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Proposte per la riduzione immediata degli infortuni sul lavoro

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it

In attesa del testo unico, è possibile, e necessaria, l’approvazione di un pacchetto di misure urgenti di sicurezza nei luoghi di lavoro. A cura di G. Porreca.

Analisi del fenomeno infortunistico in italia.
Si avverte la necessità dell’approvazione di un pacchetto di misure urgenti di sicurezza nei luoghi di lavoro. A cura di g. Porreca.

Negli ultimi tempi si accusa e si è accusato il verificarsi di numerosi infortuni con esito grave e mortale che ha avuto e sta avendo una vasta eco nel mondo del lavoro e dure reazioni da parte delle forze istituzionali, politiche e sindacali. Il fenomeno ha provocato l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha esortato il Parlamento e tutte le forze politiche affinché si discuta rapidamente il disegno di legge elaborato dal Governo sulla sicurezza sul lavoro nonché a destinare i mezzi necessari al rafforzamento di ispezioni e controlli ed al suo appello si è associato anche il Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, Cesare Damiano, che ha chiesto per raggiungere tale scopo di sbloccare le risorse già stanziate dalla legge finanziaria per gli ispettori del lavoro.

E come al solito dopo il ripetersi di eventi infortunistici gravi e mortali il pensiero va subito al Testo Unico in materia di salute e di sicurezza sul lavoro. Ma sarà questo il toccasana? Certamente no, non basterà una nuova legislazione per contrastare un fenomeno che dipende da una concomitanza di fattori organizzativi, culturali ed anche comportamentali esistenti nei luoghi di lavoro e che è in fondo semplicemente legato ad una mancata reale ed effettiva applicazione di norme già esistenti nella materia. Intanto c’è da porre in evidenza e da chiarire che quello che è stato varato dal Consiglio dei Ministri del 13/4/2007 non è assolutamente il Testo Unico, come molti credono, ma è solo lo schema di una legge con la quale il Parlamento delegherà il Governo ad emanare entro un anno dall’entrata in vigore della stessa uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, decreti da elaborare secondo le indicazioni e gli indirizzi forniti dalla stessa legge delega. Quindi di fatto, e l’esperienza dei precedenti tentativi fatti nelle passate legislature ci insegna, passerà certamente del tempo prima che tale Testo Unico, termini l’iter che si prevede abbastanza difficoltoso e veda la luce.

La grave situazione che è oggi possibile riscontrare in Italia richiede, invece, certamente l’emanazione di alcune misure urgenti finalizzate ad arginare e far regredire il fenomeno infortunistico. Già il Governo in verità si è avviato sulla strada giusta con l’emanazione di un “pacchetto sicurezza”, noto come pacchetto Bersani, approvato proprio a seguito di un’altra serie di eventi infortunistici gravi e mortali verificatisi nell’estate scorsa, decreto applicabile però attualmente solo al settore edile e contenente misure per contrastare il lavoro nero che costituisce certamente uno degli elementi condizionanti e comunque strettamente legato al fenomeno infortunistico. Con la Finanziaria 2007 sono state successivamente introdotte specifiche disposizioni destinate a tutti i settori produttivi, volte anche esse a contrastare il lavoro nero ed a migliorare attraverso tale via il livello di sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro e sono stati quintuplicati gli importi delle sanzioni amministrative previste per la violazione di norme in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro entrate in vigore prima dell’1/1/1999.

Ma la prevenzione che si può realizzare attraverso il contrasto al lavoro nero è di tipo indiretta e non ha certamente la dovuta e necessaria efficacia per far eliminare le carenze di misure di sicurezza che costituiscono certamente la stragrande maggioranza delle cause che portano agli eventi infortunistici. Occorrerebbe, invece, in attesa che il Testo Unico compia il suo iter legislativo, che venga elaborato con urgenza un ulteriore pacchetto sicurezza finalizzato alla individuazione di nuove ed immediate misure per migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, pacchetto che dovrebbe prevedere in particolare:

– un incremento delle ispezioni e dei controlli da effettuarsi nelle aziende per verificare l’applicazione delle norme di sicurezza (l’esperienza insegna che i datori di lavoro sono più sensibili se sanno di essere controllati);

– un potenziamento degli organi di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro e una migliore utilizzazione delle risorse umane a disposizione degli stessi;

– l’obbligo per tutte le aziende, escluso le microimprese con un numero inferiore a cinque dipendenti, di istituire il Servizio di Prevenzione e Protezione che è certamente lo strumento di prevenzione più efficace per la individuazione e l’eliminazione dei rischi nei luoghi di lavoro. Questa misura discende dalla osservazione che la facoltà data con l’art. 10 del D. Lgs. n. 626/1994 ai datori di lavoro fino a trenta addetti di svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione non ha dato i risultati sperati e discende altresì dalla considerazione che, così come emerge dalle statistiche, la stragrande maggioranza delle aziende operanti in Italia sono piccole e medie imprese nonché dalla osservazione che gran parte degli infortuni accadono proprio nell’ambito di queste imprese;

– un meccanismo premiale nei confronti di quelle imprese che dimostrino di rispettare le norme di sicurezza sul lavoro e nello stesso momento di esclusione dal mercato di quelle che non le rispettino e che fanno concorrenza sleale (vedi azzardati ribassi d’asta);

– un sistema di effettive agevolazioni per le piccole e medie imprese che sono nelle condizioni di dover adeguare gli ambienti di lavoro e di dover rinnovare il loro parco macchine, le attrezzature e gli impianti al fine di poterli adeguare alle disposizioni legislative vigenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro;

– un meccanismo nell’ambito della normativa sugli appalti e subappalti che porti ad una responsabilità solidale a tutti i livelli delle attività lavorative in caso di mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro ed a seguito di eventi infortunistici derivanti dallo stesso.

In merito al potenziamento degli ispettori si è avuto di recente un appello da parte di tutti gli assessori al lavoro delle regioni dell’Italia meridionale rivolto a Prodi e finalizzato appunto a garantire l’assunzione di nuovi 1000 ispettori del lavoro. Ma a tal punto è necessario chiarire, per non tradire le aspettative dei lavoratori, quanto da nessuno messo in chiara evidenza e cioè che la prevenzione degli infortuni è oggi in Italia affidata alle Unità Sanitarie Locali e solo relativamente al settore dell’edilizia, in pratica, ai servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro in concorso ed in coordinamento con le stesse.

Il fenomeno infortunistico investe, invece, tutti i settori lavorativi, dall’edilizia all’industria, dal commercio ai servizi e non ultimo il settore dell’agricoltura che, benché sia considerato secondo le statistiche europee il settore a maggior rischio dopo quello dell’edilizia, non è sottoposto ai necessari controlli da parte degli organi di vigilanza, per cui il ventilato, richiesto ed annunciato potenziamento degli ispettori del lavoro non costituirebbe in sé una misura sufficiente ed efficiente a contrastare il fenomeno infortunistico stesso in considerazione anche della nota riduzione dei fondi assegnati per la loro attività ispettiva che il Ministro del Lavoro si è impegnato a sbloccare. Viene pertanto ravvisata la opportunità di inserire anche, nell’eventuale pacchetto di misure urgenti che si dovrebbe adottare, un decreto governativo che estenda l’attività ispettiva delle Direzioni Provinciali del Lavoro, a carattere preventivo, a tutti i settori di attività lavorative il che consentirebbe tra l’altro una sinergia fra gli organi di vigilanza, una migliore distribuzione sul territorio dei controlli ispettivi e l’utilizzo di tutte le risorse umane disponibili utili per migliorare le condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

E a chi tira in ballo il solito ritornello della necessità di un rigoroso coordinamento fra gli organi di vigilanza locali e statale è facile rispondere che si tratta di un falso problema in quanto a fronte di qualche azienda che può essere oggetto di una sovrapposizione di visite ispettive, tra l’altro facilmente evitabile, ce ne sono centinaia e centinaia che non hanno invece mai avuto nell’arco della loro vita aziendale nessun controllo in materia di sicurezza sul lavoro. E ciò è deleterio.

Gerardo Porreca

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Commento di Ugo Fonzar: mi permetto di aggiungere che è necessario coinvolgere le istituzioni scolastiche in modo non saltuario o occasionale ad esempio inserendo nei piani di studio (tecnico e umanistico) nuovi capitoli che parlino di sicurezza e igiene sul lavoro all’interno delle “classiche materie”.

Commenti

    PierluigiBondi

    Posted in mercoledì, 16 Maggio 2007 at 7:11

    Premettondo che la vita umana è la prima grande attenzione di chi svolge il nostro lavoro, contesto il sensazionalismo giornalistico e carente di informazioni, dove è importante solo sbattere il morto in prima pagina, senza fare analisi specifiche ma dove tutti i datori di lavoro sono visti come “delinquenti”, ma nessin cenno ad indici di frequenza, incidenza o corrispondenza con ore lavorate o quantità di lavoratori occupati….
    Si devono fare 2 distinzioni precise:
    1) la situazione di chi volontariamente o per mancanza di una cultura della sicurezza non adempie agli obblighi di sicurezza
    2) chi invece vuole adempiere a tali obblighi e si trova spesso a confrontarsi con un mercato “impreparato” e incompetente.
    L’analisi eseguita dal Porreca è sicuramente corretta per il primo punto, ma non considera le reali difficoltà di chi vuol fare sicurezza e deve confrontarsi con scelte non facili e dovute a:
    a) indicazioni contrastanti fornite dai consulenti e dagli enti su medesimo argomento;
    b) mancanza di controllo e di preparazione sulla sicurezza di chi produce impianti CE; autodichiarazioni non sono una sufficente garanzia e spesso i costruttori sono poco più che dei meccanici, ma la situazione non migliora con i grossi gruppi;
    c) la cultura della sicurezza vale molto più che delle ispezioni, ma una istruzione scolastica oggi, servirà per le future generazioni….e intanto per i “vecchi operai” come ci comportiamo? Fare cultura della sicurezza non è facile, soprattutto se la legge consente interpretazioni (e soprattutto non definisce i requisiti e le qualifiche di chi fa la formazione).
    Vero che la 626 prevede formazione e informazione, ma se requisiti, contenuti e aggiornamento fosse definito (come per antincendio, pronto soccorso, RSPP) anche per datori di lavoro e dipendenti, in modo univoco e dettagliato….allora cominceremo a fare qualcosa di unico per la cultura della sicurezza in azienda.

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