr. Uncommon causes of occupational interstitial lung diseases. Curr Opin Pulm Med 1996; 2: 405-411.

Autori: G. De Filippis1, B. Tamborino1, L. Nuzzo2, L. Di Lorenzo3, A. Basso3, S. Trabucco4, L. Soleo3
1 Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro AUSL LE/1, Lecce
2 Servizio Pneumotisiologico AUSL LE/1, Lecce
3 Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica, Sezione di Medicina del Lavoro “EC Vigliani”, Università di Bari
4 Unità Operativa di Anatomia Patologica “EE Franco”, Azienda Ospedaliera Policlinico, Bari Corrispondenza: Luigi Di Lorenzo – Sezione di Medicina del Lavoro “E. C. Vigliani”, Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Pubblica Università di Bari, Policlinico di Bari – 70124 Bari, Italy – Tel: +39 080 5478220, Fax: +39 080 5478203, E-mail: l.dilorenzo@medlav.uniba.it.

Fonte: G Ital Med Lav Erg 2006; 28:3, Suppl

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